George Gershwin, guida all'ascolto

George Gershwin, guida all'ascolto

Se c’è stato un musicista che nei primi anni del Novecento è riuscito a incarnare l'”età del jazz” e la musica classica questo è sicuramente George Gershwin. Raffinato, elegante e cortese, Gershwin è stato l’espressione più alta e allo stesso tempo popolare della musica dello scorso secolo.

In lui hanno convissuto diverse anime, dal compositore di musical a quello per concerti, dall’artista intellettuale all’affabulatore popolare; è stato il tipico ragazzo americano ma allo stesso tempo un figlio di immigrati, bianco e “nero dalla pelle bianca”. Oggi i motivi delle sue composizione risuonano nell’orecchio di tutti, grazie all’enorme diffusione sia nei film che nella televisione. Le sue opere sono state riprese da Walt Disney a Miles Davis.

Ripercorriamo la sua vita, la sua ascesa al successo ma anche le critiche (mantenendo sempre sullo sfondo la sua America e soprattutto New York) in un percorso travolgente terminato troppo presto.

Cresciuto nel Lower East Side di Manhattan, i suoi genitori sono due emigrati ebrei di origini russe e lituane. È il secondo di quattro figli. Questi quartieri sono luoghi perfetti dove lasciarsi contaminare sia dalla cultura americana sia da quella europea, russa, afroamericana e ovviamente yiddish.

La prima “rivelazione folgorante” (così la definisce lui stesso) ce l’ha nel cortile della scuola quando per caso ascolta Humoresque di Dvorák. Si avvicina così al pianoforte (a dieci anni inizia senza un metodo), facendo pratica alacremente ma senza trascurare il contatto con gli altri amici di scuola e di strada. È un ragazzo come tanti, soltanto che sulla parete della sua cameretta non ha appeso i poster di pin up o di eroi del pugilato, ma le fotografie dei grandi compositori della storia della musica.

Prende lezioni con un maestro di pianoforte che gli fa conoscere soprattutto il lavoro del contemporaneo Ravel e Debussy. Da adolescente, in parte grazie al suo talento al pianoforte e in parte grazie a un suo amico, riceve un ingaggio a Broadway. Il suo primo successo come autore di canzoni, a livello nazionale, è del 1919: è Swanee un pezzo cantato da Al Jolson, un cantante bianco molto famoso allora che si dipingeva il viso di nero.

I pezzi che Gershwin compone presto ristabiliscono il canone della cultura popolare americana. A Swanee seguono The Man I Love, ’S Wonderful e Fascinating Rhythm.

Nel 1922 mostra il suo interesse per la musica nera con l’operetta Blue Monday Blues, ambientata nella centotrentacinquesima strada di Harlem. Non è un lavoro perfetto ma proprio per questo mostra nella sua fase evolutiva il suono che strada facendo ricerca Gershwin. In questa opera si rintracciano anche sonorità blues.

Un altro momento chiave della sua carriera è il 12 febbraio 1924 quando alla Aeolian Hall di Manhattan Gershwin viene invitato dal “re del jazz sinfonico” Paul Whiteman per scrivere un’opera che fosse adatta alla sua band. Whiteman voleva portare il jazz alla stessa dignità della musica classica, ma quando Gershwin suonò Rhapsody in blu non poteva immaginare di meglio. Il pubblico ascolta rapito l’esecuzione, dall’inizio celeberrimo con il clarinetto, fino all’accordo finale: un fragoroso applauso segna l’inizio del successo di Gershwin.

“Mi capita spesso di sentire musica nel cuore stesso del rumore”, dice Gershwin a proposito della sua Rapsodia. Tra il pubblico quella sera ci sono anche molti mostri sacri della musica classica, come il direttore d’orchestra Stokowski, il violinista Heifetz e il pianista Rachmaninov che parlano del compositore newyorchese come di una “nuova speranza per la musica americana”.

Qualche anno dopo porta in tournée la sua Rapsodia in Europa, e conosce anche Ravel e altri suoi maestri che si complimentano per il suo lavoro. Al ritorno in America compone il poema sinfonico “Un americano a Parigi”. Rispetto alla Rapsodia, questa seconda opera fa sentire un maggior sviluppo melodico e armonico. È un altro grande successo di pubblico e critica.

Gershwin seppur preparatissimo dal punto di vista tecnico è molto timido nel mostrare di cosa è capace, chiedendo consiglio (e qualche volta anche lezioni) ai musicisti che incontra. Durante un colloquio con Ravel quest’ultimo gli chiede: “Perché volete diventare un Ravel di seconda mano, quando siete già un Gershwin di prim’ordine?”.

Grazie agli studi con il compositore russo Joseph Schillinger, Gershwin lavora a Porgy and Bess, il suo ultimo capolavoro. Da tempo voleva scrivere un’opera lirica in chiave jazz. Si mette a lavoro nel 1934 e nel cast di musicisti e cantanti chiama soltanto neri. La storia, un misto di commedia e dramma, è quella di un mendicante zoppo che si innamora di Bess che non può ricambiare il suo amore perché è vittima della passione (e delle manipolazioni) di altri uomini. Questa diversità di registro permette a Gershwin di mostrare tutte le sue sfumature musicali. Impiega diciotto mesi a finirla, e scrive di sua mano tutte le partiture orchestrali.

All’interno dell’opera c’è sicuramente quella che è ancora oggi una delle melodie più amate del suo repertorio: Summertime. A differenza delle partiture classiche, in questo brano Gershwin prevede una considerevole libertà di espressione. L’esecutrice una volta attaccato può muoversi a piacere, cantando glissati, abbellendo le strofe come preferisce.

Nell’autunno del 1935 debutta, ma non incontra il successo sperato e a cui era abituato. Il pubblico non capisce se si tratta di un musical o di un’opera lirica. Non accontentava nessuno. Un critico scrive: “Non mi dà fastidio che [Gershwin] sia un compositore di musica leggera e non mi dà fastidio che tenti di diventare un compositore serio. Ma mi dà fastidio che tenga il piede in due scarpe”. E invece è proprio qui l’essenza del genio di Gershwin.

Trasferito nel 1936 a Hollywood per comporre colonne sonore, la parabola di Gershwin tramonta troppo presto (quando confessa alla sorella di “aver appena raschiato la superficie di quello che voglio veramente fare”). Muore nel 1937 per un tumore al cervello. Ai funerali si presentano circa 4500 perone, tra questi c’è il sindaco di New York La Guardia e tantissime personalità di spicco della politica e della cultura della città.

Immagine via Flickr