Erik Satie, guida per principianti

Erik Satie, guida per principianti

Ci sono autori di musica classica il cui nome è più famoso delle loro opere, e altri, all’inverso, che si perdono dietro la loro musica: è il caso di Erik Satie. Le sue composizioni sono state prese in prestito da molti film e musicisti (da Verdone a Clair, da Chocolat a Lana del Rey) ma pochi conoscono effettivamente la sua vita. 

Vita

Éric-Alfred-Leslie Satie, noto più semplicemente come Erik, nasce a Honfleur, una città della Bassa Normandia, nel 1866. Qui muove i suoi primi passi, facendo la spola con Parigi. A Honfleur, inizia a prendere le sue prime lezioni di musica da un organista del luogo. Alla morte della nonna paterna si sposta a Parigi tornando dal padre che dopo la morte della consorte si era risposato con una giovane insegnante di piano. Sarà lei a continuare a dare lezioni al giovane Erik. Deciso a entrare al conservatorio, i suoi professori non gli riconoscono alcun talento così Erik decide di formarsi da autodidatta.

A Montmartre, diventa presto un assiduo frequentatore de Le Chat Noir dove conosce Debussy. Nel 1905 Satie vive il suo periodo migliore conoscendo lo scrittore e poeta Jean Cocteau e il pittore Picasso.

Per tutta la sua vita Satie ha attirato la curiosità dei cronisti del tempo che ne riportavano le sue “assurde manie”. Come ad esempio quella di vivere in un appartamento, chiamato da lui stesso “l’armadio”, composto da due stanze, di cui utilizzava soltanto una mentre l’altra era chiusa a chiave. Alla sua morte, nel 1925, venne aperta: conteneva una marea di ombrelli.

Opere

Tra le tante manie di Satie c’era anche quella del numero tre. Molte delle sue composizione sono raggruppate infatti in cicli di tre come ad esempio le Gymnopédies, una delle sue opere più belle e importanti. Il nome deriva da una festività spartana. L’opera è semplice e originale allo stesso tempo. Quello che interessava Satie non era sperimentare, anzi voleva abbandonare le complessità del passato, lasciandosi alle spalle secoli di intrecciate arditezze armoniche utilizzando nelle prime diciotto battute soltanto sei note. Non c’è nessuno sviluppo, o evoluzione, nessun passaggio, ma solo un istante prolungato.

Le Gnossiennes sono invece sei brani composti per pianoforte e il termine è un oscuro neologismo di Satie, c’è chi sostiene che derivi dalla parola “gnosi” chi invece da Cnosso, rifacendosi al mito di Teseo, Arianna e il Minotauro. Sono state composte tra il 1889 e il 1897. Sono delle danze, dai motivi semplici, ripetitivi e incantevoli.

Frutto della collaborazione di Satie, Cocteau e Picasso è Parade, un balletto diretto da Massine. Viene portato per la prima volta su un palco il 18 maggio 1917, al théâtre du Châtelet a Parigi. In piena prima guerra mondiale l’universo poetico di Satie si oppone alla brutalità del mondo moderno, ma come la storia ci ha insegnato, sarà costretto presto a cedere il passo.

Immagine via YouTube