Chi è stato Edward Ellington, il ritratto di un

Chi è stato Edward Ellington, il ritratto di un "Duca" della musica

Uno dei geni del XX secolo. Compositore sopraffino, instancabile, ispiratore di un’infinità di musicisti. Il suo lavoro ha principalmente coinvolto le orchestre e rientra in un genere di musica riassumibile come jazz. Anche se Duke Ellington è stato molto, molto di più.

Edward Kennedy Ellington nato a Washington nel 1899, all’alba del nuovo secolo, non poteva immaginare che avrebbe rivoluzionato la musica.

“Duke” è un nomignolo che gli affibbiano i suoi compagni, quando Edward è ancora un ragazzino. Il motivo è nei suoi modi, nei gesti, affettati, frutto dell’educazione della sua famiglia. Una famiglia afroamericana piccolo borghese, il cui padre aveva servito come cameriere alla Casa Bianca.

Da piccolo Duke non ama solo la musica, ma l’arte in generale. Da grande si immagina illustratore. Come abbiamo visto nel caso di Nabokov, Duke è sinestetico. Per lui la musica ha un preciso colore. Questo lo aiuterà a muoversi con maggior destrezza attraverso tutti i “suoni” della sua orchestra.

Un genio normale: Duke Ellington

Quando pensiamo a un genio pensiamo a un’anima tormentata. La vita di Ellington è stata però tranquilla. Si esibisce come pianista alla fine degli anni Dieci. Suona accompagnandosi con altri musicisti. Alla fine degli anni ’20 suona fisso al Cotton Club, uno dei locali più importanti di Harlem a New York. Qui potrà sperimentare le sue intuizioni musicali e dedicarsi alla ricerca, fondamentale, dell’organico. Durante uno dei suoi concerti, ad ascoltarlo c’è Maurice Ravel che rimane colpito dal talento del ragazzo.

Harlem, il quartiere dove muove i suoi primi passi musicali, e a cui rimarrà legato per tutta la vita, avrà un ruolo centrale nel lavoro di Duke. È un microcosmo, fonte inesauribile di ispirazione.

La sua carriera prende la giusta piega negli anni ’30. Quando entrano nella sua orchestra membri importantissimi come Rex Stewart alla tromba, Ben Webster al sax tenore e Jimmy Blanton al contrabbasso. Gli si affianca un altro compositore, Billy Strayhorn, che per trent’anni sarà il suo collaboratore.

La sua carriera è lunga più di mezzo secolo. Le composizioni che portano la sua firma sono oltre 1500. Non sono mai state contate tutte con precisione e non esiste un catalogo ragionato. Ha composto di tutto: dalla musica da cabaret, ai musical, dai concerti per solisti a quelli per orchestra, dal balletto alle colonne sonore.

Sono stato ispirato da tutto quello che ho ascoltato. Una delle più grandi ispirazioni è quella di aver sentito tutti i grandi pianisti, un po’ dovunque. […] Ciascuno aveva la sua personalità ben spiccata alla tastiera. Quelli diplomati al conservatorio e quelli che suonavano a orecchio.

Non a caso per Ellington, fatto decisamente raro, si è parlato non di jazz ma di musica espressionista del Novecento. Di “quadri musicali”. Tra le sue ispirazioni, oltre alla pittura, c’è anche la letteratura. Shakespeare, ad esempio.

Il lavoro fondamentale con l’orchestra

Una delle chiavi del successo di Ellington, oltre al suo talento, è la formazione dell’orchestra. L’aver tenuto solido un gruppo di straordinari musicisti per anni. Alla maniera di un sapiente imprenditore. I suoi musicisti Duke se li sceglieva uno a uno. Fatto abbastanza anomalo per un compositore di allora, i pezzi venivano pensati e scritti per la sua orchestra. Non, come nel mondo della musica classica, per qualunque musicista.

“La musica del Duca va suonata dal Duca, altrimenti si impoverisce”, ha spiegato Stefano Zenni. Sulle partiture non scriveva gli strumenti, ma i nomi (e in certi casi i soprannomi) dei musicisti che l’avrebbero suonate.

Ellington in questo fuggiva qualunque rigore accademico. Un genio impossibile da copiare, ma un ispiratore di principi. Esempio per generazioni di musicisti, non solo jazzisti, ma anche classici.

I suoi principi, racconta sempre Zenni, sono questi:

Pensa con la tua testa, non stare dietro alle regole accademiche della musica, dai coerenza alla narrazione musicale, immagina l’inimmaginabile, pensa di essere oltre le categorie.

Dopo gli anni 40, alcuni compagni si prendono una pausa. L’era delle grandi orchestre sembra volgere al tramonto. Ma durante un live del ’56, proprio Duke Ellington la riporta sulla cresta dell’onda, facendo scatenare il pubblico. È la definitiva consacrazione.

Inizia la serie di interminabili tour e la vittoria di tantissimi premi, tra cui il prestigioso Pulitzer. La vita si spegne il 24 maggio del 1974, per un cancro ai polmoni.

Una vita sacrificata completamente alla musica. Duke non ha mai perso un’idea per strada, l’ha sempre trascritta sul suo strumento. Anche in una camera d’albergo chiedeva un pianoforte per non farsi cogliere impreparato. Subito dopo un concerto se era necessario.

Ti consigliamo, oltre ad ascoltare la sua musica, anche il libro autobiografico “La musica è la mia signora“, edito da minimum fax. 

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