La musica di Bernard Herrmann che rese indimenticabili i film di Hitchcock

La musica di Bernard Herrmann che rese indimenticabili i film di Hitchcock

Vedendo “Gli Uccelli“, hai scoperto che i film di Hitchcock possono essere belli anche se privi di musica “in sottofondo”. Esclusa la musica diegetica, infatti, l’elaborazione in studio dei versi dei volatili è l’unica colonna sonora di quel film.

Anche un altro momento chiave del cinema del “maestro del brivido” e del thriller era destinato a rimanere senza commento sonoro: la “scena della doccia” di Psycho. Finché Bernard Herrmann non fece ascoltare al regista cosa teneva in serbo per essa: il celebre, concretissimo grido degli archi. Una sequenza musicale tante volte imitata e parodiata, come la scena a cui presta servizio.

Hitchcock gongolò, al punto da dichiarare in seguito che la riuscita del film era da attribuirsi per un terzo” a Bernard Herrmann. Il quale non era nuovo a simili, ridondanti dichiarazioni di stima. Orson Welles aveva già ricordato quanto determinante fosse stato il suo contributo in Quarto Potere: film che apparteneva, disse, per metà al compositore. Si può apprezzare l’affermazione dopo aver visto anche solo la scena iniziale del film, tante volte definito “il più bello di sempre”.

Un musicista ambizioso

Di origini ebraiche e russe, nacque nel 1911 a New York. Incoraggiato nello studio della musica dal padre oculista, Herrmann a 23 anni era già direttore d’orchestra per la CBS. E amico nonché sostenitore di Charles Ives, allora sconosciuto, e oggi reputato fra i più grandi compositori americani della prima metà del ‘900. Lavorando in radio, dove creava sottofondi per radiodrammi (lo faranno negli anni ’50 per la RAI anche Luciano Berio e Bruno Maderna), Hermann conobbe Welles. Fece il suo ingresso nello studio system. Neanche un anno dopo Quarto Potere, vinceva un premio Oscar (l’unico in carriera).

Foto via Facebook

Bernard Hermann. via

Film storici, in costume, thriller, fantascienza: Herrmann musicava tutto. Diventò “il più originale compositore della Hollywood classica“, secondo Alex Ross. La sua sensibilità era quella di un musicista europeo. Reminiscenze dell’impressionismo musicale, del poema sinfonico tardoromantico, persino dello Schoenberg pre-dodecafonico emergono dalle sue partiture. Come quella di un film bellissimo, poco noto, Il Fantasma e La Signora Muir.

Nonostante il successo professionale, il lavoro per il cinema lasciava insoddisfatto il compositore. Che aveva scritto un brano impegnativo per orchestra d’archi, una sinfonia, si accingeva a un’opera lirica. Herrmann sentì in modo acuto la scissione, allora più forte che oggi, fra l’aspirazione alla “musica assoluta” e la realtà lavorativa della musica applicata. I bravi compositori a Hollywood infatti, talvolta esuli di origine ebraica, erano spesso percepiti come “troppo seri” per il cinema e allo stesso tempo “troppo leggeri” per le sale da concerto.

A 38 anni, Herrmann stilò un consuntivo amarissimo in alcune lettere alla moglie.

Ora so che ho avuto molte idee sbagliate sul mio conto e sul mio lavoro […]. Sempre più sento di non possedere nessun talento reale. Forse è l’eco di un talento il mio […]. Molta della musica che ho scritto, nel migliore dei casi non è importante […]. Capisco ora che erano i film a sfinirmi […]. Spero sinceramente di non vedere più Hollywood finché vivo.

“Il più originale compositore di Hollywood”

Non si può escludere che, dal punto di vista dell’arte musicale più raffinata del secolo scorso, Herrmann avesse del tutto torto su di sé. Non era certo Shostakovich. Comunque, ciò non ha importanza oggi. Almeno per nostra fortuna—continuerà a scrivere. Non solo per i film, ma anche per la tv.

Il suo contributo alla serie di fantascienza d’annata The Twilight Zone (La zona del crepuscolo), mostra con quale economia di mezzi riuscisse a creare atmosfere sofisticate ma allo stesso tempo utili e perfettamente adatte a opere popolari. Gli bastavano anche solo 2 vibrafoni, 2 arpe, 3 trombe, 3 tromboni e un hammond che romba spostandosi di semitono.

Aveva grande originalità inventiva. Sapeva prendere un innocuo motivetto e distorcerlo, fino a trasformarlo in una scheggia folle. Facciamo a proposito un doppio salto in avanti, ascoltando un brano dal film inglese del 1968 Twisted Nerve. Riutilizzato da Tarantino nel primo Kill Bill. La scena in cui Elle Driver prepara il veleno per la Sposa.

La collaborazione con Alfred Hitchcock

Torniamo indietro. La capacità di cogliere il fondo psicologico del film, di rispettarlo e allo stesso tempo di scovarne quasi il movente segreto, renderà fruttuosa la collaborazione più celebre di Bernard Herrmann. Quella con Alfred Hitchcock. Otto film dal 1955 al 1966. Tra cui Intrigo Internazionale, Psycho, L’uomo che sapeva troppo (in cui recita la parte del direttore d’orchestra nel lungo pre-finale alla Royal Albert Hall). E Vertigo (La donna che visse due volte), considerato il suo capolavoro. La musica che apre il film è l’equivalente, in termini allusivi, dei titoli di Saul Bass.

Per questa storia sadica e, grazie alla sua musica, gotica, Herrmann si affida a diversi riferimenti musicali, omaggiando qui e là, in alcuni brevi momenti quasi letteralmente, soprattutto Tristano e Isotta di Wagner. La colonna sonora è una metafora del film.

Gli anni Settanta di Bernard Herrmann

Abbiamo già detto dell’orgoglio del nostro irascibile musicista. La collaborazione con Hitchcock cesserà bruscamente in occasione di Il sipario strappato, quando il regista pretenderà da Herrmann una partitura orientata al jazz e al pop, per il timore di suonare troppo “old-fashioned”. Non accadrà. Con una frase più onesta che superba, “I don’t write pop music“, Herrmann lascia capire che farà a modo suo. E Hitchcock rifiuta la partitura incaricando un altro musicista. Herrmann si trasferisce in Inghilterra. Lo cercherà Truffaut per un paio di suoi film. Nasce così la colonna sonora di Fahrenheit 451.

Il “colpo di coda” di Bernard Herrmann è dei primi anni ’70. Le sue ultime tre partiture furono per Brian De Palma e Martin Scorsese, che, in quanto cinefili, erano suoi adoratori. Per De Palma, Herrmann sperimenta con i sintetizzatori in Two Sisters e realizza quello che lui stesso giudicava il suo lavoro migliore, la partitura di Obsession. Il capolavoro finale è Taxi Driver. Una partitura quasi “minimalista”. Tutta basata sul continuo alternarsi di due cluster inframezzati dal noto assolo del sax.

La notte della vigilia di Natale del 1975, terminata l’ultima sessione di registrazioni per Taxi Driver, a lui dedicato, Herrmann cenò, si mise a letto, e morì d’infarto.

L’eredità di Bernard Herrmann

A distanza di parecchi anni, la musica di Herrmann suona inconfondibile. Ha una sua “cifra”, nell’orchestrazione (che Herrmann eseguiva da sé), nei motivi, nelle armonie idiosincratiche. Particolarmente adatte a film problematici, ombrosi, e un po’ (o molto) melodrammatici. In cui i personaggi svolgono attività “fantasmatica”. Non stupisce che certe sue atmosfere, a prescindere dalle scelte di strumentazione, si siano diffuse quasi per trasmissione mimetica. In film horror o tendenti all’horror, vecchi (ad esempio Le notti di Salem) e nuovi (ad esempio The Neon Demon). Ascoltando un brano a caso dalla OST del recente thriller psicologico Animali Notturni di Tom Ford, si nota che l’atmosfera “alla Herrmann” è ancora oggi utilizzabile, nelle sedi opportune.

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