Il geniale George Martin, noto anche come

Il geniale George Martin, noto anche come "il quinto Beatle"

Paul McCartney, John Lennon, George Harrison, Ringo Starr… e George Martin. No, non ci siamo sbagliati. Anche se il suo nome a molti non dirà nulla, è noto come “il quinto Beatle”. Un produttore e compositore che ha lavorato per i Fab Four da dietro le quinte.

In questo video realizzato da Polyphonic, intitolato non a caso “George Martin: The Fifth Beatle”, viene spiegato come sia riuscito a definire il suono dei Beatles.

La sua storia che non ha incrociato soltanto quella dei genietti di Liverpool (ma anche degli America, di Céline Dion, Kate Bush, Phil Collins, Jeff Beck e altri) ci mostra un lato inedito dei Beatles. Martin, più di chiunque altro, è riuscito a spingere ancora più in là il loro suono. Ad arricchirlo di straordinari contributi orchestrali. Aiutandoli a superare i loro “limiti” musicali.

Il primo incontro con i Beatles

All’inizio degli anni sessanta c’è il grande rifiuto della casa discografica Decca.

Non ci piace la loro musica, e le chitarre stanno passando di moda.

Questa è stata la motivazione. È il 1962 quando George Martin ascolta i loro nastri. Prende l’aereo e li va a trovare di persone. Fiuta il loro potenziale. Anche se la sua prima impressione non è positiva:

Sono piuttosto orribili.

A difesa di queste impressioni negative bisogna dire che i Beatles che conosciamo oggi non erano così all’inizio. Erano molto, ma molto più grezzi. Nel modo in cui si presentavano e come suonavano. E qui si inserisce il genio di Martin: li aiuta a colmare il vuoto tra quello che sono e quello che vogliono diventare.

I progetti che ha in serbo sono molto chiari. Estremi, all’inizio. Ad esempio sostituire Ringo Starr con Andy White, ritenuto più adatto. Nel singolo Love Me Do Ringo viene accreditato infatti al tamburello. Martin capisce però il suo potenziale, sia per l’immagine che per il suono della band. Facendolo sedere stabilmente alla batteria.

Gli arrangiamenti orchestrali

Uno dei più importanti contributi al suono dei Beatles è sicuramente quello degli arrangiamenti orchestrali. L’aggiunta, ad esempio, dei tappeti d’archi. Detta così non sembra un grandissimo contributo. Ma si tratta quasi di una rivoluzione. Diventa uno degli aspetti più riconoscibili dei Beatles. Come in Yesterday o Eleanor Rigby.

Queste aggiunte che oggi ci sembrano intuizioni quasi ovvie, al tempo dei Beatles non lo erano affatto. Sentire in un brano rock dei violini era una novità.

Martin è stato, si potrebbe definire così, la mano del gruppo. Letteralmente, in certi casi. Colui che è riuscito, ad esempio, a trascrivere su spartito la creatività dei quattro. Come nel caso dell’assolo di tromba in Penny Lane dettato a voce da McCartney.

Il suono psichedelico

Quando parliamo di assoli non possiamo non citare quello al contrario del brano “I’m only sleeping”. O le percussioni di Tommorrow never knows. Che sembrano registrate ieri. Il contributo orchestrale di Martin ha aiutato a creare quel suono acido e psichedelico che ha contraddistinto una certa produzione dei Beatles.

Come in Strawberry Fields Forever o I am the Walrus. Un tocco che si può sentire nella sua massima pienezza nell’album straordinario Sgt Pepper’s lonely hearts club band.

La mano di Martin si nasconde dietro tantissime canzoni dei Beatles, da Rain a Yellow Submarine. Talmente tante che non si possono citare in un singolo pezzo, ma abbastanza per aggiungere alla lista dei quattro Beatles, anche un altro George.

Immagine di copertina