Le voci che hanno lasciato il segno nella lotta per i diritti civili

Le voci che hanno lasciato il segno nella lotta per i diritti civili

Le donne che hanno fatto la storia, con le lotte, scoperte, emancipazioni o semplici messaggi di forza, coraggio o pace non sono solo da rintracciare tra le pagine della politica, della scienza o della filosofia. Anche nella musica sono tantissime quelle che hanno lasciato il segno, non solo con la loro voce ma anche con i loro testi, le loro azioni. Da Annie Lennox a Nina Simone, ripercorriamo insieme le vite incredibili ricche di emozioni e spesso enormi sofferenze di alcune delle più rappresentative donne attiviste nella musica dell’ultimo secolo.

1. Billy Holiday. Baltimora, 7 aprile 1915 – New York, 17 luglio 1959

Eleanora Fagan, conosciuta anche come Billy Holiday o Lady Day. Cantante afro-americana dall’animo jazz e blues, la sua voce sofferta ed emozionante resterà immortale, ma la sua vita è stata tutt’altro che facile. Un’infanzia difficile e tormentata, relazioni burrascose e guai finanziari la portarono a rifugiarsi nell’alcol e nelle droghe.
Tra le sue canzoni più famose Strange Fruit che divenne, negli anni ’40, un inno della protesta per i diritti civili contro le discriminazioni razziali.

2. Aretha Franklin. Memphis, 25 marzo 1942

Aretha Franklin, soprannominata La Regina del Soul o Lady Soul per le sue enormi abilità vocali e per la sua abilità di dare quel tocco soul a qualsiasi cosa canti, lo Stato del Michigan ha ufficialmente dichiarato la sua voce una meraviglia della natura, mentre nel 2005 le è stata consegnata l’onoroficenza più alta per un cittadino americano: la Medaglia presidenziale della libertà, conferita dal Presidente degli Stati Uniti a coloro che hanno dato “un contributo meritorio speciale per la sicurezza o per gli interessi nazionali degli Stati Uniti, per la pace nel mondo, per la cultura o per altra significativa iniziativa pubblica o privata”.
Tra le canzoni che hanno fatto la storia della musica, indimenticabile la sua Respect (per il Rolling Stone tra le 500 migliori canzoni di tutti i tempi); sua perché la versione originale è quella incisa nel 1965 dal cantante statunitense Otis Redding.
Nel testo di Redding il punto di vista è quello di un uomo che chiede alla propria compagna di essere rispettato e considerato, nella versione della Franklin i ruoli si scambiano. Questa canzone divenne un inno per i movimenti femministi negli Stati Uniti e per l’abolizione di alcune forme di apartheid ancora presenti negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60.

3. Nina Simone. Tryon, 21 febbraio 1933 – Carry-le-Rouet, 21 aprile 2003

È stata una cantante, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili negli USA. Una donna che aveva conosciuto da vicino, sin da bambina, le pratiche della segregazione razziale imposte nella sua comunità in Carolina del Nord. Nel 1963 in seguito a un attentato dinamitardo in cui persero la vita quattro bambine afroamericane, Nina Simone compose la sua prima canzone di protesta, Mississippi Goddam (Maledetto Mississippi).

«All I want is equality, for my sister, my broche, my people, and me».

Ha lasciato che musica e politica riempissero interamente la sua esistenza, mettendola progressivamente a servizio delle battaglie per i diritti civili. Con Four Women la Simone traccia un ritratto acustico della sottomissione della donna nera americana, schiava della sua bellezza o della sua situazione sociale.

4. Annie Lennox. Aberdeen, Scozia, 25 dicembre 1954

La cantante britannica ha ricevuto dalla Regina, nel 2011, la medaglia dell’Ordine dell’Impero Britannico per il suo impegno in Africa e per la lotta all’Aids. Il degno riconoscimento per il suo supporto attivo nel sociale che l’ha vista partecipare a grandi eventi benefici come il Live 8 del 2005 e sostenere organizzazioni come Oxfam. Nei primi anni ’80 il ricercato sound degli Eurythmics era uno dei più popolari della New Wave, tra le hit impossibile non ricordare Sweet Dreams.