Chi è Franco Cerri. Il chitarrista milanese che avvicinò gli italiani al jazz

Chi è Franco Cerri. Il chitarrista milanese che avvicinò gli italiani al jazz

Quando parliamo di rock, di pop, di jazz siamo sempre molto restii ad aggiungere nella lista dei più grandi interpreti del genere anche gli artisti italiani. Il rock a cui pensiamo subito è quasi sempre quello anglofono, dei Rolling Stones, dei Pink Floyd; anche se in Italia abbiamo avuto dei gruppi straordinari come ad esempio la PFM.

Stessa cosa vale nel pop, pensa ai famosissimi a-ha (di cui abbiamo sentito di recente una bellissima versione acustica di take on me) e ai nostri raffinatissimi Matia Bazar.

Caso eclatante nel mondo del jazz è la figura di Franco Cerri. Chitarrista straordinario che ha suonato con i più grandi della musica e che oggi è praticamente sconosciuto alle ultime generazioni di appassionati di musica. 

Cerri non soltanto è stato un pioniere del genere, ma ha anche avuto il merito di far conoscere al pubblico italiano questo bellissimo genere, usando come canale principale la televisione. Raccontare la sua storia vuol dire oggi raccontare un momento unico del nostro passato recente in cui il jazz appassionava milioni di telespettatori.

La prima chitarra, il giovane Franco, la riceve a diciassette anni, cominciando a suonare come autodidatta (“che ha imparato suonando” come lui stesso ha detto in un’intervista). È un regalo del padre, l’ha pagata 78 lire: “So che la desideravi”, gli dice: “Ma non ci sono soldi per un maestro: arrangiati”.

Prima di dedicarsi a tempo pieno alla musica, Cerri è costretto a lavorare. Fa il muratore (“Ricordo il freddo di certi inverni, le imprecazioni, la fatica, ma anche l’orgoglio di portare soldi a casa, perché soldi non ce n’erano”). Poi entra alla Montecatini e lavora come ascensorista.

Franco studia ogni volta che ha tempo e suona, suona, suona. A 20 anni già comincia a suonare la chitarra in compagnia di alcune piccole orchestre, dimostrando la sua spiccata qualità di virtuoso. “Finita la guerra si ballava nei cortili di Milano. Cominciai a suonare in un’orchestra, senza sapere cosa: andavo a orecchio.”

Un giorno si presenta Gorni Kramer ad ascoltarlo. “Sembrava un domatore di leoni. Imponente. Chiese se qualcuno fra noi conosceva dei brani americani. Suonammo insieme. Da allora, per vent’anni l’ho seguito in giro per il mondo”. Il suo debutto è nello spettacolo Vento del nord. Già da queste prime registrazioni e questi lavori si mette in mostra un lato di Franco che farà la fortuna del chitarrista milanese: l’ironia.

Tra le prime canzoni infatti c’è La classe degli asini di Natalino Otto. Franco suona con l’orchestra di Kramer. Durante la registrazione Natalino chiede a bruciapelo a Franco dove si trovano i Pirenei, e il chitarrista risponde divertito, camuffando la voce: “I Pirenei… I Pirenei si trovano, se si cercano. Ma se non si cercano, no!” La battuta diverte così tanto Kramer che decide di lasciarla all’interno della canzone.

È il 1949 e Franco raggiunge uno dei picchi della sua carriera: suona per due settimane all’Astoria di Milano con Django Reinhardt e il violinista Stéphane Grappelli. Un privilegio toccato a pochissimi.

Con il proprio gruppo inizia un tour in Europa dove incontra i più grandi musicisti del jazz, suonando con loro: Wes Montgomery, Chet Baker, Lee Konitz e moltissimi altri. Qualche anno dopo, nel 1966 si esibirà anche nel prestigiosissimo Lincoln Center di New York.

Ma Cerri non è soltanto bravo con la chitarra: ogni tanto suona anche il contrabbasso. Con Billie Holiday e Chet Baker, come puoi vedere qui sotto.

Di Chet, Franco diventa molto amico, e si frequenta per più di tre anni. D’altra parte Chet Baker era un grande amante del nostro Paese. Il trombettista invidiava la sua normalità: “Aveva un animo gentile“, ha raccontato Cerri: “Le sue note lo raccontano.”

Nella prima metà degli anni ’50, la RAI (con una dose di sfrontatezza che oggi sembra aver perso, basti vedere la programmazione di questa splendida e irriverente mini serie di Paolo Villaggio), chiama Cerri per presentare alcuni programmi sulla musica jazz.

I programmi sono in grado di avvicinare il pubblico italiano a questa musica nuova, originale e ritenuta spesso troppo colta. In Di jazz in jazz e Jazz primo amore, Franco Cerri si mette in mostra non soltanto come splendido musicista ma anche come showman. In televisione è sciolto e sembra starci benissimo. Farà anche qualche incursione nel seguitissimo Il Musichiere.

La consacrazione la conquista, sempre con la sua ironia, grazie a uno spot pubblicitario, per cui diventerà goffamente noto come “l’uomo in ammollo”.

Franco Cerri con la sua presenza, simpatia e talento, ha spinto tantissimi giovani allo studio della chitarra. Tanto che insieme al chitarrista classico Mario Gangi ha anche pubblicato un corso in sessanta lezioni per lo studio della chitarra. Il manuale ha avuto successo, ed è stato ristampato per quattro edizioni. Si dedica anche all’insegnamento nella scuola civica di jazz di Milano dalla quale usciranno tanti musicisti jazz che hanno collaborato anche con lo stesso Franco Cerri.

Ultimamente le sue comparsate in tv, complice anche l’età, sono sempre più rare. Oggi ha 91 anni. Tra le ultime si possono ascoltare quella al Festival di Sanremo per la canzone Tua e nel 2014 per una versione swing di Vattene amore suonata insieme a Elio e le storie tese e Mietta.

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