I Beatles in Italia: il racconto di un flop mediatico

I Beatles in Italia: il racconto di un flop mediatico

Quello che oggi sarebbe un evento da record, ieri è stato un mezzo fiasco. Se non di pubblico, sicuramente mediatico. Il 23 giugno 1965, alle 23 e 30, alla stazione centrale di Milano, arrivano i Beatles.

Una “folla imponente”, narra il telegiornale di allora, “ha atteso l’arrivo dei quattro zazzeruti“. Il treno arriva da Lione. Il tour europeo, che in Italia toccherà oltre Milano, anche Genova e Roma, li riporterà poi a Nizza per raggiungere infine la Spagna.

La beatlemania è esplosa in tutto il mondo. Nonostante la loro giovanissima età, vengono da un tour in Asia e negli Stati Uniti. In Italia però siamo ancora indietro, e l’organizzazione, l’accoglienza mediatica e il riscontro di pubblico ne fanno una specie di caso a parte. A distanza di anni si può parlare anche di fiasco, senza far torto a nessuno.

Di quel tour non esiste nessuna registrazione ufficiale. Ciò che conserviamo di quei giorni lo dobbiamo soprattutto a Peppino di Capri (che registra l’evento da una posizione privilegiata), al batterista dei Ribelli (primo gruppo di Demetrio Stratos, precedente alla collaborazione con gli Area) e a qualche altro spettatore.

Il materiale audio e video è tutto di bassissima qualità. A luglio dello stesso anno, viene pubblicato Beatles in Italy. Molti pensano si tratti di un album live, in realtà non contiene neanche un brano dal vivo, è una fregatura. Viene presto ritirato dalle vendite.

Il contesto italiano: I Beatles non avranno futuro

Prima di parlare delle tappe del tour è bene presentare il contesto in cui i Beatles fanno il loro ingresso. Prendiamo ad esempio il loro arrivo nella città meneghina. La televisione e la radio dove erano? A più di 800 chilometri da lì. A Bari, per la serata inaugurale del Cantagiro.

Se fuori dai confini nazionali l’ossessione per i quattro di Liverpool è già molto forte, in Italia, soprattutto per la barriera linguistica e per l’arretratezza culturale, i Beatles vengono visti ancora con diffidenza.

Anche se giovanissimi, i quattro “zazzeruti” hanno già pubblicato LP da primi posti in classifica nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Francia e altrove. In Italia ancora non sono un fenomeno di massa. Gli stessi Beatles sanno cosa li aspetterà.

“Erano consapevoli del seguito che avrebbero avuto in Italia”, ricostruisce Fulvio Fiore: “anche come vendita di dischi, per questo presero il tutto come una spiritosa parentesi di semi anonimato, nel turbine forsennato e vorticoso della beatlemania mondiale”.

Musicalmente parlando, racconta Danilo di Termini: “l’Italia è un Paese autarchico“. A Sanremo ha vinto Bobby Solo mentre all’edizione di Un disco per l’estate Orietta Berti.

Bisogna però dire che sono tante le cover dei Beatles fatte dai musicisti italiani. Non sempre indimenticabili. I primi a suonarne una sono i Novelty di Fausto Leali. Per questo primato non solo saranno chiamati i Beatles italiani, ma apriranno anche i concerti del tour italiano degli originali.

È bene precisare che la diffidenza verso i Beatles si trova anche tra gli intellettuali. Pasolini ad esempio non si sa spiegare il loro successo, “di questi quattro giovanotti completamente privi di fascino che suonano una musica bellina”. Così anche il giudizio di Giorgio Strehler: “Questi Beatles non mi dicono molto, ma ci deve essere una ragione se vanno tanto forte”.

A portarli in Italia è Leo Wätcher, figura centrale nel panorama culturale italiano del dopoguerra. Tra gli altri, ha portato in Italia Michel Petrucciani, Jimi Hendrix, gli Who e i Rolling Stones. Qualcuno parla anche dell’intervento decisivo di Sergio Bernardini, il patron della Bussola di Viareggio. Tanto che il tour dei Beatles pare dovesse toccare anche le zone della Versilia. Non se ne fece più niente per un disaccordo economico.

I Beatles a Milano

Arrivati intorno alle 23 e 30 alla stazione di Milano, i Beatles vengono accompagnati al Charly Max, ad ascoltare il gruppo di Augusto Righetti. La mattina dopo hanno la conferenza stampa. Le domande, ricorda Danilo Di Termini, “sono al limite del demoralizzante”: “Vi considerate dei ragazzi felici?”, “Cosa vi aspettate dalla vita?”, “Cosa fareste se vi accorgeste di perdere i capelli?”, “Vi piace Shakespeare?”

Al Vigorelli, così come nelle altre due tappe italiane (soltanto a Roma i concerti saranno 4 invece che 2), ci sono due spettacoli, il pomeridiano e il serale. Al primo vengono strappati 7mila biglietti, al secondo più di 20mila. Il costo dei biglietti è intorno alle mille lire. La metà del prezzo di un LP. A permettere il regolare svolgimento della manifestazione c’è un gran dispiegamento di forze dell’ordine.

Aprono il concerto Angela, Guidone, Fausto Leali, i New Dada (un gruppo beat) e Peppino di Capri. La serata viene presentata da Rossella Como e il comico Lucio Flauto. Doveva esserci inizialmente Walter Chiari, ma pare volesse troppi soldi. La presentazione è un disastro. Alfonso Madeo, sul Corriere della sera, scrive il giorno dopo: “Flauto non riesce a piazzare neppure una barzelletta […] e quando tocca a Peppino di Capri ha l’occasione per sfornare una freddura a base di Peppino di Caprera: una cosuccia proprio nuova, originale”. Quando arriva il momento della performance, vengono pronunciati come “bitles“.

I quattro sul palco si divertono, suonano 40 minuti, cover e brani originali. La scaletta è identica per tutti i concerti del tour. Il pubblico fa così tanto chiasso che praticamente non si sentono. Sempre Madeo scrive: “Strillano le ragazzine, dimenandosi come ossesse. Tutti in piedi sulle sedie. È un crescendo che mette i brividi. La polizia fa cordone, accorre dove può, calma, minaccia, picchia. Tre ragazzine fanno a pezzi una fotografia dei ragazzi di Liverpool, ne ingoiano i frammenti.”

I Beatles a Genova

Tra le tappe del tour, i Beatles scelgono Genova perché gli ricorda la loro amata Liverpool. Anche qui il dispiegamento delle forze dell’ordine è enorme per un evento musicale. Quasi mille, fra agenti di polizia, carabinieri e vigili urbani. Anche se i numeri del pubblico sono più bassi rispetto a Milano.

Lo spettacolo pomeridiano è un flop, meno di 3500 persone. I genovesi, per il gran caldo, hanno preferito il mare. La sera però il Palazzo dello Sport  si riempie: 15mila spettatori.

I Beatles a Roma

Arrivano a Fiumicino di notte, con un bimotore dell’Alitalia. È il 27 giugno. Vogliono evitare accoglienze di massa. E così trovano davanti, si legge sul Corriere della sera di allora, “quattro collegiali inglesi venuti a piedi da Roma e una decina di impiegati della FAO che sventolano fazzoletti.”

Alla conferenza stampa di Roma gli fanno altre domande imbarazzanti: “Fate davvero colazione con uova di gabbiano?”, “Ci date un giudizio sull’esercito, la famiglia e la religione?”, “C’è una donna al mondo che sarebbe capace di farvi tagliare i capelli?”

Si esibiscono al teatro Adriano per quattro spettacoli: “La platea di Roma non ha riservato le accoglienze alle quali si sono assuefatti. Il caldo ha dominato le due rappresentazioni odierne, inoltre gli amplificatori erano troppo alti, addirittura torturanti per un locale chiuso”. I due concerti del primo giorno sono un flop. I costi dei biglietti sono più alti rispetto a quelli di Milano: dalle 4 alle 7mila lire.

Il giorno dopo, grazie ai biglietti più economici, il teatro si riempie con le solite scene di isterismo collettivo. Ma, è bene precisare, in nessuna delle tappe del tour italiano, si registra il tutto esaurito.

Per approfondire l’argomento ti consigliamo il libro di Fulvio Fiore, I Beatles in Italia, la puntata di Wikiradio scritta da Danilo Di Termini e l’articolo di Roberta Mercuri che raccoglie i giornali di quel tempo che hanno raccontato il tour. 

Immagine via Flickr