David Bowie e Kurt Cobain: gli dei dell’Olimpo uniti da una canzone

David Bowie e Kurt Cobain: gli dei dell’Olimpo uniti da una canzone

E’ il 1970. David Bowie ha i capelli lunghi e una lunga tunica damascata. E’ adagiato su un sofà con una posa aggraziata e plastica. Ha solo 23 anni, è sposato da poco e sta per diventare papà. Nonostante questo, la provocazione è ancora il suo forte e decide di immortalarsi in copertina in atteggiamento femmineo, per sfidare le convenzioni di genere di quell’epoca. Un vero atto provocatorio nei confronti dei benpensanti, anche se siamo in pieno fermento anni Settanta. Questa è l’indimenticabile foto di copertina dell’album The Man Who Sold the World, un’opera che in sé ha i germi della futura dark wave, terzo album in studio dell’istrionico Bowie, in una nuova fase estetica/musicale della sua carriera.

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Nel 1993 un altro grande artista ripropone la canzone che dà il titolo a quell’album. E’ un giovanissimo Kurt Cobain che, come il Bowie del 1970, ha il fare ribelle e ruvido tipico della sua età.

The Man Who Sold the World è stata oggetto di numerose cover, la più celebre probabilmente quella acustica del 1993, registrata dai Nirvana nel programma MTV Unplugged. David Bowie a proposito della cover raccontò: “Sono rimasto semplicemente sbalordito quando ho scoperto che a Kurt Cobain piacevano i miei lavori, ho sempre voluto parlare con lui a proposito delle ragioni per cui aveva fatto una cover di The Man Who Sold the World… è stata una buona interpretazione e mi è sembrata in qualche modo molto onesta. Sarebbe stato bello lavorare con lui, ma anche solo parlare con lui sarebbe stato davvero fantastico.”

I due artefici principali del pezzo sono il produttore e musicista Tony Visconti e il grande chitarrista Mick Ronson, che nei primi mesi del 1970 registrarono le basi dell’album e cercarono di coinvolgere appieno Bowie che non era propenso a tornare al lavoro perché convolato a nozze da poco con Angela Barnett e non aveva nessuna voglia di riprendere l’attività musicale.

La strofa d’inizio di questo brano è un chiaro riferimento ai versi della poesia The little man who wasn’t there o Antigonish di Hughes Mearns, poeta di fine Ottocento/inizio Novecento, che incentra queste strofe sull’apparizione di un fantasma: “Mentre salivo le scale, ho incontrato un uomo che non era lì. Anche oggi non c’era. Vorrei, vorrei tanto che se ne stesse lontano.”
Il tema del doppio è il tema principale in questa canzone. Una tematica propria di Bowie che ha sempre amato giocare con i suoi alter ego – per esempio Ziggy Stardust – e come un Dorian Gray contemporaneo, vive un distacco dalla realtà. E’ di sicuro una delle canzoni più misteriose e inquietanti di Bowie. Le parole evocano l’incontro con una sorta di doppio del protagonista che la voce di Kurt Cobain rende di sicuro più grunge rispetto alla voce suadente e allo stile delicato di Bowie.

Pare che Bowie durante una trasmissione radiofonica della BBC, dichiarò:

Penso di averla scritta perché c’era una parte di me che ancora stavo cercando… Per me quella canzone rappresenta lo stato d’animo che si prova quando si è giovani, quando ci si rende conto che c’è un lato di noi ancora sconosciuto e che non siamo in grado di gestire e ad armonizzare. E’ una costante ricerca che deriva da un gran bisogno di comprendere realmente chi siamo

Ecco entrambi le versioni di The Man Who Sold the World nelle storiche esibizioni live di Bowie e Cobain con i suoi Nirvana.

Immagine cover: Hulton Archive/Getty Images – Jack Kay/Daily Express/Getty Images