Lo scatto più famoso di Woodstock: la storia dei suoi protagonisti

Lo scatto più famoso di Woodstock: la storia dei suoi protagonisti

Una fotografia è in grado di riassumere un “mondo”. A volte anche un universo, come nello scatto più grande di sempre che mostra tutta la nostra galassia. Oppure queste istantanee che esaltano la bellezza naturale, che colgono il momento dell’esplosione di un temporale sopra l’oceano Pacifico, o danno vita alla Germana di inizio Novecento.

Tra le testimonianze più note e amate da tutti gli appassionati della musica rock, c’è sicuramente la fotografia simbolo del concerto di Woodstock, il più famoso raduno folk e rock della storia.

Durante la manifestazione, tenuta in una piccola città nello stato di New York, di nome Bethel, dal 15 al 18 agosto 1969, una coppia di innamorati si abbraccia con una coperta, circondata da ragazzi distesi e assorti, in quella straordinaria parentesi storica, di tre giorni di pace e musica rock, che è stata Woodstock.

La storia di quella coppia è diventata famosa negli anni, grazie soprattutto alla fortuna dello scatto che divenne la copertina dell’album della registrazione del concerto. Ma prima di entrare “dentro” la pellicola, è giusto raccontare cosa è stato Woodstock a chi, purtroppo, non c’è stato.

Per capire quanto è stato unico il concerto del ’69, bisogna sapere che anche gli organizzatori del festival, Michael Lang, John P. Roberts, Joel Rosenman e Artie Kornfeld, non pensavano che sarebbe stato un tale successo. Si aspettavano non più di 50mila persone, ma ne arrivarono oltre 450mila, qualcuno parlò anche di un milione.

Come location dell’evento venne scelto un terreno di 600 acri che apparteneva a un allevatore di nome Max Yasgur. Il terreno formava una conca e aveva uno stagno, dove i partecipanti avrebbero fatto il bagno per rinfrescarsi e combattere le giornate di caldo tremendo.

L’affluenza di pubblico fu una sorpresa per tutti, ma in quei tre giorni di pace e rock non ci furono incidenti, a differenza di quello che pensavano (e forse speravano) i giornali dell’epoca. Un raduno di così tanti giovani, definiti “depravati“, era mal visto e tutti erano pronti ad alzare il dito contro il movimento hippie appena si fosse presentata l’occasione.

Nessuno si fece male, anzi, lo stesso Max Yasgur che aveva affittato il campo si sorprese di come mezzo milione di persone avesse potuto trovarsi in una tale pacifica simbiosi.

Sul palco si alternarono più di trenta musicisti, tra i nomi più importanti della scena musicale degli anni Sessanta. Il concerto si aprì alle 17.07, con Richie Havens e nella prima giornata si alternarono sul palco i più grandi musicisti folk, tra i quali Ravi Shankar e Joan Baez. A questa giornata avrebbe dovuto partecipare anche Bob Dylan ma non si presentò per problemi familiari. Furono contattati ma non si presentarono, per le ragioni più varie, anche i Doors, John Lennon, i Led Zeppelin, Frank Zappa, i Jethro Tull e Chuck Berry.

Il secondo giorno i ragazzi di Woodstock poterono ascoltare Santana, Canned Heat, Janis Joplin, Who, Creedence Clearwater Revival e Jefferson Airplane. L’ultimo giorno, aperto dal grande Joe Cocker, subì un ritardo di qualche ora per via di un diluvio. Per questo la performance di chiusura, prevista per mezzanotte, di Jimi Hendrix slittò al lunedì alle nove di mattina. Molti dovettero tornare a lavoro, così il pubblico che ammirò la straordinaria esibizione di Hendrix (due ore di concerto esplosivo con l’indimenticabile inno americano storpiato alla chitarra elettrica) fu di sole 200mila persone.

Tra questi fortunati ragazzi che furono testimoni del mega evento che sarebbe passato alla storia come “il” concerto rock per eccellenza, c’erano due ragazzi, Nick e Bobbi Ercoline. Lei faceva l’infermiera in una scuola mentre lui aveva due lavori, in una ditta di costruzioni e in un bar. La coppia, ritratta abbracciata e avvolta in una coperta, ancora oggi sta insieme. Due anni dopo il concerto i due si sposarono.

La foto è diventata negli anni talmente famosa che molte coppie affermarono di essere loro i soggetti ritratti, ma soltanto qualche anno dopo il concerto si scoprì chi erano i veri protagonisti. Per caso, a casa di amici per ascoltare il disco, i due riconobbero la farfalla gialla che apparteneva a un loro conoscente e così capirono di essere loro due quelli sulla copertina.

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I due al festival, come avrebbero raccontato anni dopo intervistati da tantissimi giornalisti, ci andarono un po’ per caso, visto che vivevano a pochi chilometri dal luogo del concerto. Alcuni loro amici gli dissero che per quell’evento sarebbe arrivata tantissima gente, e che non dovevano mancare neanche loro.

La famosa coperta venne trovata casualmente per terra e quando arrivarono erano così lontani che a malapena si vedeva il palco. Lo scatto venne eseguito da Burk Uzzle che lavorava per Life e l’agenzia Magnum.

Il racconto delle loro prime impressioni è una testimonianza importante per capire la situazione Woodstock. “Qualcuno con una chitarra qui, qualcuno che faceva l’amore là, qualcuno che fumava una canna, qualcuno che vomitava, il chiasso della musica di sottofondo: era un bombardamento dei sensi”.

Secondo la loro testimonianza al concerto non c’erano soltanto hippie (loro due non lo erano), ma anche semplici lavoratori in ferie, e pure qualche poliziotto fuori servizio. Questo per dare l’idea di quanto fosse “universale” quel concerto.

In occasione dei 40 anni dal concerto, i due hanno detto di aver ricevuto così tante richieste di interviste che per il 50esimo anniversario (che sarà tra due anni) stanno pensando di andare in vacanza e far perdere le tracce.

Per chi fosse interessato a conoscere più da vicino e ascoltare il concerto di Woodstock consigliamo l’omonimo documentario del 1970, diretto da Michael Wadleigh che ha vinto l’Oscar l’anno successivo, con interviste agli organizzatori, ai musicisti, al pubblico e altro materiale imperdibile.

Immagine via Wikipedia