Brian Eno: “La musica ha perso la sua umanità”. Colpa della tecnologia

Brian Eno: “La musica ha perso la sua umanità”. Colpa della tecnologia

“Tutto sarà così perfetto fino a quando non ci sarà più alcun segno di umanità”

Brian Eno, uno degli autori moderni più importanti, non ha solo inventato le architetture sonore della musica elettronica, ma è legato al successo di musicisti fondamentali: dai Velvet Underground a David Bowie, passando per Talking Heads e U2.

Dai sintetizzatori glam rock degli anni ’60 con i suoi Roxy Music, ne ha fatta di strada percorrendo territori musicali inesplorati e sperimentali. Un percorso che l’ha portato a mettere sotto un’altra prospettiva l’importanza della tecnologia a favore della ruvidezza sonora. In un breve estratto della BBC, il produttore musicista racconta che l’uso esclusivo di apparecchiature digitali, come i sequenziatori  e i campionatori, può radicalmente cambiare la creatività di un musicista e il suo approccio alla musica.

Se da un lato l’uso del computer è utile (e la discografia di Brian Eno lo dimostra: è lui infatti l’inventore della musica ambient), quello che suggerisce Eno è che tali innovazioni inducono a pensare che la perfezione sia uno dei principali obiettivi di un artista. Nella musica e nei film abbiamo raggiunto un punto in cui ogni elemento può essere completamente automatizzato e riprodotto tecnologicamente. Questo è sì un passo in avanti che consente ai musicisti di talento che non hanno accesso a costose attrezzature di registrare ottime produzioni, ma permette anche ai produttori con poca o nessuna formazione musicale di trasformare rapidamente i suoni rendendoli perfetti. Insomma la tecnologia è sì democratica, ma incoraggia troppo i produttori e i musicisti ad appianare ogni ruvidezza e di conseguenza ogni errore, anche nelle registrazioni di chi suona strumenti analogici.

“La tentazione è di levigare ogni singolo dettaglio” – commenta Brian Eno“Quando si ascolta una cosa per più e più volte e magari c’è una parte della batteria che è leggermente meno precisa, allora la si sostituisce con un’altra. L’effetto immediato è di peggiorare quella parte: senza accorgertene stai gradualmente omologando l’intera canzone, anche se ogni singolo ritmo, ogni singola parte di chitarra, ti sembrerà perfetta”.

Eno prova a spiegare che i cosiddetti happy mistakes all’interno di un brano, ovvero gli errori felici che derivano dal caso, suggeriscono involontariamente nuovi modi di suonare e nuovi arrangiamenti ai musicisti che li hanno commessi. Questi sono fondamentali per dare la giusta personalità ad una canzone.

Ma allora è bene servirsi della tecnologia?
Una risposta arriva da una citazione dalle sue curiose Strategie Oblique “Onora i tuoi errori come un’intenzione nascosta”.

Insomma se l’intenzione della tecnologia è quella di appianare tutto, cerca invece di osare perché “La perfezione non è umana e non è un obiettivo degno di musica”.

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