Si può giudicare una persona sulla base dei suoi gusti musicali?

Si può giudicare una persona sulla base dei suoi gusti musicali?

La musica è sempre un ottimo argomento di conversazione quando ci si conosce. È un modo per capire l’altra persona o farsi nuovi amici. Tutto bello, tutto giusto, finché i nostri gusti coincidono con quelli degli altri, ma cosa accade quando non ci sono corrispondenze?

Le nostre risposte sono, in sostanza, due: o si sorvola oppure li giudichiamo. Margherita di Fiore ha scritto in questo articolo pubblicato su Rockit una guida per orientarsi “nel mare magnum di ascoltatori dalle scelte casuali, estreme o obsolete”. È una guida semi-seria che ci riguarda tutti quanti. Non si parla strettamente di canzoni, ma di atteggiamenti che abbiamo nei confronti della musica.

Prima di cominciare con le categorie, è d’obbligo soffermarsi su quelli che rimangono fuori. Chi non trae piacere dall’ascoltare la musica. Per loro una canzone vale l’altra. Sono quelle persone che quando sali in macchina non cambiano ossessivamente stazione per cercare un pezzo preferito, loro ascoltano tutto.

Ci sono poi le persone che invece di ascoltare tutto quello che passa la radio, ascoltano tutto quello che passava la radio quarant’anni fa. In macchina hanno soltanto cd anni ’70 e ’60. La musica è morta in quel periodo, fine della conversazione.

Poi ci sono quelli che si trovano all’esatto opposto delle prime due categorie. Non soltanto ascoltano una musica ricercatissima, ma talmente ricercata che è difficilissimo procurarsi pure gli album. La musica ideale per la macchina? Il canto tuvan delle regioni mongole. Se da una parte è impossibile intavolare una conversazione, dall’altra questi ascoltatori ci vengono incontro esigendo l’assoluto silenzio, perché “la musica è sacra, soprattutto quella del Mali”.

Quando ci troviamo davanti una persona che ci piace ma che ha gusti diametralmente opposti ai nostri ci troviamo di fronte alla quarta categoria. Davanti a “tanta ignoranza” pensiamo due cose, o di fargli conoscere “tutta la grande musica che ascoltiamo noi e che lui/lei si sta perdendo” oppure non vedersi mai più. In realtà la cosa migliore sarebbe una terza via.

Anche se sembra difficilissimo da capire, ognuno ascolta la musica che preferisce. La musica non è soltanto una questione di tecnica, di strumenti, di virtuosismo, di cultura, ma è soprattutto emozione. Quando ci innamoriamo di una canzone può succedere perché ci avviciniamo a quel pezzo in un preciso momento della nostra vita e per noi quella canzone significa tanto. Rispettare questo pensiero vuol dire esigere il rispetto anche per il proprio gusto. E poi chi l’ha detto che non si può imparare dai gusti diversi dai propri. L’arte non è soggettiva, né oggettiva, ma una via di mezzo, che nasce dal confronto.

Immagine via Flickr