Cinque tra i più grandi chitarristi italiani di sempre

Cinque tra i più grandi chitarristi italiani di sempre

Per una questione principalmente geografica i musicisti italiani non possono competere, a livello di fama e di vendite, con quelli che ascoltiamo oltreoceano. Nonostante la ricercatezza linguistica sia della stessa dignità, basti pensare a Fabrizio De André o a Paolo Conte che non hanno nulla da invidiare alla qualità cantautoriale di un Lou Reed o David Bowie.

Quello che rende la strada più complicata per l’affermazione globale della musica italiana oltre alla lingua nella quale si esprime, meno nota dell’inglese e meno coinvolgente, è anche una certa dose di “maledettissimo” che sembra essere più abbondante in altre zone del mondo. Un discorso che vale soprattutto per il rock.

Ma se parliamo di musicisti (che si esprimono soltanto nella lingua del loro strumento) il dato cambia. Ci sono chitarristi estremamente bravi che hanno lavorato, girando Europa e Stati Uniti, con i maggiori artisti italiani e internazionali, pur avendo meno appeal mediatico di volti noti come Jimi Hendrix e Keith Richards. Musicisti estremamente validi che vale sempre la pena ricordare e riascoltare.

Andrea Braido

Virtuoso della chitarra trentino, spazia dalla musica rock e blues a quella jazz e fusion. Eppure ha cominciato suonando la batteria, poi il piano e il basso. Si innamora della “sei corde” dopo aver ascoltato Jimi Hendrix (che continua a omaggiare spesso durante i live). Lo studio di altri strumenti gli ha permesso di sviluppare una tecnica raffinata che coinvolge la ritmica, l’uso dei bassi e il tapping: tre modi di suonare la chitarra che lo rendono molto espressivo. La suona senza il plettro, fatto abbastanza raro nel mondo dei chitarristi elettrici. Ha suonato con Celentano, Mina, Zucchero, Frank Gambale e Vasco Rossi, diventando uno dei suoi chitarristi (insieme a Massimo Riva Maurizio Solieri) più apprezzati dai fan.

Franco Mussida

È stato uno dei primi “mostri sacri” della chitarra, grazie al lavoro con la Premiata Forneria Marconi. Ritenuto maestro dalle generazioni successivi di chitarristi, ha curato gli arrangiamenti di alcune delle canzoni più belle e di successo della PFM, tra cui Impressioni di settembre. Ha iniziato a suonare la chitarra a 9 anni come autodidatta, di nascosto dai genitori. Ha suonato nella sua carriera, tra i tantissimi, anche con De André, Battisti e Guccini.

Alberto Radius

Anche Alberto appartiene alla stessa generazione di Mussida. Nasce nel 1942 e da ragazzo prende parte al gruppo Quelli (che poi diventerà la PFM) per sostituire proprio Mussida, partito per la leva. Al ritorno di quest’ultimo, Alberto lascia Quelli e mette su la propria band, i Formula 3, con la quale farà la storia della musica italiana. Il suo modo di suonare, stilisticamente molto personale e rock, gioca sapientemente con gli effetti.

Paolo Tofani

Quando parliamo di Area ci viene in mente subito l’indimenticabile Demetrio Stratos, ma a rendere grande il gruppo ci hanno pensato anche gli altri musicisti che accompagnavano la sua strabiliante voce. Tra questi c’è stato Paolo Tofani, musicista coltissimo, alla ricerca del suono perfetto, che lo porterà anche a costruire uno strumento tutto suo. Oggi si dedica alla musica sacra (è diventato un monaco).

Pino Daniele

Scomparso nel gennaio del 2015, Pino Daniele è stato un chitarrista unico. Dotato di una grande tecnica ha sempre preferito suonare lo strumento senza strafare, in dosi “giuste”. Chitarrista, oltre che paroliere, elegante e virtuoso quanto bastava. Un esempio di chitarrista nel quale lo strumento era al servizio della canzone, senza manie di protagonismo. Una lezione che i chitarristi più giovani, alla ricerca della velocità, dovrebbero imparare.

Immagine via Flickr