Le donne che hanno combattuto i pregiudizi nella musica classica

Le donne che hanno combattuto i pregiudizi nella musica classica

Ascoltare oggi una canzone pop o rock cantata o suonata da donne è molto comune, ma quella che ci appare una normalità non deve farci dimenticare che si tratta di una conquista. Prima dell’avvento della “musica leggera”, la storia della musica classica era dominata dagli uomini.

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Per le donne non è stato semplice emanciparsi e trovare una propria strada. Eppure ci sono state grandi compositrici, anche se oggi le abbiamo dimenticate, che insieme a Bach, Mozart e Beethoven hanno avuto la stessa dignità artistica, combattendo continuamente i pregiudizi (come è stato per il cinema e la pittura).

Ildegarda di Bingen

Benedettina tedesca, venerata come santa dalla Chiesa, Ildegarda è stata una donna straordinaria dotata di raffinata cultura e gusto. Nata a Bermersheim vor der Höhe nel 1098 e vissuta fino a 80 anni, è stata scrittrice, drammaturga, poetessa, filosofa, linguista, cosmologa, naturalista e musicista. Ha composto più di 70 opere, raccolte in Symphonia harmoniae celestium revelationum. Oltre ai Carmina ha composto anche l’Ordo Virtutum, uno dei più antichi drammi liturgici arrivati ai giorni nostri. Composto verso la metà del XII secolo, quest’opera narra delle “personificazioni delle virtù” che dispiegano “la visione armonica del loro regno e della loro potenza, la luce, i profumi, il rigoglio di un’esistenza dedicata all’amore ultraterreno”.

Louise Farrenc

Facciamo un salto temporale e arriviamo al 1804, quando nasce Louise Farrenc. Fin da piccolissima ha studiato musica, tanto che la famiglia si accorge presto del talento. Oltre alla tecnica pianistica, Louise aveva anche una spiccata inclinazione per la composizione. Studiava però lontano dai conservatori, accessibili soltanto ai maschi. A pubblicare le sue opere è stato il marito, anche lui musicista, che per tutta la vita ha spronato la moglie a continuare la sua carriera. Negli anni trenta, Louise inizia le sue tournée in giro per l’Europa, diventando una celebre musicista. La sua rivincita se la prende nel 1842, quando siede alla cattedra di pianoforte del Conservatorio di Parigi, prima donna. Ci resterà per più di 30 anni.

Fanny Mendelssohn

Nata ad Amburgo nel 1805 e morta giovane a soli 41 anni, Fanny è stata la sorella del più celebre Felix Mendelssohn. Durante gli studi, in famiglia, ha avuto la possibilità di usufruire degli stessi insegnanti di Felix, mostrando allo stesso modo una precoce abilità nel comporre. Ma anche in questo caso, la sua vita fu ostacolata dai pregiudizi, sostenuti anche dal padre: “La musica diventerà la professione di Felix, mentre per te, Fanny, può e deve essere solo un ornamento”. Il fratello era molto dolce con lei, aiutandola ad arrangiare i suoi pezzi. È morta dopo alcune complicazioni in seguito a un ictus mentre eseguiva un’opera di Felix.

Amy Beach

Facciamo un salto oltreoceano e conosciamo Amy Beach. Amy è stata una bambina prodigio: a un anno già sapeva cantare perfettamente quaranta canzoni; a tre leggeva e a cinque componeva valzer. Merito anche della madre, pianista e cantante che l’aveva introdotta allo studio del pianoforte. È stata una musicista formidabile, riconosciuta e apprezzata, almeno fino al momento del matrimonio, quando è stata costretta a ritirarsi per occuparsi della casa. Una volta morto il marito però ha ricominciato a suonare intraprendendo lunghissimi tour in Europa e in America. Oggi le sue opere sono entrare di diritto nella discografia essenziale della musica classica contemporanea.

Judith Weir

Arriviamo ai giorni nostri con Judith Weir. La pianista nata a Cambridge, in Inghilterra, nel 1954, oggi è una delle compositrice più affermate e apprezzate della musica contemporanea. La sua scrittura è stata paragonata a quella di Britten: con “un colpo di mano fa sì che semplici idee musicali appaiano misteriose”. Ha scritto opere anche per la televisione. È stata nominata “Maestro di Musica della Regina”. La prima donna a ricevere questo posto, dal 1626. Sarà forse il caso, a questo punto, di declinarlo al femminile.

Immagine di copertina: Pierre-August Renoir, Yvonne e Christine Lerolle al piano