Il mito di Jimi Hendrix rivive sul grande schermo: «Jimi: All Is by My Side»

Il mito di Jimi Hendrix rivive sul grande schermo: «Jimi: All Is by My Side»

Il suono della sua chitarra, inarrestabile, più che da uno strumento sembrava provenire direttamente da lui, un’estensione naturale del suo genio e delle sue dita, amplificatori della sua arte: il mito di Jimi Hendrix sta per rivivere sul grande schermo.

Esce il 18 settembre, esattamente 44 anni dopo il giorno della scomparsa del chitarrista, il film a lui dedicato. John Ridley, lo sceneggiatore che ha vinto il premio Oscar per il film “12 anni schiavo” ha scritto e diretto «Jimi: All Is by My Side» dopo aver ascoltato una registrazione fatta da Jimi Hendrix a New York pochi mesi prima di morire, Sending My Love to Linda.

Il film racconta un anno della vita di Jimi Hendrix (interpretato da André Benjamin, André 3000 del gruppo hip hop OutKast), tra il 1966 e il 1967, dalle prime esibizioni a New York, al successo della sua partecipazione al Monterey Pop Festival, dove incendiò la sua Fender Stratocaster bianca. Ma mostra anche le difficoltà di Hendrix a reggere il successo e i suoi problemi con la droga che lo porteranno alla morte, a Londra, il 18 settembre 1970.

Il film è stato prodotto nonostante la famiglia Hendrix fosse contraria, questo il motivo per cui non sono presenti nel film musiche originali, non è stata concessa l’autorizzazione ad accedere al repertorio originale.

Secondo alcuni critici l’opera di Ridley non riesce a mostrare la genialità della musica di Hendrix, non racconta come questo sia riuscito a diventare da mestierante turnista (iniziò suonando per Wilson Pickett, Little Richard e Tina Turner) al re della chitarra psichedelica.

Ma l’idea del realizzatore del film era quella di ricreare l’atmosfera in cui Hendrix si muoveva con la sua chitarra, mostrare la Swinging London per capire in quale clima fosse nato il mito.

Il chitarrista che impugnava la chitarra come fosse un’arma – tenuta al contrario perché mancino –  simbolo di quella contestazione giovanile che viveva e della quale interpretava bene l’idea rivoluzionaria e di ribellione, arrivò a suonare la chitarra con i denti, un atto estremo che ipnotizzava il suo pubblico. Questo carattere così forte e deciso l’aveva ricevuto da sua nonna, un’indiana cherokee che lo educò durante l’infanzia a Seattle e che gli regalò probabilmente il suo primo strumento musicale: un’armonica che ricevette quando aveva quattro anni.

È incredibile pensare che dal blues elettrico del suo primo singolo (Hey Joe, 1966) alla sua morte siano passati solo pochi anni e quattro album (Are you Experienced?, Axis: Bold as Love, Electric Ladyland, Band Of Gypsies), e che siano però bastati a mostrare al mondo intero la sua genialità che lo rende ancora oggi un mito senza eguali.