Devo, guida per principianti

Devo, guida per principianti

I Devo sono stati il gruppo più folle della musica rock. Ma quando parliamo di follia non parliamo di esplosioni su palco, salti in cerchi di fuoco o voli sulle braccia del pubblico. Per quello bisogna rivolgersi a Iggy Pop. Stiamo parlando di una follia più raffinata, meno goliardica, diremmo quasi nerd se non avesse un’accezione parzialmente negativa. 

Oggi moltissime band ammettono (chi più, chi meno) di aver subito un’influenza musicale dai Devo, soprattutto per quanto riguarda i live. Ma il confronto con l’originale è impossibile. I Devo lo facevano negli anni ’70. In un momento storico che non aveva mai visto niente di simile.

Sono stati etichettati come pop, synth-pop, art pop, rock, punk, art punk, post-punk, electronic rock, industrial, new wave ecc. Ma per capire precisamente chi sono stati i Devo meglio partire dal loro nome. Molto più rivelatore di mille etichette. 

Devo è la forma contratta di “de-evolution” (la traduzione italiana sarebbe involuzione). La teoria è portata avanti dagli stessi componenti del gruppo che affermano che negli ultimi anni, piuttosto che evolverci, abbiamo fatto il contrario: siamo regrediti. “Basta vedere la mentalità e le disfunzioni della società americana”.

L’ironia dei Devo, aspra e intelligente (a volte grottesca ma mai scontata) è il risultato di tre splendide menti: Gerald Casale, Bob Lewis (i due fondatori del gruppo) e Mark Mothersbaugh. A metà degli anni ’70, ad Akron in Ohio, si mettono insieme e iniziano alcuni live. Il pubblico non aveva mai visto niente del genere, rimane a bocca aperta. Sul palco vedono una band vestita tutta uguale, truccati allo stesso modo, che suonano muovendosi a scatti, che più che musicisti sembrano automi privi di vita. 

Questa presenza sul palco, associata alla musica “alienante”, dà vita a un’esperienza unica. Il successo è immediato. L’estetica dei live diventerà presto uno dei luoghi comuni della new wave. Influenzano David Byrne e i Daft Punk.

Nel 1977 ad ascoltare il lavoro in studio dei Devo sono David Bowie, Robert Fripp e Iggy Pop che restano estasiati e permettono loro di ottenere un contratto con la Warner Bros. Viene prodotto da Brian Eno

Esce nel 1978 e si intitola Q: Are We Not Men? A: We Are Devo! È un capolavoro, un album folle, visionario, un mix di tantissimi generi. Dell’album spiccano “Jocko Homo”, “Mongoloid” e “Sloppy”. L’album vince il disco d’oro negli USA e uno d’argento nel Regno Unito.

Sulla base di questo grandissimo album, i Devo continuano il loro discorso filosofico-estetico-musicale con Duty Now For The Future, dell’anno successivo. Anche se non riscontrerà lo stesso successo del precedente lavoro, vedranno la luce alcuni dei loro pezzi più belli come “Blockhead” e “The Day My Baby Gave Me a Surprize“.

Il successo dei Devo a questo punto diventa mondiale, oltre all’apparizione in alcuni programmi televisivi, come il Saturday Night Live dove eseguiranno una cover stupenda di (I Can’t Get No) Satisfaction dei Rolling Stones, eseguono il loro primo live in Giappone.

La carriera dei Devo è tutt’altro che un’involuzione: nel 1980 pubblicano Freedom of Choice, altro successo commerciale e di critica. Il titolo dell’album parla dell’illusione e della futilità della libertà di scelta. Nell’ultimo verso di “Freedom of Choice”, i Devo cantano: “Libertà di scelta è ciò che hai / Libertà dalla scelta è ciò che vuoi”.

I tour dei Devo diventano ancora più ambiziosi: non soltanto Giappone, ma anche Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Olanda e Canada. In Australia, il loro EP Dev-O Live staziona per tre settimane in cima alle classifiche.

Il successo comincia a tramontare con il sesto album, Shout, a cui non seguono le vendite commerciali sperate. Il batterista, inoltre, abbandona il gruppo poco prima del tour promozionale e i Devo sono costretti a prendersi una pausa di riflessione.

Tre anni dopo, nel 1987, i Devo tornano sulle scene con un nuovo batterista, ex componente degli Sparks, David Kendrick. Ma la situazione non sembra volgere per il meglio, sembra finita l’epoca dei Devo: gli album Total Devo e, in particolare, Smooth Noodle Maps non riescono a raccogliere il consenso di pubblico e critica. Si sciolgono di nuovo e singolarmente portano avanti le collaborazioni più disparate, anche per il cinema. Fino al 2010, quando dopo vent’anni, tornano con un nuovo album, Something for Everybody. È il testamento di Casale che si spegne nel 2014 in seguito a un arresto cardiaco. 

Immagine di copertina via Wikipedia