In una playlist di 55 ore puoi ascoltare online l'intera discografia di Bob Dylan

In una playlist di 55 ore puoi ascoltare online l'intera discografia di Bob Dylan

Ben prima che l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura 2016 fosse ufficializzata—con una motivazione che appare perfino riduttiva: l’aver “creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana”—chiunque, dotato di un paio d’orecchie, sospettava già che le canzoni di Bob Dylan fossero opera di poesia. Del resto, come avviene per i più grandi autori, alcune istituzioni universitarie hanno acquistato da tempo tutto il suo materiale d’archivio.

Ti abbiamo già parlato, in una delle nostre brevi guide, di questo artista inafferrabile (che è anche pittore) in continua evoluzione personale e stilistica (tanto che nel bel film biografico dedicatogli qualche anno fa, Io non sono qui, è interpretato da sei differenti attori). A Dylan è stata più volte affibbiata l’etichetta di “portavoce di una generazione”—quella della contestazione—etichetta da lui sempre rifiutata.

Oggi ti parliamo di un’altra piccola ma piacevole notizia che lo riguarda. Un utente Spotify particolarmente zelante ha compilato una gigantesca playlist che contiene la sua intera discografia ordinata cronologicamente. È un lavoro mostruoso, che ti permette di planare sull’intero percorso musicale di Dylan dalla gioventù a oggi: vediamolo più da vicino.

bobdylan2

Cosa troverai nella playlist dedicata a Dylan

Un po’ di numeri: l’intera playlist dura 55 ore. Dentro troverai 764 canzoni, cronologicamente ordinate dal 1962 a oggi, album dopo album. Il primo è dunque l’omonimo Bob Dylan, in cui, in un mucchio di standard folk, compaiono solo due canzoni originali, una delle quali, Song to Woody, è dedicata alla più grande fonte di ispirazione del Bob Dylan giovane, il cantante folk Woody Guthrie. Il secondo contiene già grandi classici: è il mitico The Freewheelin’, con brani come la celeberrima Blowin’ in the wind e la splendida canzone d’amore Girl from the North Country.

Attraversiamo tutto il picco creativo della metà dei ’60, la crisi successiva all’incidente motociclistico, il nuovo inizio nei ‘70 (con la sua prima colonna sonora, per il capolavoro western Pat Garret & Billy the Kid, che contiene Knockin’ on Heaven’s door), fino all’essenziale Blood on the Tracks, e poi di nuovo, dagli album dei primi ’80 successivi alla conversione al cristianesimo, fino a oggi.

Scorrendo la playlist ci rendiamo conto di un suo grande pregio: dentro ci sono tutti i live ufficiali, compresa la serie dei Bootleg. Anch’essi—è questo il bello—sono ordinati cronologicamente: la priorità è data al periodo di cui sono testimonianza, non alla loro data di uscita. Perciò, ad esempio, il bellissimo Live at the Gaslight del 1962, pubblicato solo nel 2005, lo troveremo proprio all’inizio della playlist, fra il primo e il secondo album. Nella playlist c’è di tutto. Anche la colonna sonora del film-documentario di Martin Scorsese No Direction Home, che contiene una storica versione live di Like a Rolling Stone.

Cosa non troverai nella playlist

Non ci sono, giustamente, i Greatest Hits. Mancano inoltre quasi per intero il penultimo album di Bob Dylan, Fallen Angels del 2016 e tutto l’ultimo album, Triplicate del 2017, comunque disponibile su Spotify. Di questo ultimo periodo l’autore della playlist ha caricato una sola canzone, Melancholy mood, in cui possiamo apprezzare il timbro pastoso della voce del Dylan di questi anni.

Immagini: Copertina |1|