Bob Marley: il profeta della musica reggae che sognava l'Africa unita

Bob Marley: il profeta della musica reggae che sognava l'Africa unita

Riusciva a far unire le persone. Lui stesso era metà quartieri bassi, metà quartieri alti. Metà nero, metà bianco. Una fusione di tutto. Lui rappresentava tutte le unioni possibili.

Così la moglie Rita—backing vocalist dei Wailers con le I Threes—considerava Bob Marleyleggenda del reggae messaggero di un mondo postcoloniale: una all in one person.

Sotto le sue parole, nel documentario Bob Marley’s life story, scorrono immagini storiche (nel video sotto). Durante il One Love Peace Concert che si tenne a Kingston nel 1978, Bob Marley riesce a far salire sul palco, perché si stringano la mano, i capi dei due partiti che in quel momento si contendono il governo della Giamaica tra le violenze delle gang isolane, il socialista Michael Manly e il laburista Edward Seaga.

“La musica e la chitarra erano le uniche armi“—come dice ancora Rita all’inizio del documentario già citato—di colui che secondo il New York Times è stato l’artista più influente della seconda metà del XX secolo. Autore, secondo Time Magazine, dell’album più bello di sempre. Cioè Exodus. Prima di dire che non è vero, riascoltalo oggi. Tra pezzi feel-good come Three little birds. Inni come One love. Brani autobiografici come Guiltiness. E dolci ballate quasi R&B come Waiting in vain.

Bob Marley, dall’infanzia difficile a Kingston al mondo della musica

Il 9 giugno 1944 la giovanissima giamaicana nera Cedella Booker e il sessantenne giamaicano bianco di origini inglesi Norval Sinclair Marley contrassero uno sconveniente matrimonio. Un figlio nacque un anno dopo. Ma il padre, nel frattempo diseredato, aveva già abbandonato la famiglia e sarebbe morto pochi anni dopo. Bob Marley assimilerà la storia della sua famiglia a una “storia di schiavi”, rifiutando una figura paterna che del resto, praticamente, non conobbe mai.

Trasferitosi con la madre nei sobborghi di Kingston, a 15 anni Bob Marley abbandona la scuola, dopo aver affrontato pesanti discriminazioni per le sue origini miste. Lavora come saldatore. Inizia a sognare di diventare rasta. E si appassiona alla musica gospel, R&Bsoul.  Fonda i Wailing wailers all’inizio degli anni ’60. E il pezzo ska Simmer down, primo singolo della band uscito nel 1963 a poco tempo dalla conquista dell’idipendenza della Giamaica, diventa una hit nel paese.

Nella seconda metà degli anni ’60 succedono due cose importanti e collegate. Si sviluppa il reggae rastafari, che musicalmente fonde lo ska con il più suadente rocksteady, e Bob Marley stesso compie una svolta religiosa rastafariana.

Bob Marley, la guida spirituale del movimento reggae

Nel movimento rasta giamaicano, costruito attorno alla Bibbia in funzione anticoloniale—l’eschaton di questa dottrina politico-religiosa era identificato con la fine della dominazione europea—considerava il negus Ḫāyla Sellāsyē un’incarnazione divina (poiché l’Etiopia era il simbolo della terra a cui tornare, per tutti i neri deportati: qui un’antologia dei suoi discorsi), e incentivava l’uso rituale e medicinale della ganjaIl roots reggae fu una musica importante del movimento. E Bob Marley il suo più grande profeta.

Emancipate yourselves from mental slavery / None but ourselves can free our minds.

Di fatto una fede religiosa sincretica che riprende aspetti del Cristianesimo e dell’Ebraismo, il Rastafarianesimo, in quanto movimento panafricano, si prefiggeva lo scopo di fermare la diaspora e riparare i torti di Babilonia (l’Occidente). Mediante l’impegno civile, la dichiarazione dei diritti umani, il rifiuto di ogni totalitarismo, tutti aspetti al centro dell’ideologia rasta, si perseguiva l’unione del continente più povero del mondo e più aggredito nella storia delle colonizzazioni. L’enorme difficoltà di questa impresa è stata dimostrata dalla storia degli ultimi decenni, ma le idee rastafariane restano di grande impatto per la vita di ognuno—anche di chi vive a Babilonia—come si capisce leggendo il bellissimo e documentato libro di William David Spencer, Dread Jesus.

Il successo mondiale di Bob Marley e la morte prematura

Raggiunto un grande successo internazionale, negli anni ’70  Marley acquista un vero e proprio peso politico in Giamaica. Al punto che nel 1976, poco prima di un concerto gratuito da lui organizzato, è vittima con la moglie di una grave intimidazione: i colpi di arma da fuoco fortunatamente non li uccidono.

Stabilitosi a Londra e fatto uscire il capolavoro Exodus, Marley diventa in pratica una guida spirituale. Un ispiratore pacifista. Suona in tutta Europa. Visita finalmente l’Etiopia. E ottiene riconoscimento dalle Nazioni Unite per la sua preziosa attività.

Nel 1980 terrà in Italia il suo più grande concerto: 100mila persone a S. Siro (vedi il video sotto). Morirà giovanissimo, a 36 anni, per un grave tumore della pelle (la diagnosi, nel 1977, fu di Melanoma Acrale Lentigginoso) originatosi nel suo alluce destro. Ma la grandezza della sua figura è andata sempre aumentando fino a oggi, e resterà nella storia. Il 6 febbraio, giorno della sua nascita, in Giamaica è festa nazionale.

Qui una puntata Wikiradio dedicata a Bob Marley.

Immagine di Copertina di Eddie Malliln via Wikipedia Commons, CC BY-SA 2.0