Il genio americano che ha inventato le copertine dei dischi come le conosciamo oggi

Il genio americano che ha inventato le copertine dei dischi come le conosciamo oggi

Oggi la copertina di un CD o di un LP è riconosciuta come un’espressione artistica della stessa dignità del suo contenuto musicale. Una bella copertina, come nel caso dei libri, può fare la fortuna commerciale di un gruppo, così come una brutta al contrario può essere una condanna. A volte le copertine possono anche essere oggetto di accesi dibattiti. Come nel caso recente di Roger Waters.

Nel passato le copertine sono state realizzate anche da artisti del calibro di Andy Warhol, o da Hugo Pratt, nel caso italiano. Non erano più semplicemente delle confezioni, ma parte integrante dell’opera. A tal punto che molti dischi ce li ricordiamo più per la copertina che per il contenuto.

Oggi i dischi fisici sopravvivono ancora con qualche difficoltà. Secondo uno studio condotto dalla British Phonographic Industry le vendite di CD rispetto al 2015 hanno subito un calo dell’11,7%, il download quasi del 30%. Lo streaming invece surclassa ormai ogni formato, con ben 45 miliardi di canzoni ascoltati in rete soltanto nel Regno Unito. Ma sopravvivono bene anche i vinili che, grazie a un recente revival, hanno registrato un risultato che non si vedeva addirittura dal 1991.

Quella della fruizione musicale, rispetto alle altre arti, è una parabola in continuo mutamento, che negli ultimi anni ha visto un processo teso da una parte alla digitalizzazione e dall’altra verso l’acquisto di oggetti di qualità, come appunto i vinili.

Anche in passato le cose erano diverse da come le conosciamo oggi, anche nelle scelte che oggi ci sembrano ovvie, come proprio la copertina. I vecchi dischi non l’hanno sempre avuta, un tempo erano venduti nei negozi in una confezione anonima di carta marrone che non aveva nessuna scritta esterna se non il logo dell’etichetta discografica.

Per capire quale disco si era comprato, e per ripescarlo dalla libreria e metterlo sul piatto, si faceva affidamento a un foro centrale che ne mostrava il titolo e l’autore stampati sul vinile.

Soltanto alla fine degli anni trenta, la Columbia Records iniziò la produzione di copertine illustrate. Il primo LP della storia che aveva questo nuovo formato era stato realizzato dal giovanissimo grafico Alex Steinweiss per l’album del pianista Richard Rodgers: “Smash Song Hits by Rodgers & Hart”.

All’inizio la Columbia non era convinta di far fronte ai costi aggiuntivi per le nuove stampe colorate. Ma il successo di quella prima copertina fu immediato e si convinsero presto che quella era la strada giusta da percorrere.

Il passo successivo per certificare il nuovo corso era quello di riproporre vecchio materiale (un’opera di Beethoven) e con la scusa di una nuova registrazione della sua Eroica di stamparlo con una copertina. L’etichetta registrò un aumento delle vendite del 900%.

Steinweiss era stato un genio per aver trovato quella intuizione e nella sua carriera (ha poi ricoperto il ruolo di direttore artistico alla Columbia) realizzò oltre 250mila copertine per album di qualunque genere. Oggi le sue più rare opere sono oggetto di ricerca per i collezionisti. Tra quelle più belle c’è la Rapsodia in blu di Gershwin e una copertina di Beethoven, il cui prisma colorato sarà anche il protagonista di una copertina più famosa che tutti gli amanti del rock conoscono.

Immagine via YouTube