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Il "canto a tenore" della Sardegna, tra i suoni più antichi del mondo

Che la Sardegna sia un luogo incantevole non si capisce soltanto dalle splendide spiagge, ma anche dalle tradizioni antichissime che ancora sopravvivono sull’isola. Una di queste, la più nota e riconosciuta anche “nel continente”, è il canto corale, in particolare il canto a tenore, inserito dall’UNESCO tra “i patrimoni intangibili dell’Umanità“.

Si tratta di un particolare stile di canto antico, la cui origine è difficile datare. Le prime testimonianze scritte risalgono all’epoca pre-cristiana, ma c’è addirittura chi lo fa risalire all’età del bronzo, quasi 4mila anni fa. Ascoltare un canto a tenore dal vivo è un’esperienza impossibile da descrivere, è in grado di riportare lo spirito in un’epoca primitiva, dove “un’unica voce”, una polifonia compatta, imita i suoni della natura.

Il canto a tenore viene eseguito però da quattro voci distinte, “i cantadores”, perfettamente amalgamate in un accordo gutturale. Le voci sono chiamate: “sa bassu“, “sa contra“, “sa mesu voqe” e “sa boche“.

La voce solista viene accompagnata dagli accordi delle altre voci. Questa canta generalmente una poesia della tradizione sarda e la sua linea melodica è la più facile da riconoscere. Dopo l’esordio si sofferma su una nota sulla quale attaccano le altre voci. Alla voce solista è richiesta una grande capacità espressiva, deve ornare il canto soprattutto con vibrati.

Per quanto riguarda le altre tre voci: il basso tiene una base, monotona, gutturale grazie alla compressione della laringe; il baritono ha un suono meno basso ma altrettanto cupo, più metallico; e infine il contralto rende la polifonia del gruppo più chiara. Non c’è una struttura fissa da rispettare, ma è aperto a improvvisazioni, costruendosi su formule melodico-armoniche elementari che vengono intonate sul momento.

Il canto gutturale è molto simile a quello della musica tuvan, la zona di confine tra la Mongolia e la Siberia. Una similarità eccezionale che ha portato anche a esibizioni collettive.

Il canto a tenore è diverso in ogni paese della Sardegna, la sua area di diffusione comprende oltre sessanta zone che spaziano dal centro al nord dell’isola. Per un orecchio inesperto non è facile capire le varie differenze nell’esecuzione (“il traju”, la moda). Si tratta di sfumature, come l’apertura o la chiusura delle sillabe, le differenze timbriche, i metodi di esecuzione ecc.

C’è ad esempio il “canto a chitarra” dove i cantadores si accompagnano con uno strumento. In questo video puoi ascoltare due tra i musicisti più apprezzati della Sardegna: Francesco Demuro ed Emanuele Bazzoni.

Il canto sardo ha stregato anche altri generi musicali e il cinema: il “Cuncordu e Tenore de Orosei”, un’istituzione canora delle Baronie, ha partecipato, nel 2004, alla realizzazione di un album con il jazzista Paolo Fresu, “Il rito e la memoria”, e ha cantato per la colonna sonora di due film del grande regista tedesco Werner Herzog: “L’ignoto spazio profondo” e “Il diamante bianco”.

Immagine via Flickr