Emozione e struttura: il romanticismo

Emozione e struttura: il romanticismo "viscerale" di Johannes Brahms

C’è stato un compositore più intimo di Johannes Brahms? Difficile trovarne uno. Disinteressato al teatro musicale e alla musica a programma, nel suo tempo era considerato un “restauratore” dell’idea di musica assoluta (concetto scivoloso), e delle forme dei grandi del classicismo. Da Haydn e Mozart a Schubert. In lui, i contemporanei videro il poetico “ritorno” del concerto, della sinfonia, delle sottigliezze della musica da camera. Insomma, un avversario di Wagner, un anti-Liszt. Le cose, naturalmente, sono un po’ più complicate di così.   

Da tempo, la posizione storica di Brahms è piuttosto chiara: e ambivalente. Se è vero che Brahms si riannoda alle forme del passato—compreso il breve pezzo lirico per pianoforte, “consegnatogli” simbolicamente da Schumann—i suoi principi compositivi, se ne accorgerà Schönberg qualche decennio più tardi, sono moderni, proiettati oltre il suo tempo. Più che contro, Brahms sta accanto al “progressivo” Wagner: i temi musicali della musica “assoluta” brahmsiana non sono né rassicuranti né regolari, ma soggetti a continua metamorfosi.

Questo aspetto, insieme all’intimismo brahmsiano, è immediatamente rintracciabile in quel genere di musica che più somiglia a una conversazione privata, e in cui perciò il compositore può permettersi una libertà discorsiva più ampia che altrove. La musica da camera. Ascoltiamo per esempio L’Andante del Quartetto con pianoforte op. 60. Grazie allo spartito animato nel video, puoi individuare facilmente le entrate dei tre archi coinvolti (sono i cerchi).

Chi era Johannes Brahms

Nel corso del ‘900, la specializzazione, il mercato, l’evoluzione delle forme, hanno portato a un tale stato di cose per cui oggi diamo per scontata la possibilità che un grande compositore non sappia, diciamo così, suonare bene alcuno strumento. Mentre nell’800, una forte distinzione dei ruoli, dal punto di vista del compositore, non esisteva. Figlio di un suonatore popolare e di una sarta, Brahms—nato ad Amburgo nel 1833—a vent’anni era polistrumentista, ma soprattutto pianista concertista, iniziava allora a comporre (con le “Danze ungheresi” e una sonata per pianoforte), e sarebbe diventato anche direttore d’orchestra e di coro.

Nello stesso periodo, 1853, fece incontri decisivi e divenne amico dei coniugi Schumann. Robert, preso da uno di quegli entusiasmi totali che lo contraddistinguono, lo considera da subito, senza mezzi termini, “un genio”. E Brahms si riferirà sempre a Schumann come al suo maestro, cui resterà vicino anche negli anni più bui, gli ultimi. Concertista fino agli anni settanta, dal 1863 Brahms vivrà principalmente a Vienna, residenza definitiva dal 1878. Negli ultimi vent’anni di vita si dedica principalmente alla composizione (a cui, negli anni precedenti, si dedicava soprattutto d’estate). Muore nel 1897, l’anno in cui Klimt dichiara la “secessione” dall’Accademia.

La vita del musicista obbligava a continui spostamenti. Ma Brahms amava la tranquillità. Buttava giù ettolitri di birra, gli piaceva “catturare” idee musicali durante lunghe passeggiate nella natura, adorava i valzer degli Strauss e la musica popolare. Celeberrime le “Danze ungheresi” del 1852 per pianoforte a 4 mani, di cui esistono versioni per piano solo e per orchestra (questa solo parzialmente d’autore).

Le sinfonie di Brahms

Brahms, severo con se stesso, elaborava le sue composizioni con lentezza. Sosteneva: “non è difficile comporre, ma è incredibilmente difficile eliminare le note superflue“. Prima di affrontare compiutamente la forma sinfonica attese la maturità: scrisse solo quattro sinfonie. La prima sinfonia fu eseguita nel 1876: era stata iniziata nel 1862.

Le sinfonie di Brahms sono celebri e tuttora spesso eseguite, soprattutto la quarta, con la bellissima passacaglia finale. Il famoso film del 1961 “Le piace Brahms?” (Goodbye Again), in cui va in scena una liaison tra Anthony Perkins Ingrid Bergman, utilizza molti stralci delle sinfonie dell’autore. Soprattutto del terzo movimento della terza (nel video sopra), trasformato anche in uno swing che si sente nel film.

Il coro e l’organo

Brahms era anche analitico e tecnico. Poco dopo i vent’anni, volle conoscere in profondità le regole del mondo immateriale della musica: perciò si mise a studiare seriamente il contrappunto. Non solo quello dell’epoca di Bach, che emerge negli 11 splendidi Preludi Corali per organo del 1896: l’ultima opera del compositore, forse neanche destinata alla pubblicazione (che avverrà, postuma).

Ma anche lo studio, caso molto raro nel suo tempo, del contrappunto prima di Bach: la polifonia del ‘400 e del ‘500. Uno studio che emerge in alcune composizioni per coro. Come il primo Mottetto op. 74.

Per approfondire ti consigliamo due libri. Di Giorgio Pestelli e di Massimo Mila, letture molto interessanti su Brahms e il suo tempo. Qui il catalogo delle composizioni

Immagini: Copertina di Larisa Birta