Bruce Springsteen, guida per principianti

Bruce Springsteen, guida per principianti

Se dovessimo scegliere un erede di Dylan, un cantante che per più di trent’anni ha dato voce all’America, sceglieremmo sicuramente “il Boss“.

Bruce Springsteen è stato per molti anni una figura centrale del rock a stelle e strisce, in grado di rimanere autentico e sincero nonostante gli anni che passavano, proponendo una musica personalissima fatta di malinconia, tenerezza e voglia di riscatto.

Bruce è stato anche una rockstar anomala, lontana da alcol e droga. Questo perché ha avuto sempre una strada da percorrere, senza perdersi mai. È il poeta della rinascita nel momento in cui tutto sembra non funzionare, è un rocker ottimista ma non banale, che nei suoi album ha dato voce agli emarginati, a chi ne aveva più bisogno, senza facili consolazioni. Lui stesso viene da una famiglia umile.

Inizia a calcare le scene nel 1973 con due album, Greetings From Asbury Park e The Innocent & The E-Street Shuffle. Sebbene siano lavori ancora acerbi, registrati in tempi molto stretti, è già presente quello che sarà il suono del Boss: “Blinded Up By The Light” è una delle pietre miliari del primo, “Rosalita” del secondo. Insieme al folk si sentono contaminazioni di jazz e rock.

Il direttore di Rolling Stone, Jon Landau, già in quegli anni veve tutto il suo potenziale e scrive sulla sua rivista: “Ho visto il futuro del rock’n’roll e il suo nome è Bruce Springsteen”.

Tempo due anni la previsione di Landau si avvera. Esce Born To Run. L’album si apre con “Thunder Road”, un capolavoro di musica e testo dove si fondono sentimenti malinconici e di speranza.

Un leitmotiv che ritornerà in tutta la carriera artistica di Bruce. Il grigiore della vita quotidiana può essere riscattato soltanto con una fuga, reale o immaginaria, verso un mondo migliore. “Born to Run”, la canzone che dà il titolo all’album, è il manifesto di questa poetica.

Iniziano quelli che diventeranno i leggendari concerti di Bruce. Esibizioni generose anche di quattro ore.

Nel 1982 Bruce pubblica un album stupendo ma allo stesso tempo anticommerciale: Nebraska. È cambiato il mondo e anche il suo spirito. È un album intimista. Bruce suona la chitarra e l’armonica, si sentono il freddo e la solitudine che hanno creato quest’opera. I testi a volte sono tristi e duri come “Used Cars” o “Highway Patrolman” ma struggenti.

Due anni dopo è il momento di un altro cambiamento, esce Born In The Usa un album solare rispetto al precedente. Vende oltre dieci milioni di copie: Bruce ha bisogno di arene sempre più grandi per i suoi epici concerti. Ritornano il pop-rock e la rabbia positiva che avevano contraddistinto i lavori precedenti. Memorabili “Working On A Highway” ma soprattutto il pezzo che dà il titolo all’album.

Con una serie di live e album originali, Bruce attraversa gli anni novanta (da ricordare l’unplugged di MTV e The Ghost of Tom Joad) e arriva ai duemila con ancora in spalla la sua Fender e la sua storica band al seguito. Nel 2010 pubblica The Promise un album che sarebbe dovuto uscire negli anni settanta ma per un contenzioso giudiziario non ha potuto vedere la luce per anni. Quest’album contiene canzoni belle e attuali che ricordano a chi ancora ne avesse bisogno che Bruce è un artista che non invecchia e non tramonta mai.

Immagine via YouTube