Cinque tra i brani di musica classica più difficili da suonare

Cinque tra i brani di musica classica più difficili da suonare

Oggi siamo abituati, ascoltando la musica rock, pop ed elettronica, che l’autore di un brano sia anche, naturalmente, il suo esecutore. Eppure non è così: se nei generi appena citati quando qualcun altro suona o canta un pezzo, in gergo tecnico, esegue una cover, in altri tipi di musica l’unicità dei ruoli non è così netta. Basti pensare al jazz: qui il brano è quasi sempre uno standard (scritto da un autore) che viene di volta in volta personalizzato (attraverso l’improvvisazione) dai musicisti.

[advertise id=”hello-amazon”]

Oppure, come accade nella musica classica, il compositore e l’esecutore sono due personalità separate. Quando ascoltiamo un brano al pianoforte o al violino, eseguito alla perfezione, non ci rendiamo conto di quanto lavoro c’è dietro quella singola esecuzione. Lavoro psicologico e fisico. Soprattutto per i pezzi considerati “difficilissimi”.

Nella storia della musica classica ce ne sono molti di esempi del genere. In alcuni casi, per anni, non è stato possibile eseguire questi brani con precisione come voleva la partitura, per questo si è dovuto attendere l’arrivo di un esecutore più preparato. Da lì in poi, come succede per le montagne da scalare, una volta compreso che il traguardo è raggiungibile, l’asticella della difficoltà si alza per tutti e i pezzi che prima erano impossibili diventano repertorio imprescindibile dei grandi musicisti. Vediamo, e ascoltiamo, le 5 storie che si nascondono dietro altrettanti brani ritenuti tra i più difficili dell’intero patrimonio della musica classica.

Concerto per violino e orchestra in re maggiore

Nel 1878, Pëtr Il’ič Čajkovskij, dopo un periodo travagliato (un disastroso matrimonio e un tentativo di suicidio) scrive questo concerto per violino, dedicandolo a Leopold Auer, uno dei più grandi violinisti dell’epoca. Leopold però ammette che il pezzo è “impossibile da suonare”. Per ascoltare il pezzo eseguito come scritto da Čajkovskij bisogna aspettare tre anni, quando Adolf Brodskij lo esegue in una incandescente prima a Vienna, nel dicembre del 1881.

12 Studi d’esecuzione trascendentale

Quando parliamo di difficoltà non possiamo non citare Liszt, il pianista virtuoso per eccellenza. Questa serie di studi di Liszt è pensata sia per incrementare la tecnica pianistica sia per scoprire nuove tecniche espressive del pianoforte. Un metodo a quel tempo poco ortodosso. Nei 12 studi c’è di tutto: parti da eseguire soltanto sul registro grave della tastiera, scale velocissime e vorticose, improvvisi cambi di ritmo ecc. Lo studio forse più difficile è quello dello “Scaccianeve“. L’uso del tremolo, portato ai massimi livelli espressivi, riproduce il vento e la neve. Trascendentale è davvero l’aggettivo che meglio gli si addice.

Concerto per pianoforte e orchestra n.3

La fortuna pop di questo pezzo di Rachmaninoff del 1909 è dovuta al film Shine. David Helfgott durante la sua esecuzione sprofonda in uno stato di follia, dal quale si riprenderà soltanto anni dopo. In realtà, senza esagerare, la difficoltà del pezzo sta nella lunghezza e nella sempre sostenuta complessità. Suonarlo per parti non lo rende tra i più difficili, ma mantenere la concentrazione alta per così tanto tempo (circa 40 minuti) sì.

Studio in la minore

Il pezzo è opera di un compositore polacco, Paul de Schlözer, di cui sappiamo pochissimo. Questo studio è talmente complicato che è opera sicuramente di un virtuoso. Difficile pensare che l’autore di un brano del genere sia sconosciuto come Paul de Schlözer. Molti critici musicali pensano che il temutissimo “studio in la minore” abbia in realtà un altro padre: Moszkowski, che perse i suoi “studi” al gioco. Il pianista Stephen Hough l’ha definita la “più intricata, frustrante e folle composizione mai creata”.

Gaspard de la Nuit

Ravel, il suo compositore, dichiarò serenamente che aveva voluto scrivere l’opera più difficile di sempre, che superasse l’Islamej di Balakirev (un brano che aveva causato addirittura l’infortunato della mano destra del pianista Skrjabin durante le numerose prove). Ancora oggi, questo brano non è alla portata di tutti i più grandi pianisti. Tra le più belle esecuzioni c’è quella, davvero straordinaria, di Arturo Benedetti Michelangeli.

Immagine via Flickr