La playlist di 100 gruppi di cui ricordiamo soltanto una hit

La playlist di 100 gruppi di cui ricordiamo soltanto una hit

Ci sono David Bowie, i Beatles, i Pink Floyd, gli Oasis. E ci sono gli one-hit wonders. Cantanti o gruppi noti per una sola canzone. Le più belle sono riunite in una playlist in cui oggi ti consigliamo di spulciare.

Canzoni—più raramente album—che dopo aver raggiunto un’alta posizione in classifica e aver fatto il loro tempo per un motivo qualsiasi—compreso il caso, ovvero il destino—trascinano nel cosiddetto dimenticatoio anche l’artefice. Che resta puro nome associato non a un percorso musicale, ma a solo a quella canzone o a quell’album.

Pensa alle volte in cui hai sentito un altoparlante emettere la voce di una tizia che grida hey yeah yeah, what’s going on. Di quella canzone—l’unica famosa—delle 4 Non Blondes nessuno ricorda mai il titolo: perché “What’s going on” (frase continuamente ripetuta nel ritornello), per non creare confusione con il pezzo di Marvin Gaye, è stato sostituito da “What’s up”. Frase che nella canzone non compare mai.

Ci si ricorda invece degli occhialini da nuoto sopra il cappello a cilindro indossato nel video dalla cantante.

Il trascorrere delle mode. La fine dell’estate. Lo scioglimento del gruppo. L’incapacità o rifiuto dell’artista di trasformarsi in brand. Sono alcune delle ragioni per cui esistono, almeno dagli anni ‘50, queste “meteore” musicali molto numerose negli anni ’80 e ’90. Finché l’avvento di YouTube e Spotify, secondo alcuni apocalittici, ha decisamente limitato la portata del fenomeno. Secondo altri, al contrario e più verosimilmente, lo streaming alimenta oggi la produzione di one-hit wonders anziché frenarla.

Come che sia, se i capricci della moda hanno fatto sì che molti gruppi one-hit wonder siano tramontati presto, l’incursione momentanea della loro canzone nel paesaggio sonoro di certi periodi della nostra vita è bastata affinché i capricci del tempo interiore la lasciassero talvolta incollata alla nostra memoria.

La playlist Spotify con le 100 migliori one-hit wonders

Consequence of sound ha realizzato una playlist Spotify con le 100 migliori canzoni one-hit wonder di sempre. In un articolo sul sito, ogni brano rimanda al link YouTube del pezzo. Un piccolo assaggio, fermandoci solo agli anni ’80: ci sono pezzi famosissimi come (I’ve had) The time of my life del 1987, la canzone del film Dirty Dancing.

Come Funkytown dei Lipps Inc, sbucata dal nulla e ancora affacciata sul decennio precedente. Come Tainted Love dei Soft Cell, bolso rifacimento synth-pop di un brano del 1964 cantato da Gloria Jones, fidanzata di Marc Bolan.

O come un successo mondiale del pop tedesco, 99 Luftballons di Nena. A ispirare questa canzone pacifista fu il concerto del 1982 dei Rolling Stones a Berlino Ovest: migliaia di palloncini furono liberati alla fine dello show, che apparvero al chitarrista simili a UFO. Nacque così, in clima di guerra fredda, una canzone che parlava di 99 palloncini lanciati in aria, intercettati, scambiati per una compagine aliena, abbattuti.

Non poteva mancare il peso massimo delle meteore, Take on me degli A-ha, resa famosa dal video in cui il cantante trascina dentro a un fumetto la ragazza che lo sta sfogliando. Video laborioso realizzato con la tecnica del rotoscope, utilizzata in seguito (nella sua versione digitale) dal regista Richard Linklater.

Take on me si basa su una performance vocale d’effetto. Caratteristica di molte one-hit wonders. E anche dell’unico pezzo italiano presente in questa classifica di “meteore”. È The rhythm of the night dei Corona cantata da Jenny B. Tormentone della italodance primi anni ’90 (amata dagli anglofoni).

Se ti aspettavi un Miguel Bosé, e la scelta ti fa storcere il naso, ricorda pur sempre che quest’estate, dovunque andrai, un caliente erede di Despacito ti inseguirà.

Immagine: Copertina