Le più belle e surreali cover italiane delle canzoni dei Beatles

Le più belle e surreali cover italiane delle canzoni dei Beatles

Nel 1965 i Beatles ricevettero da Elisabetta II la medaglia dell’Ordine dell’Impero Britannico: la “beatlesmania” era già largamente condivisa da mezzo mondo. Eppure in Italia la sua diffusione fu un evento a scoppio ritardato.

Tanto che il primo tour italiano del gruppo, apertosi col concerto al Velodromo Vigorelli di Milano proprio nel 1965 (il 24 giugno) fu solo un tiepido successo.

Alla musica di facile ascolto dei quattro compari con la “zazzera” che piacevano tanto alla “gioventù”, d’altronde, la cronaca italiana contemporanea non risparmiava un certo sarcasmo inviperito. Come puoi vedere dall’esilarante—almeno per noi, oggi—video qui sotto.

Fra la gioventù italiana di allora c’erano, ovviamente, anche cantanti oggi noti e allora esordienti. Molti di loro erano grandi appassionati dei Beatles: negli anni ’60 vennero realizzate innumerevoli cover beatlesiane, molte delle quali erano anche riadattate in italiano. Nella prima metà del decennio, data la notorietà “moderata” dei Fab Four nel nostro Paese, quelle cover avrebbero avuto anche più successo degli originali. Dal 1965 invece, fu proprio la notorietà degli originali a essere sfruttata dagli esordienti italiani per farsi conoscere.beatles3

Le cover dei Beatles negli anni ’60 sono centinaia (qui un elenco parziale). Te ne facciamo ascoltare alcune tra le più belle (e assurde). L’aspetto più divertente di queste canzoni surreali infatti è l’infedeltà dei testi italiani. I traduttori—talvolta anonimi—non si imponevano affatto di restare “fedeli” all’originale: del resto, non potevano immaginare di star maneggiando i testi del gruppo che sarebbe diventato il più importante di tutti.

Fausto Leali e i Beatles

Il giovane Fausto Leali è stato un protagonista del fenomeno italiano delle cover negli anni ’60. È cantata da lui, ad esempio, la versione italiana di una delle canzoni più famose della storia, A whiter shade of pale dei Procol Harum. Le sue due cover dei Beatles sono due perle del nascente beat italiano.

Nel 1963 Fausto Leali—che sarà soprannominato “negro bianco” per via del suo timbro vocale da vero “urlatore” —incide Please please me, il secondo singolo dei Beatles, e l’anno successivo la versione italiana di She Loves you, che diventa, papale papale, “Lei ti ama”.

Peppino di Capri

Giuseppe Faiella alias Peppino di Capri, all’inizio degli anni ’60, era già famoso in Italia, ed era presente al primo concerto dei Beatles a Milano, nel 1965: faceva da spalla. Quello stesso anno pubblica insieme al suo gruppo, i Rockers, una versione italiana di Girl di Lennon/McCartney, dall’album Rubber Soul.

Patty Pravo

Tutti i primi album di Patty Pravo contengono almeno una canzone dei Beatles, e La tua voce, da And I love her, è l’unico adattamento italiano. Il testo italiano è di Mogol, che inventa un triangolo amoroso e anche la “voce” del titolo, assenti dal classico testo di McCartney.

Gianni Morandi

Here, there and everywhere è forse la più bella canzone d’amore di Paul McCartney, che concepì il pezzo, musicalmente, come una sfida ai Beach Boys. La versione italiana, di autore rimasto anonimo, è perfetta per Gianni Morandi: una persona per bene se la prende col mondo che “gioca alla guerra” e si dice pronto al matrimonio con la fidanzata che—è scontato—da sempre è pronta a dire “sì”.

Nada

Di recente Nada è ripiombata improvvisamente nelle classifiche di vendita perché una sua famosa canzone degli anni ’80, Senza un perché, fa parte della colonna sonora della serie televisiva di Paolo Sorrentino, The Young Pope. Ma il brano più conosciuto della cantante livornese è forse “Ma che freddo fa”, con cui si presentò a Sanremo nel 1969, ad appena 15 anni. Il primo album di Nada, uscito proprio quell’anno, contiene quasi solo cover, tra cui una divertente Yellow Submarine. Il testo, al solito, è opera dell’ubiquo Mogol. La puoi sentire al minuto 32:47 del video qui sotto.

Immagini: Copertina |1|