David Bowie: le 10 canzoni più belle e più famose

David Bowie: le 10 canzoni più belle e più famose

Era il 10 gennaio 2016 quando David Bowie ci ha lasciato. Ed è come se David Bowie stesse ‘fluttuando nello spazio in modo strano e le stelle sembrano molto diverse oggi‘.
David Bowie ha attraversato 50 anni di storia della musica, producendo circa 25 album in studio e una dozzina di album live. Ma quali sono le 10 canzoni più belle di David Bowie? E’ difficile fare una selezione del meglio del Duca Bianco, abbiamo optato per quelle che hanno delineato meglio il suo personaggio e che hanno caratterizzato la sua vita. Dagli anni ’60 ai nostri giorni, le 10 canzoni più belle di David Bowie.

Gli anni ’60 di David Bowie

1 – Space Oddity (1969)

Bowie dedica buona parte degli anni ’60 nel tentativo di diventare famoso. Pubblica vari singoli che non ottengono successo finché con il produttore di Elton John, Gus Dudgeon, crea Space Oddity. La canzone è dedicata a Major Tom, il Maggiore Tom, un astronauta disperso nello spazio dopo una missione. Viene pubblicata in fretta e furia per farla coincidere con lo sbarco sulla Luna e la BBC la usa per la diretta dell’evento. In realtà Bowie fu ispirato da 2001 Odissea nello spazio di Kubrick“In Inghilterra pensano che sia stata scritta per l’allunaggio, ma non è così”, ha detto Bowie“L’ho scritta dopo aver visto 2001 Odissea nello spazio, che trovai pazzesco. Una rivelazione, ed ero fatto quando lo vidi. La canzone è nata da quello, poi la BBC l’ha usata come musica di sottofondo per l’allunaggio, immagino senza aver ascoltato il testo”.

Gli anni ’70 di David Bowie

2 – The Man Who Sold the World (1970)

E’ l’ottava traccia dell’album omonimo del 1970. La canzone esplora un territorio piuttosto intimo e Bowie sembra attingere dai turbamenti che affliggevano il suo mondo: la morte di suo padre, la fine del rapporto con la compagna Hermione, e soprattutto il peggioramento della salute mentale del fratellastro Terry sono rappresentate nell’album attraverso un immaginario fatto di paranoia, depressione e allucinazioni. Da non perdere la cover dei Nirvana.

3 – All the Young Dudes (1972)

La storia del titolo e del testo della canzone è particolare. Terza traccia e primo singolo dell’album omonimo, è stato definito l’inno glam dell’epoca e rappresentò il grido di battaglia per i giovani disillusi d’Inghilterra. Con “giovani dandy” probabilmente Bowie si riferiva anche ai ragazzi gay e alla liberazione sessuale che in quegli anni era un tema sensibile ma ancora tabù.

Billy parlò per tutta la notte del suo suicidio / Di come si sarebbe tirato un colpo in testa / appena compiuti i 25 anni. / Quelli che ballano veloce non vogliono restare vivi / a 25 anni.

All the Young Dudes, scritta nel 1972 quando Bowie ha 25 anni, è una di quelle canzoni che hanno bisogno di più di una nota a piè pagina. C’è da spiegare soprattutto il ritornello che dice così: “All the young dudes (hey dudes) / carry the news”. Dude è slang americano; è il dandy, ma anche per esempio il “rifiutato” dei film western. Bowie in un’intervista del 1974 a Rolling Stone spiegò a proposito del testo: “La canzone avrebbe dovuto far parte di un musical di fantascienza basato sul personaggio di Ziggy Stardust. Trama: mancano cinque anni alla fine del mondo (…) Ziggy suona rock’n’roll e i ragazzi non vogliono più rock’n’roll. Non c’è più elettricità per suonarlo. Qualcuno consiglia a Ziggy di raccogliere notizie e cantarle, perché non c’è più neppure il telegiornale. Ziggy lo fa, le notizie sono terribili (…) Non è un inno all’essere giovani come molti pensano, è esattamente l’opposto”.

4 – Life on Mars (1973)

Uno dei migliori pezzi di David Bowie, sia a livello di performance vocale, sia a livello di testo e musica. Accompagnato dalla band The Spiders from Mars, da una sezione d’archi e dal tastierista Rick Wakeman. È un’opera in miniatura. Nel 2008 Bowie raccontò a proposito della canzone: “Mi incamminai lungo Beckenham High Street a prendere l’autobus per Lewisham per andare a comperare scarpe e camicie, ma non riuscii a togliermi quel motivetto dalla testa… Iniziai a lavorarci al pianoforte e già nel tardo pomeriggio completai l’intera parte lirica e la struttura melodica. Rick Wakeman mi raggiunse un paio di settimane dopo arricchendo gli arrangiamenti al piano, mentre Mick Ronson creò una delle sue prime e migliori partiture di archi”. Sono stati numerosi i tentativi di decodificare il testo di Life on Mars?, una sequenza di immagini apparentemente slegate che vanno da John Lennon a Mickey Mouse, un’esplosione di caotico glamour contrapposto alla grigia esistenza della protagonista che si rifugia nelle immagini sempre diverse dei vari canali televisivi, in cerca di una via di fuga dai suoi litigiosi genitori. E probabilmente è questo frenetico zapping l’unica origine delle immagini enigmatiche e surreali riportate nel testo: “la reazione di una ragazza sensibile al mondo dei media” come la descriveva Bowie nel 1971.

5 – Station to station (1976)

Ecco un nuovo personaggio, il Thin White Duke (“un personaggio cattivo”, secondo lo stesso Bowie). Si manifesta in questo pezzo elettronico in stile tedesco. La title track richiama l’immaginario cristiano e buddhista, e a quanto pare il titolo evoca la Via Crucis, anche se si parla di Duke, un orrido aristocratico che trova l’amore nell’edonismo. È il suo pezzo più lungo di sempre e apre la strada alla fase successiva influenzata dall’elettronica (ai tempi il cantante ascoltava i Kraftwerk). “Dal punto di vista musicale, Low e gli altri dischi dell’epoca sono figli di Station to Station”, ha detto. “Curioso che in ogni album ci sia sempre una canzone che indica la direzione che prenderò nel disco successivo”.

6 – Sound and Vision (1977)

Fa parte dell’album Low, il primo album della cosiddetta trilogia berlinese composta da Low, Heroes e Lodger. Affascinato e influenzato dalla musica elettronica d’avanguardia di gruppi tedeschi come Kraftwerk, Neu!, e Tangerine Dream, Bowie decise di scrivere questo album. Nell’estate del ’76, alla conclusione del tour mondiale di Station to Station, l’artista decise di abbandonare Los Angeles, città dove la sua tossicodipendenza da cocaina aveva raggiunto proporzioni inquietanti, partendo per l’Europa insieme all’amico Iggy Pop, anch’egli reduce da disavventure varie. Si stabilì a Berlino, si disintossicò e scrisse i 3 album più belli della storia della musica.

7 – Heroes (1977)

Heroes è l’unico disco della trilogia berlinese ad essere registrato completamente a Berlino (Low è stato realizzato principalmente in Francia e Lodger tra Montreux e New York). Heroes fu registrato agli Hansa Studio, una ex sala da ballo della Repubblica di Weimar che ospitava i party nazisti, all’epoca adiacente al Muro: dalle finestre dello studio si potevano vedere i poliziotti di frontiera della Germania Est che facevano la guardia. A fornire l’ispirazione alla canzone che dà titolo all’album furono due amanti. Pare infatti che Bowie affacciandosi a fumare, vedesse spesso questa coppia che si incontrava proprio sotto le torrette di guardia del Muro.

8 – Look Back in Anger (1977)

Fa parte dell’album Lodger, l’ultimo della trilogia berlinese, fu scritto da David Bowie e dal fidato Brian Eno, che collaborò per tutti e 3 gli album della trilogia. La canzone si ispira all’Opera teatrale omonima di John Osborne, scritta nel 1956. Da questo dramma nasce il soprannome di Angry Young Men, i giovani arrabbiati, caratterizzati da alcuni atteggiamenti giovanili durante gli anni ’60 e ’70. Bowie si ispira a Osborne solo per il titolo perché la canzone parla dell’Angelo della Morte.

Gli anni ’80 di David Bowie

9 – Ashes to Ashes (1980)

È il primo singolo estratto da Scary Monsters (and Super Creeps). Undici anni dopo la storia del Maggiore Tom contenuta in Space Oddity, David Bowie decide che è arrivato il momento di raccontare il sequel. Il cantante dice che l’astronauta è messo male: “Ashes to ashes, funk to funky. We know Major Tom’s a junkie”, “Cenere alla cenere, funk al funky. Sappiamo che il Maggiore Tom è un drogato” canta Bowie su un groove funkeggiante di sintetizzatore, mentre offre un ritratto inquietante di Tom. Pur essendo un pezzo con un testo molto tenebroso, Ashes to Ashes è diventata un successo internazionale. Il Maggiore cantato nel 1980 è diverso da quello del 1969: se la sua prima incarnazione era profondamente legata a alla positività hippie del periodo, la versione che appare in Scary Monsters (and Super Creeps) è cupa e spietata perché Bowie analizza in queste canzoni i suoi ultimi anni, segnati dalla dipendenza dalla droga, dagli eccessi e dal divorzio con sua moglie Angie. Il video della canzone è uno dei più belli mai girati.

Gli anni ’90 di David Bowie

10 – Outside (1995)

Il singolo è contenuto nell’album omonimo. Outside è il diciannovesimo album discografico di David Bowie. L’intero album è un capolavoro dell’artista inglese, spesso sottovalutato e incompreso. Un concept album con al centro l’indagine del detective Nathan Adler sul caso di un omicidio di una ragazzina. E da questo tema, tra l’altro raccontato con artificiosi espedienti letterari come il “cut-up”, William Burroughs ne è il principale esponente, che si innalzano atmosfere sonore cupe e ansiogene capaci di ipnotizzare.

Per approfondire: ti consigliamo la lettura della biografia ufficiale del Duca Bianco di Wendy Leigh, dal  titolo: Bowie 1947-2016. La biografia. Il libro racconta gli eventi che hanno caratterizzato la vita del grande artista. Dai primi passi nel mondo della musica al successo definitivo. Se vuoi leggere anche un autore che ha ispirato Bowie, ti consigliamo Così parlò Zarathustra, il libro di Friedrich Nietzsche, uno dei più amati filosofi da Bowie. Il Duca ha preso a piene mani dalle dolorose introspezioni di Nietzsche e infatti spesso nelle sue canzoni, ritroviamo i concetti del filosofo tedesco. Tra le canzoni ispirate dal filosofo: The Man Who Sold the World.

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