L'evento speciale al cinema per celebrare Pino Daniele

L'evento speciale al cinema per celebrare Pino Daniele

Il 19 marzo Pino Daniele avrebbe compiuto 62 anni. Scomparso il 4 gennaio di due anni fa, la sua assenza ancora oggi si sente, e lo fa ogni volta di più. Per celebrare la sua leggenda, in un evento eccezionale, verrà proiettato il film documentario dal titolo emblematico: “Il tempo resterà“, dal 20 al 22 marzo.

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Il documentario è diretto da Giorgio Verdelli e narrato dall’attore Claudio Amendola. Sarà mostrato in anteprima al Teatro San Carlo di Napoli il 19 marzo. Il film, prodotto da Sudovest e Rai Cinema e distribuito da Nexo Digital, ripercorrerà la carriera di Pino dagli anni ’70 fino agli ultimi giorni. Essenziale per la ricerca di materiale (la maggior parte inedito) è stata la consulenza del figlio Alessandro, negli ultimi 15 anni stretto collaboratore artistico del padre.

Il Tempo Resterà non è la biografia di Pino Daniele, ma per certi versi gli assomiglia molto”, ha detto il regista: “Abbiamo voluto fare un percorso emozionale e siamo letteralmente saliti su un autobus che ci ha portato nei luoghi della Napoli di Pino Daniele per ricostruire la sua idea di musica in movimento perenne“. Questa definizione, “musica in movimento perenne”, è perfetta per raccontare Pino.

Nato nel quartiere Porto di Napoli, esordì con il suo primo gruppo chiamato New Jet, fondato insieme a un compagno di classe. Nel 1975 inizia a collaborare a pieno ritmo come sessionman suonando per altri musicisti. Va anche in tour con Bobby Solo.

Il 1976 è l’anno cruciale, quando entra a far parte come bassista della band Napoli Centrale, dove conosce musicisti incredibili, tra cui James Senese, il sassofonista che lo avrebbe accompagnato per gran parte della sua carriera.

A metà anni ’70 e inizio anni ’80 pubblica quattro album tra i migliori della sua carriera. Il punto più alto. L’esordio è Terra mia, a conferma del concetto di musica di movimento, ed è ricco di contaminazioni musicali, in particolare della cultura blues e napoletana. La prima traccia non ha bisogno di presentazioni: è una delle sue canzoni più amate.

Con il secondo album, omonimo, Pino si distacca dalle influenze della musica napoletana per dare un’impronta più rock e blues ai suoi pezzi.

È con Nero a metà che arriva la consacrazione a livello nazionale. I brani sono freschi e il grande talento chitarristico e compositivo si mostrano in tutto il loro splendore. L’album ha venduto oltre 300mila copie ed è entrato al numero 17 della classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone.

Nel 1980 è il musicista scelto per aprire lo storico concerto a Milano di Bob Marley, davanti a 80mila persone. Da quel momento ai concerti di Pino si riuniscono migliaia di persone, un esempio tra i tanti è il grande concerto in Piazza del Plebiscito a Napoli, di fronte a duecentomila persone. Sul palco alcuni dei suoi amici-collaboratori più importanti: Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito e James Senese.

La fine degli anni Novanta è il momento invece della sua consacrazione commerciale: Non calpestare i fiori nel deserto e Dimmi cosa succede sulla terra hanno sonorità più pop e presentano anche inedite influenze orientali e nordafricane.

Infine, meritano un paragrafo a parte le tantissime collaborazioni internazionali in tour e in sala di registrazione. Da Wayne Shorter al flautista dei King Crimson, e poi Pat Metheny, Eric Clapton, Chick CoreaJoe Bonamassa e molti altri.

Per controllare i cinema vicino casa tua che proietteranno il documentario, puoi consultare il sito della “Nexo Digital“.

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