Quando Chet Baker cantava in italiano, insieme a Ennio Morricone

Quando Chet Baker cantava in italiano, insieme a Ennio Morricone

La storia della musica leggera italiana è piena di artisti stranieri che si sono fatti amare dal pubblico cantando nella nostra lingua, per ragioni di promozione commerciale o per il gusto del divertissement. L’hanno fatto cantanti di madrelingua inglese, francese, spagnola, portoghese, perfino giapponese. Ogni epoca ha i suoi esempi. Forse ricorderai (tuo malgrado) la boy band Backstreet Boys cantare “Non puoi lasciarmi così”. Se sei un po’ meno giovane invece, avrai forse avuto la fortuna di ascoltare David Bowie in “Ragazzo solo ragazza sola”, la cover italiana di Space Oddity.

Negli anni Sessanta moltissimi stranieri cantavano in italiano: nel 1968 il brasiliano Roberto Carlos vinceva il Festival di Sanremo con “Canzone per te”. Prima ancora, Paul Anka interpretava nella nostra lingua tutti i suoi successi e Frank Sinatra offriva la sua versione di “Torna a Surriento”.

In quegli stessi anni, anche alcuni grandi esponenti del jazz—come Nina Simone, che in un’irresistibile pronuncia italiana ha interpretato la versione nostrana del brano To love somebody—si sono divertiti a cantare nella nostra lingua brani propri o altrui. Fra questi c’è anche Chet Bakergenio senza regole, tra i più grandi trombettisti nella storia del jazz insieme a Miles Davis— che di brani in italiano ne ha scritti e cantati addirittura 4. C’è chi le considera le tracce più belle in cui compaia la voce languida del grande jazzista: del resto, dietro gli arrangiamenti c’è lo zampino di Ennio Morricone. Ascoltiamole e scopriamo la loro storia.

Chet Baker tra la Toscana e Roma

Nel 1960 Chet Baker, del quale piaceva il volto sensibile e ribelle alla James Dean, era apparso in un film di Lucio Fulci del genere musicarello, intitolato Urlatori alla sbarra. La stampa dell’epoca definiva urlatori i giovanissimi cantanti italiani influenzati dal sound del rockn’ roll statunitense (fra questi, oltre ad Adriano Celentano, c’erano anche Giorgio Gaber e Mina). Nel film Baker canta e suona il solo di Arrivederci, una canzone di Umberto Bindi.

Già noto dunque al pubblico italiano, nell’estate del 1960 Baker firma un contratto per esibirsi lungo tutta la stagione estiva in un locale di Viareggio. A fine agosto però, viene arrestato per assunzione di stupefacenti e trasferito nel carcere di Lucca. Verrà rilasciato solo nel dicembre del 1961. Leggenda vuole che in quei sedici mesi gli fosse stato consentito di esercitarsi alla tromba per qualche minuto al giorno, mentre una folla commossa si fermava ad ascoltare in strada.

Appena due settimane dopo il rilascio, Baker si sposta a Roma, negli studi della RCA, per le registrazioni-lampo dell’album in sestetto Chet is back!: incide versioni di celebri standard del jazz come Over the Rainbow e These foolish things, oltre a brani di jazzisti contemporanei.

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L’incontro con Morricone

L’evento irripetibile di quelle sessioni, tuttavia, è l’opportunità offerta a Baker di incidere pezzi suoi collaborando con un giovane Ennio Morricone, che all’epoca aveva appena intrapreso la carriera di autore di colonne sonore. La tromba di Chet e il suo italiano ‘da turista’ si amalgamano con arrangiamenti in cui si sente pienamente il tocco di Morricone, che dirige anche l’orchestra: spazzole che accarezzano il rullante, cembali, cori, l’utilizzo di un soprano e soprattutto della celesta. Ne escono quattro splendide ballate sinfoniche che pochi conoscono.

La prima, Chetty’s Lullaby, è dedicata al figlio di Baker: la tromba esordisce su un tappeto di corni e archi, per lasciare poi spazio al canto di Chet, inframezzato da coretti tipicamente morriconiani.

In So che ti perderò, al romanticismo quasi decadente del testo rispondono gli interventi quasi umoristici del trombone e di un coro che canta in italiano, prima che l’ingresso della tromba di Baker ristabilisca la struggente atmosfera iniziale.

In Motivo su raggio di luna Morricone affida qui e là alcuni interventi a un soprano, il che riporta subito la mente alle sue future colonne sonore western.

Il mio domani, forse la più bella delle quattro, è anche la più articolata: Chet Baker inizia a cantare solo dopo tre minuti di musica.

Le quattro outtakes sono oggi incluse nella ristampa dell’album Chet is back. In questa pagina ci sono molte belle foto di Chet Baker a Lucca.

Immagini: Copertina