Édith Piaf, guida per principianti

Édith Piaf, guida per principianti

La voce di Édith Piaf è l’essenza della musica. Nella sua sfortunata vita tante sono state le tragedie e le sofferenze del corpo; ma fino all’ultimo giorno Piaf ha cantato con la stessa incorrotta voce.

Questo dualismo è presente fin nel nome d’arte che ha scelto. Nasce come Édith Giovanna Gassion ma quando inizia la sua carriera di cantante professionista viene semplificato in Piaf che nell’argot (il dialetto) francese significa “passerotto“, per via della sua piccola e fragile corporatura.

Oggi a questo “passerotto”, come soltanto ai più grandi musicisti della storia, è stato dedicato il nome di un asteroide: il 3772 Piaf.

La biografia di Piaf, almeno nei primi anni della sua vita, sembra un romanzo fantastico. I genitori sono entrambi artisti di strada, il padre è contorsionista, mentre la madre cantante. Piaf nasce una notte di dicembre del 1913, secondo la leggenda, sul marciapiede del numero 72 di rue Belleville. Ancora oggi è possibile vedere la targa commemorativa.

I genitori, troppo poveri, decidono di affidarla alle cure della nonna, un’ammaestratrice di pulci. La leggenda della Piaf continua, pare infatti che i biberon della nonna non contenessero latte ma vino rosso, “per farla crescere più forte”.

Piaf inizia a cantare a otto anni, in strada, accanto al padre che si esibisce nelle sue contorsioni. La sua voce è già piena e matura, tra i suoi pezzi forti c’è La Marsigliese.

A 20 anni, dopo l’esibizione in un cabaret degli Champs-Elysées viene scoperta da un impresario che la fa debuttare nel 1935. I parigini cominciano a conoscere la sua incredibile voce. Rapidamente il suo nome si diffonde in tutto il Paese.

Nel 1945 canta il suo capolavoro “La vie en rose“, una canzone di rinascita che sarà l’inno di una nazione intera che si appresta a tornare alla vita dopo il tragico conflitto mondiale.

Il suo mito raggiunge anche gli Stati Uniti. Di questo periodo è il tragico amore con il pugile Marcel Cerdan. Tra i due c’è soltanto uno scambio di lettere, ma quando lui vuole raggiungere Piaf a New York rimane vittima di un incidente aereo.

Quella sera Piaf canta lo stesso; “l’hymne à l’amour”, dedicandolo a Marcel, e nel mezzo dell’esibizione crolla svenuta sul palco. Da quel giorno Edith viene colpita da depressione e da artrite reumatoide. L’artrite le procura grandi dolori che le impediscono di respirare bene, comincia a fare uso di morfina. Nonostante tutto non smette mai di cantare.

Da quel momento Edith diventa un’istituzione e continua a comporre quelli che diventeranno in tutto il mondo grandi classici come ad esempio “Les amants“.

Tra gli ultimi capolavori di Piaf c’è “Non, je ne regrette rien” del 1960. È la canzone della sua vita, un pezzo che soltanto con la sua voce può acquistare l’intensità perfetta. Solo Piaf può guardarsi indietro, vedere la sua esistenza tragica e sfortuna, e gridare, a piena voce, “no, non rimpiango niente”.

Immagine tratta da YouTube