Elio e le Storie Tese, guida per principianti

Elio e le Storie Tese, guida per principianti

Oggi tutti conoscono Elio e le Storie Tese. Spesso invitati in televisione o passati in radio, sono stimati e apprezzati per la loro irriverenza e la satira dei costumi italiani. Ma quella che oggi sembra una consacrazione è forse la parabola creativa in fase discendente della band.

Un gruppo che ha raggiunto il suo apice come band “di culto” negli anni Novanta e che è riuscita a raccogliere schiere di fan con canzoni originali e dissacranti che nessuno è riuscito a ripetere anni dopo (e forse neanche loro stessi).

La band pubblica il primo album alla fine degli anni ’80. Ad accompagnare Elio ci sono musicisti straordinari, virtuosi. Rocco Tanica, ad esempio, aveva collaborato sia con i Righeira che con De André.

La band sembra ricalcare da una parte le orme dei grandi modelli italiani come Skiantos e Squallor e dall’altro del maestro assoluto, Frank Zappa.

A renderla apprezzata, ovviamente, ci pensano i testi, apparentemente “trash“, ma in realtà scritti con una grande cura, trattando temi adolescenziali, politici, religiosi, legati al disagio, al degrado, alla provincia, ecc. con numerosi giochi di parole, calembour e doppi sensi.

Un esempio si può ascoltare già nel loro primo album, Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu, del 1989, un disco caratterizzato da grande ricercatezza formale e una rappresentazione satirica di quegli anni.

Il loro successo commerciale è subito ostacolato dalla censura. I testi, eccessivi e goliardici, coinvolgono tutti: un esempio altissimo, e oggi riconosciuto capolavoro della band, è sicuramente “Born To Be Abramo”.

Altra traccia che ebbe molta fortuna nella discografia di Elio e le Storie Tese, ancora oggi eseguita durante i live come cavallo di battaglia, è “Servi della gleba”, un capolavoro rock, contenuto nel loro album più bello, Italyan, Rum Casus Çikti.

A metà degli anni ’90 l’Italia intera comincia a conoscere il fenomeno di Elio e le Storie Tese, grazie alla loro partecipazione a Sanremo. Il brano, “La Terra dei Cachi“, è una finta canzone di protesta colma di luoghi comuni sul nostro paese che riesce ad arrivare seconda.

Il singolo a Sanremo segna la parte finale del periodo d’oro della carriera degli Elii che con Eat The Phikis pubblicano l’ultimo grande album. Qui si trovano “inni generazionali” che hanno fatto la storia della band, come “Mio cuggino” e “Tapparella”.

Nel 1998 muore uno dei componenti storici della band (Paolo Panigada), e gli Elio e le Storie Tese subiscono un brutto colpo creativo. Gli album che seguono risentiranno di una certa discontinuità. Sembra quasi che la band, ormai raggiunto il successo, componga con il “pilota automatico”. Pubblicando canzoni di indubbia qualità, ma sempre più di rado.

Oggi che sono famosissimi, hanno perso quel genuino disagio che li aveva contraddistinti negli anni ’90. Ma quell’autenticità la si può riascoltare durante i loro live esplosivi, momenti unici per riassaporare il suono di una band geniale.

Immagine via YouTube