Franz Liszt, guida per principianti

Franz Liszt, guida per principianti

Se dovessimo rispondere alla domanda “qual è stato il più grande virtuoso del pianoforte nella storia della musica?” sicuramente diremmo Franz Liszt. Senza togliere nulla ai suoi numerosi colleghi, quello che è riuscito a fare Liszt con il pianoforte è stato senza precedenti, ha rivoluzionato la tecnica pianistica, stagliandosi come dominatore assoluto dello strumento.

La grande tecnica però non l’ha mai privato del sentimento e della modestia, altri capisaldi dell’animo sfaccettato del pianista ungherese.

Ripercorriamo brevemente la sua biografia e ascoltiamo alcune delle sue opere più belle.

La vita

All’origine della sua grande tecnica pianistica c’è, come sempre in questi casi, un talento precoce. Già da piccolo, all’età di neanche dieci anni, mostra enormi capacità musicali. È aiutato in parte anche dalla natura, visto che ha delle mani più grandi del normale che gli permettono di muoversi sulla tastiera con agilità e destrezza.

Appoggiato dalla famiglia, conscia delle grandi qualità del ragazzo, gira per l’Europa per studiare composizione e teoria, a Vienna e poi a Parigi. Nel 1825, si esibisce a Londra al cospetto di re Giorgio IV. La sua fama di pianista si era già diffusa in tutta Europa. A 17 anni insegnava. Di questo periodo è anche l’amicizia con molti musicisti del tempo, tra cui Chopin cui sarà legato per tutta la vita.

Liszt non conosce soltanto la musica, uomo colto e mondano, si innamora di Marie d’Agoult, contessa parigina, con la quale fugge in Svizzera e in Italia dove nascono Cosima e Daniel (la prima sposerà il grande compositore Wagner).

Dopo un periodo intenso e creativo, all’inizio degli anni cinquanta, che lo porta a comporre le sue opere più importanti e a esibirsi davanti a Napoleone III, Liszt manifesta un forte impulso religioso, tanto che nel 1865 diventa abate concentrandosi nella composizione di musica sacra. Muore dopo una polmonite il 31 luglio 1886.

Ascolto

Liszt è stato un formidabile virtuoso, titano del pianoforte. Molte delle sue composizioni sono studi di bravura nei quali, come ha detto il musicologo Massimo Mila: “È adunato tutto l’arsenale delle difficoltà tecniche”.

La grande tecnica di Liszt però, come dicevamo, non è fine a se stessa, ma è sfruttata come strumento per raggiungere inedite sonorità e aprendo scenari originali per il suono e il colore.

Tra i pezzi più noti del musicista c’è sicuramente la Rapsodia ungherese n.2. È uno dei pezzi per pianoforte più noti, soprattutto per la sua difficilissima esecuzione. Colpa della velocità, dei “trilli” e delle grandi distanze che bisogna percorrere sulla tastiera. 

Amante dell’arte e della cultura italiana, Liszt trovò una grande fonte di ispirazione nella Commedia dantesca. Proprio al poeta dedicò una grandiosa sinfonia divisa in due parti (Inferno e Purgatorio), per soprano, coro femminile e orchestra. La prima esibizione, viste le poche prove, fu un disastro. Oggi è riconosciuta come una delle opere sinfoniche più belle e originali di Liszt.

Nella sterminata discografia di Liszt si nascondono anche sei meravigliose composizioni per pianoforte che non hanno forse la fortuna che meritano nel grande pubblico. Lo stile di queste Consolazioni ricorda quello dei Notturni di Chopin. Il nome viene da un poema di Lamartine. Tra le più belle esecuzioni c’è sicuramente questa dell’immenso pianista ucraino Vladimir Horowitz.

Immagine via Wikipedia