Serge Gainsbourg e la canzone più sensuale della storia

Serge Gainsbourg e la canzone più sensuale della storia

Nel cimitero di Montparnasse, a Parigi, una tomba non distante da quella di Baudelaire è tuttora oggetto di devoti “pellegrinaggi”. La tomba di un uomo ipersensibile, sarcastico, affetto, come egli stesso scriverà, da una “forsennata misoginia” e—paradosso solo apparente—un grande amante. Serge Gainsbourg, che, come ricorderà lo scrittore Marcel Aymé:

Cantò l’alcol, le ragazze, gli adulteri, le auto veloci, la povertà, i mestieri tristi.

Rive droite, IX arrondissement di Parigi, primi anni ’40. Proprio Aymé, insieme a un altro leggendario scrittore francese, Céline, incontrano spesso il giovane Lucien Ginsburg che abita anche lui da quelle parti. Terzogenito di un pianista ebreo russo e di una casalinga ebrea ucraina. Un ragazzino sveglio e irrequieto, che l’aneddotica presenta già in bilico fra vitalismo e nichilismo. Yves Salgues, che ha scritto una biografia intitolata, significativamente, “La provocazione permanente“, ricorda che si fece cacciare dal liceo per aver risposto audacemente a un professore antisemita. E che portava la stella gialla imposta agli ebrei parigini con ostentazione, facendo l’occhiolino ai soldati che incontrava.

Gainsbourg dalla pittura alla musica

È un’ipotesi con poco fondamento, ma affascinante: che la riuscita in un certo campo artistico implichi il fallimento in un altro. Lucien fu un pittore mancato. Alla pittura si era dedicato per dieci anni, dopo l’espulsione scolastica. Senza riuscire, e facendosi spesso mantenere dalle sue compagne. Si “reinventa” allora come pianista, seguendo le orme del padre. Suona nei locali standard di Gershwin, Nat King Cole, Billie Holiday. Alla fine del decennio si fa notare come cantante.

1958, primo album di Lucien. Brani iconici come “L’alcool” e soprattutto “Le poinçonneur des Lilas“, pezzo sociale sulla misera vita di un bigliettaio. Siamo nel territorio della canzone francese classica. Prestissimo abbandonato da Lucien, che intanto è diventato Serge Gainsbourg. Negli anni ’60 guadagna un successo sempre maggiore.

La canzone più sensuale della storia: “Je t’aime… moi non plus”

Negli anni ’60 Gainsbourg lavora anche per il cinema. Scrive la colonna sonora del film “Streap-tease”. L’omonima canzone è cantata per prima da Nico, protagonista del film. Poco dopo conosce Brigitte Bardot: tra i due nasce una seria relazione. Bardot è la prima “musa” e alla sua immagine Gainsbourg resterà comunque devoto. Con lei incide, nel 1967, la prima, straordinaria versione di un pezzo passato alla storia anche perché censuratissimo. “Je t’aime… moi non plus“.

La descrive benissimo Massimo Raffaeli in una puntata di Wikiradio dedicata a Gainsbourg. “Je t’aime” è una canzone:

Parlata, accennata, in una specie di ondulazione ritmica, a due voci che si richiamano e si intercalano. “Je t’aime… moi non plus” non racconta nulla. Ma è la presa diretta su un rapporto sessuale, in cui i respiri, i sospiri, hanno un peso maggiore delle parole. Parole strappate a un ritmo sonnambolico. Come un’onda fisica, emotiva, che sale per infrangersi a un certo punto, nel suo attimo di liberazione, ma anche di ossessione. […] La voce di lei è dentro una morbidezza totalmente ricettiva. Quella di lui è tesa, straniata.

È proprio la voce maschile a pronunciare le parole “L’amour physique est sans issue”, l’amore fisico è senza uscita. Il rapporto con le donne è il centro dell’opera di Gainsbourg. Che ne ostenta volentieri gli elementi contraddittori. Un misto di adulazione, diminuzione e invidia della ricettività femminile, che può provare forse soltanto chi in fondo tenga ben ferma dentro di sé un’idea, diciamo così, platonica della donna.

La canzone diventa un classico soprattutto nella versione registrata con Jane Birkin. La giovane “seconda musa” di Gainsbourg, che lo accompagna per tutti gli anni ’70. Viene pubblicata nel 1969 in Italia: la Rai ne vieta perfino la pronuncia del titolo.

Histoire de Melody Nelson

Nel 1971 esce l’album che renderà Gainsbourg un autore di culto. “Histoire de Melody Nelson” è un “concept album” la cui influenza musicale arriverà per vie oblique fino agli Air e ai Portishead. Tutto, in questo album dominato dallo sguardo maschile, è passato alla storia della musica leggera. Dai bassi funky ai testi recitati, dai gridolini di “En Melody”—sorta di “Je t’aime” aggiornata—alla “ninfetta” in copertina (la stessa Jane Birkin), ai raffinati arrangiamenti orchestrali.

Il declino di Gainsbourg

Musicalmente, non si attenuerà mai quello che Raffaeli definisce, con espressione da critico letterario, “l’inesausto sperimentalismo” di Gainsbourg. Alla fine dei ’70 si trasferisce in Giamaica. Ne esce un album che incrocia la canzone francese col reggae. Forse l’album più edonista di Gainsbourg: “Aux armes et caetera”. La title-track è una specie di “profanazione” della Marsigliese.

Gli anni ’80, però, segnano il declino, improvviso e apparentemente assoluto, di Gainsbourg. Anzitutto, per il bevitore ed esagerato fumatore, un declino fisico. Ma anche una deriva del personaggio, le cui provocazioni appaiono sempre più stanche, fatue, grottesche. Soprattutto nelle apparizioni televisive. Brucia una banconota da 500 franchi in diretta. Chiede a Whitney Houston se vuole andare a letto con lui. Trasforma lo Studio n. 3 di Chopin in un greve brano synth-pop e ci canta sopra con la figlia un testo intitolato “Lemon incest“. Siamo di fronte alla parabola del provocatore che, invecchiando, diventa patetico? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto, i pellegrinaggi sulla tomba di Gainsbourg a Montparnasse proseguono.

Qui trovi la folle autobiografia di Gainsbourg, “Gasogramma“. Qui una bella raccolta di cento testi dell’autore, con ampia introduzione. I suoi album invece li trovi qui.

Immagini: Copertina