Le canzoni di David Bowie, prima di chiamarsi

Le canzoni di David Bowie, prima di chiamarsi "David Bowie"

Ziggy Stardust, Il Duca bianco, Jareth il re dei Goblin… conosciamo bene le molte maschere, musicali e cinematografiche, di David Bowie. Che in realtà è anch’essa una “maschera”: quella di David Robert Jones.

David Jones, Bowie prima di Bowie, a dieci anni era un piccolo corista nella chiesa del quartiere. A dodici studiava il sassofono, imitando i grandi del jazz. Tredicenne, ascoltava compulsivamente James Brown e Ray Charles. A quindici anni fondava la sua prima band. Avrebbe partecipato a molte altre fino al 1966-67, prima di lanciarsi in una carriera solista.

Bowie prima di Bowie

Una delle prime si chiama “The Kon-rads”. Il nom de plume del cantante—e sassofonista—in questo momento è “Dave Jay”. Nel gruppo c’è l’amico George Underwood. È lui—in una lite per una ragazza—a mollargli quel pugno che causerà la dilatazione permanente della pupilla sinistra del futuro Ziggy Stardust.

Il gruppo si scioglie presto, ma se ne forma un altro poco dopo: i King Bees. Il cantante stavolta si chiama “Davie Jones”, alla sua prima incisione ufficiale. Registrano Liza Jane, un R&B influenzato dai Rolling Stones. Nel video sotto, il lato B, in cui Davie sfoggia un cantato ruvidissimo.

Un inizio stentato. Il 45 giri, uscito a giugno del 1964, non vende quasi nulla. Appena un mese dopo David, che in questo periodo sfoggia una chioma bionda fluente, si unisce allora a un altro gruppo, i Manish Boys.

Quando Bowie “il bluesman” suonava con Jimmy Page

La band attira l’interesse di un produttore indipendente che aveva lanciato gli esordienti Kinks e Who.

Il primo 45 giri dei Manish Boys è una cover, ma è uno dei pezzi più belli del giovane Bowie. Un blues ruvido e arrogante. Impreziosito dalla inimitabile chitarra distorta di un giovanissimo sessionman, Jimmy Page, che sarebbe diventato l’anima dei Led Zeppelin. È l’inizio del 1965.

Anche in questo caso, un flop. Ma Davy Jones non molla. Fa diverse audizioni. È curioso e inseguito dal timore di restare tagliato fuori dalle mode del momento.

Bowie fa il “Mod”

Volevo vedere e capire quello che capitava. La mia paura era di passare di fianco a una nuova moda che stava per arrivare. Non desideravo altro che locali. Ci andavo sia per l’esperienza sia per riempirmi le orecchie.

Nell’estate 1965 Davy si unisce ai “Lower Third”. È di questo periodo la canzone più conosciuta di Bowie prima di Bowie: “You’ve Got a Habit of Leaving Me”. Il giorno in cui la canzone uscì (20 agosto 1965), il gruppo aprì agli Who. Il primo incontro con Pete Townshend non fu idilliaco. Questi ritenne, a ragione, che la musica dei Lower Third, tutta di Davy Jones, fosse un po’ troppo simile alla sua. Infatti, in quel periodo Jones andava pazzo per gli Who e, abbandonati i vezzi R&B, si avvicinava al pubblico Mod.

Nasce “David Bowie”

Dopo quel singolo, Davy Jones diventa David Bowie. Poco più di un anno dopo, sarebbe uscito l’omonimo primo album solista. Alla fine del 1965, Bowie utilizza ancora i Lower Third per registrare materiale suo. Come la bella “(Baby) That’s a promise” (nel video sotto).

Perché “Bowie”? Lo pseudonimo viene dall’omonimo coltello statunitense, robusto, multiuso, e dall’impugnatura in corno.

Volevo qualcosa che esprimesse un desiderio di tagliare corto con le bugie e tutto il resto.

L’uscita del 45 giri “Can’t help thinking about me” (canzone che parla dell’andar via di casa) provoca la rottura tra il gruppo e il cantante, che si accaparra tutte le attenzioni in fase di promozione. Nonostante, anche stavolta, la risposta del pubblico fosse stata quasi nulla, Bowie viene intervistato per la prima volta. Da “Melody Maker”, il 26 febbraio 1966. L’intervista è surreale.

Bowie viene presentato come una persona di talento, ma soprattutto come un disegnatore di camicie e uno studente di astrologia di ottime letture. Lui sostiene che uno dei suoi più grandi desideri è visitare il Tibet, spiare la vita dei monaci. Non sorprende che proprio in questo periodo—benché la canzone compaia nell’album dell’anno successivo—scrive Silly Boy Blue, il cui protagonista è proprio un giovane monaco. Una canzone inequivocabile: anche se ancora acerbo, Davy Jones è diventato David Bowie.

Immagini: Copertina