I Diaframma di Federico Fiumani: la band più sottovalutata del rock italiano

I Diaframma di Federico Fiumani: la band più sottovalutata del rock italiano

In occasione dell’uscita di Siberia Reloaded 2016, Federico Fiumani, intervistato da Rolling Stone, alla domanda se “esiste un limite massimo […] per poter salire su un palco a fare la rock band”, ha risposto così:

Qualche anno fa pensavo di sì, ora mi sono accorto che amo molto le rughe sul palco, un senso di verità e di bellezza all’incontrario che mi affascina.

Federico Fiumani sul palco ci sta da un bel po’. Musicista instancabile, per una causa di forza maggiore, perché come lui stesso ha detto: “suonare spezza l’angoscia esistenziale”.

Con i suoi Diaframmi, dal 1980, contando soltanto una pausa di un anno, è ancora in attività. Ha pubblicato quasi 40 album, tra quelli registrati in studio, concerti e raccolteAnche se le formazioni sono cambiate nel tempo, l’anima del gruppo, prima ancora del corpo di Fiumani, è rimasta la stessa. Lo spirito continua, prendendo in prestito le parole di un altro grande gruppo italiano di quegli anni: i Negazione.

La Firenze degli anni ’80

I Diaframma sono oggi, come spesso si dice in questi casi, una band cult. Gli si sta riconoscendo, da qualche anno, un’importanza “seminale” per il rock italiano. Nati in un clima straordinario, diremmo irripetibile, che era la Firenze dei Litfiba, dei Pankow, dei Moda (senza accento) di Andrea Chimenti, negli anni Ottanta.

Scelgono il nome “diaframma” perché “ci piaceva la fotografia”, dicono oggi. Nella stessa intervista, Fiumani racconta così quegli anni:

Rispetto a ora, [Firenze] era veramente un luogo meraviglioso, poi magari a vent’anni si vedono le cose in modo un po’ naif. Comunque era veramente molto viva.

Musicalmente l’ispirazione dei Diaframma viene dall’Inghilterra. È la new wave dei Cure e dei Joy Division. Ma la voce canta in italiano. A farlo, nella sua prima formazione, è Nicola Vannini. La voce del primo Ep, Altrove.

Siberia: il capolavoro dei Diaframma

L’anno successivo, il 1984, avviene il primo cambio importante. A prendere il posto di Nicola al microfono è Miro Sassolini. Una scelta che si rivelerà cruciale: l’album che stanno per pubblicare passerà alla storia come il più importante, non soltanto della loro discografia. È Siberia.

Un gioiello ristampato anche nel 2016. Un capolavoro post-punk. Alla sua uscita vende circa 50mila copie. Sarà una dei massimi successi di Fiumani. La giornalista di OndaRock, Mimma Schirosi, ha scritto:

‘Siberia’ andrà a ricavarsi un’intoccabile nicchia d’ascolto, che si rigenera ogni anno attraverso la capacità di rendere fedelmente i fantasmi decadenti che albergano in ognuno, all’interno di una teca senza tempo, che continua a risplendere di luce propria.

Le pubblicazioni dei Diaframma si susseguono, da qui in poi, senza tregua. A volte a essere pubblicati sono anche due album all’anno. Subito dopo Siberia infatti è il momento di 3 volte lacrime. Un disco più solare rispetto alle atmosfere cupe del precedente capolavoro.

La band non è in grado di ripetere il successo di Siberia, iniziano gli screzi. Dopo l’uscita di Boxe, nel 1988, Miro lascia il gruppo. I Diaframma si sciolgono, ma la fine però è provvisoria. La canzone dell’addio è Gennaio, contenuta in un EP uscito proprio nel 1989. Sarà una delle canzoni più ascoltate dei Diaframma. Stavolta canta Fiumani.

Il ritorno con Fiumani alla voce

La pausa segna una trasformazione nel gruppo, accentuata anche dal lavoro dell’etichetta Ricordi che prende il posto dell’indipendente IRA e della seguente Diaframma RecordsRicordi vuole puntare sull’aspetto commerciale, con un suono più accattivante, più pulito. Nel 1990 esce In perfetta solitudine, prodotto da Vince Tempera. Quest’ultimo chiede a Fiumani e alla sua band di partecipare a Sanremo. Ma lui rifiuta. Rifiuterà sempre.

Ancora oggi quando qualche giornalista malizioso gli chiede se farebbe il giudice in un talent show, come il suo collega Manuel Agnelli degli Afterhours:

Il fatto è che sarebbe un lavoro, mi porterebbe via del tempo e io adoro non fare niente. E poi non mi piace giudicare gli altri, non mi reputo nemmeno all’altezza. È stressante, tutte le critiche sono brutte gatte da pelare

La collaborazione con la Ricordi dura poco, nel 1992 con Anni Luce si torna nel circuito indipendente. Fiumani è un cane vagabondo. Nella scena underground i Diaframma ritornano a fare musica come vogliono. 

Escono album di altalenante successo, ma tutti riconoscibili. Lì c’è lo spirito dei Diaframma. Tra le opere più belle, da segnalare: Il ritorno dei desideri, prodotto da Gianni Maroccolo (ex CCCP, CSI) e Non è tardi che vale il Premio Ciampi.

Di questi anni è anche il bellissimo Confidenziale, un album del 1994 che raccoglie le esibizioni live chitarra e voce di Fiumani. Struggenti, poetiche ed emozionanti. Un formato, quello confidenziale, tra i più amati dai suoi fan.

La riscoperta dei Diaframma

Intorno agli anni 2000 escono due album splendidi, Albori e I giorni dell’IRA. Documenti per tutti gli amanti della band che raccontano il primo periodo dei Diaframma

Il nuovo millennio registra una vera e propria Diaframma Renaissance. Un momento di scoperta musicale per le nuove generazioni. Dove trovano spazio, accanto a opere inedite, come il bel disco Camminando sul lato selvaggio del 2007, o Niente di serio del 2012, tantissimi live e raccolte.

Nel 2008 esce anche un album tributo, intitolato “Il dono – Artisti vari reinterpretano i Diaframma”. Un’opera emblematica dove si possono ascoltare 17 brani di Fiumani suonati e cantati da Dente, Alessandro Grazian, Marlene Kuntz, Le luci della centrale elettrica, Tre allegri ragazzi morti, Zen Circus e molti altri. Musicisti profondamente influenzati dal lavoro dei Diaframma.

Quando gli hanno chiesto se “ha un rimorso artistico, qualcosa che se tornasse indietro non rifarebbe”, Fiumani ha risposto come sempre ci ha abituato. Senza banalità:

Forse negli anni ’90 ho coltivato troppo il mio orticello da solo, avrei dovuto maggiormente confrontarmi con gli altri, ma del resto gli altri chi erano? Dov’erano?

Immagine di copertina | fotografia di Claudia Zavaglini