Gli emozionanti e struggenti omaggi di David Gilmour a Syd Barrett

Gli emozionanti e struggenti omaggi di David Gilmour a Syd Barrett

Come in ogni grande band di lungo corso, anche nei grandissimi Pink Floyd—di cui ti abbiamo parlato in una delle nostre guide, stilando anche una lista dei loro migliori album—ogni membro, anche il più apparentemente defilato, ha offerto un contributo essenziale al sound e al songwriting.

La formazione “base” dei Pink Floyd è stata per molti anni la stessa di The Dark Side of the Moon (1973), il loro album più celebre, nonché uno dei più belli di sempre: Roger Waters (basso e voce), David Gilmour (chitarre e voce), Rick Wright (tastiere), Nick Mason (percussioni). Ma lo spirito di un altro membro fondamentale dei Pink Floyd aleggia nei sette splendidi album precedenti a quello storico successo: quello di Syd Barrett.

Syd Barrett fondò il gruppo e ne inventò il nome. È stato un personaggio unico, geniale e fragile: aveva un’immaginazione musicale eccentrica e un modo di suonare la chitarra del tutto personale. Li riversò nel primo album dei Pink Floyd, The Piper at the Gates of Dawn, di cui è quasi l’unico autore, e in due album solisti, The Madcap Laughs e Barrett (entrambi del 1970), la cui influenza nella storia della musica successiva è praticamente incalcolabile. Poi, letteralmente, sparì.

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Le canzoni di Syd Barrett, “diamante pazzo”

I Pink Floyd nella prima leggendaria formazione con Syd Barrett (e senza Dave Gilmour) erano una band underground di Londra che suonava una psichedelia dilatata e dissonante. I pezzi stralunati di Syd, l’anima del gruppo, erano i più ispirati: in una canzone di 2 minuti potevano fondersi filastrocche infantili e musica cosmica, come in Flaming.

Tuttavia, subito dopo il primo album, Barrett, anche a causa dell’abuso di sostanze psicotrope che faceva emergere i sintomi di una malattia mentale, precipitò in uno stato di improduttivo stordimento che metteva in difficoltà il gruppo.

Gli altri Floyd cercarono di includerlo comunque come songwriter, tentando di farne una sorta di Brian Wilson, ma il suo processo di autoemarginazione pareva irreversibile. Perciò, nel 1968, con una decisione sofferta, fu sostituito da David Gilmour.

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Ma Barrett non si allontanò mai davvero dalla coscienza degli altri quattro Floyd, occasionalmente visitati, come ammette lo stesso Gilmour, da sensi di colpa per un allontanamento comunque inevitabile. Waters e Gilmour arrangiarono e produssero gli album solisti dell’amico, e l’esistenza di Shine on You Crazy Diamond—struggente suite dell’album Wish you were here, dedicata proprio a Barrett—è la più chiara testimonianza del legame.

Proprio Gilmour, in particolare, ha cercato di mantenere vivo questo legame fino a oggi, tanto da eseguire spesso oggi nei suoi live, come tributo, canzoni di Barrett (morto nel 2006). Talvolta con ospiti d’eccezione, come David Bowie. Ascoltiamo questi bellissimi brani.

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David Gilmour canta Syd Barrett

Iniziamo dalla delicata e lunare “Dominoes”. Gilmour per l’occasione è accompagnato da Richard Wright, che suonava l’organo e il piano elettrico Rhodes anche nell’originale di Barrett, incluso nel suo secondo, omonimo album solista.

Proseguiamo con la sognante e acida “Terrapin”, prima traccia di The Madcap Laughs. Il brano riflette la passione di Barrett per il blues (tra l’altro, era un grande fan di Jimi Hendrix). Nell’originale l’arrangiamento è di sole chitarre. Fedelmente Gilmour la esegue in un’intima versione unplugged.

Anche la bellissima “Dark Globe” si trova nel primo album solista di Barrett. Surreale e malinconica poesia sulla tenuta dei legami di amicizia, nell’originale è eseguita in modo idiosincratico da Barrett. Un Gilmour visibilmente emozionato che l’ha cantata nel 2006 come tributo in seguito alla morte dell’ex-Floyd, la trasforma in una tenue ballata.

Qui sotto invece il documento della più unica che rara occasione in cui Gilmour e David Bowie—e c’era anche Wright alle tastiere—hanno realizzato una cover del primo singolo dei Pink Floyd, “Arnold Layne“. Il pezzo ovviamente è di Syd Barrett.

Concludiamo con un video in cui Gilmour e Wright suonano “Astronomy Domine“—forse il brano più emblematico della presenza di Barrett nei Pink Floyd—negli studi di Abbey Road. Proprio dove, nel 1975, durante le registrazioni di Shine on You Crazy Diamond, i due l’avevano incontrato per l’ultima volta.

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