Innuendo: l'urlo alla vita di Freddie Mercury contro la malattia

Innuendo: l'urlo alla vita di Freddie Mercury contro la malattia

C’è una canzone capolavoro dei Queen dal respiro talmente sinfonico che non sembra più neanche una canzone. Una mezza dozzina di “sezioni”, uno dei più memorabili assoli chitarristici della storia della band, straordinarie evoluzioni vocali “drammatiche” di Freddie Mercury, un testo schietto e umano. È un brano che solo i Queen potevano fare. Come dici? No, non è Bohemian Rhapsody.

Percorso da un tono disperato illuminato però da lampi di positività e di fiducia, Innuendo è il primo brano dell’omonimo ultimo album dei Queen originali, il quattordicesimo. Poco dopo, al termine di una lotta di 4 anni con l’AIDS, Freddie Mercury sarebbe morto. Tutto l’album è un “grido” alla vita. Un esempio importante di come i grandi artisti del rock hanno affrontato la morte. E potrebbe essere definito perciò un “testamento”, un “canto del cigno”—Innuendo contiene anche The show must go on di Brian May e These are the days of our lives di Roger Taylor: ma questa etichetta forse ai Queen non piacerebbe.

Probabilmente avrete capito qual è il mio problema. Bene, basta così, e non voglio che questo cambi le cose. Non voglio che si sappia. Non voglio parlarne. Voglio solo andare avanti, e lavorare, finché davvero non crollo. E mi piacerebbe che voi foste con me in questa cosa.

La band ha rievocato spesso le parole con cui Freddie gli spiegò perché aveva fretta di tornare in studio subito dopo l’uscita di The Miracle (1989), per registrare ancora, fino alla fine. Nel documentario Days of our life Roger Taylor dice che creare nuovi pezzi, registrarli, sembrava davvero l’unica cosa che desse a Mercury la forza di andare avanti. E una volta in studio, ricorda May, la band era come avvolta in un manto speciale: Freddie era sempre positivo, divertendosi molto a fare ciò che sapeva fare meglio di tutti.

Anche per questo sarebbe riduttivo definire Innuendo un mero “testamento”. Raccontiamo la splendida title track con l’aiuto di un video di Polyphonic.

Innuendo: il “grido” di Freddie Mercury alla vita

Il paragone con Bohemian Rhapsody viene naturale. Ma se quella era frutto dell’ingegno solitario di Mercury, Innuendo è una vera “opera di gruppo”. Ciascuno dei membri ha avuto la sua parte nello scriverla. Come sostiene May in Days of our Lives: “lavoravamo come una famiglia“. E il pezzo nacque da una jam degli strumentisti. Brian May, Roger Taylor e John Deacon.

Innuendo è quasi un brano progressive. Forse ispirata a Kashmir, il classico dei Led Zeppelin, l’intro del pezzo è una cupa marcia—che ricorda un bolero anche se non ne ha il ritmo—imbottito di sintetizzatori e chitarre. Come tutta la prima sezione. Nel testo delle due strofe, iniziato da Mercury e terminato da Taylor, gli inveterati vizi dell’umanità—razzismo, rapacità, superstizione—sono messi a confronto con i tempi lunghissimi delle formazioni geologiche: paragonati alla sabbia desertica, alle onde che si rompono, all’erosione del suolo e della roccia.

Ma il ritornello è uno squarcio luminoso.

Oh yes we’ll keep on trying
Tread that fine line.

Al termine della prima sezione la canzone rompe nel primo interludio. Due versi enigmatici su arpeggi sospesi, e arriva improvvisa la splendida sezione spagnolesca. Il solo alla chitarra acustica è di Steve Howe—chitarrista degli Yes, e prima ancora della band psichedelica underground Tomorrow: fu il primo non-Queen a suonare la chitarra in un disco dei Queen. Come ha ricordato lui, il gruppo gli chiese di improvvisare liberamente, senza neanche informarlo sulla struttura del pezzo. Venne fuori qualcosa che ai Queen piacque molto.

Senza la sincerità verso se stessi non c’è libertà

Dopo la parte flamenco, c’è una sezione intermedia che ricorda Bohemian Rhapsody, di fatto un intermezzo fra due soli di chitarra. Perfettamente in accordo con il “messaggio” generalmente ottimistico della canzone: incoraggia a scegliere il proprio percorso nella vita, a sentirsi liberi, inseguire le proprie passioni.

You can be anything you want to be
Just turn yourself into anything you think that you could ever be
Be free with your tempo, be free, be free
Surrender your ego be free, be free to yourself.

Dopo il secondo solo, che è la ripresa del primo da parte di Brian May in un linguaggio da chitarrista rock, ci si riaggancia all’inizio con un finale potentissimo, che cambia di segno le affermazioni dei primi versi. Riaffermando il senso della canzone: se si vuole che la propria vita abbia un significato, la prima regola è tentare di essere sinceri verso se stessi. Bisogna continuare a provarci, per sempre: Till the end of time…

Nel video qui sopra, Robert Plant canta Innuendo accompagnato dai tre membri superstiti dei Queen nel concerto-tributo a Freddy Mercury del 1992.

Immagine: Copertina