Jimmy Page alla chitarra acustica può convincerti che il rock non morirà mai

Jimmy Page alla chitarra acustica può convincerti che il rock non morirà mai

Se senti il nome “Jimmy Page” e la prima cosa che ti viene in mente non è “Led Zeppelin“, allora dovresti ripassare la storia del rock.

Capace di intuizioni geniali—il suo solo in Heartbreaker è alla base dello sviluppo del tapping—quanto di strane pacchianerie, come la cover del quarto preludio di Chopin, il chitarrista dei Led Zeppelin è per alcuni versi un eccentrico (ricordiamo il vezzo di sfregare e battere le corde della chitarra con l’archetto del violino). Ma per altri versi è un chitarrista che punta alla sostanza, non agli ornamenti: il suo suono, “grasso” e dinamico, è sempre stato al servizio della band.

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Gli appassionati conoscono a memoria la sua strumentazione. Ricorderai forse almeno la sua chitarra Les Paul Black Beauty, o la Gibson doppio-manico usata dal vivo per Stairway to Heaven. O la splendida Telecaster “Dragon”, da lui decorata, che vedi in questa bruciante versione live di “Dazed and Confused”, a Londra nel 1969.

Quelle citate sono tutte chitarre elettriche. È meno noto, d’altronde, il lato “unplugged” di Jimmy Page. Oggi ti mostriamo alcuni video che rivelano, in alcune bellissime esibizioni, la confidenza di Page con la chitarra acustica.

Jimmy Page Unplugged

Sebbene egli stesso affermi che la sua prima chitarra sia stata la copia di una Stratocaster, in realtà Page suonava l’acustica in gruppetti skiffle già da ragazzino, come rivela questo video degli anni ’50. Farsi le ossa sull’acustica fu il suo apprendistato.

Prima che si formassero i Led Zeppelin, Page militava in un gruppo “mitico”, gli Yardbirds. Registrò con loro l’orientaleggiante White Summer—poi riproposta nei live degli Zeppelin—uno strumentale tratto dalla canzone popolare irlandese “She Moved through the Fair” e soprattutto dalla versione che il grande chitarrista folk Davey Graham aveva offerto di quella canzone.

Nel video qui sotto puoi vedere Page che, imbracciando una Gibson J-200, la suona da solo splendidamente durante un’ospitata in un programma televisivo inglese del 1970. La qualità video è pessima ma la bellezza ce lo fa dimenticare.

Secondo alcuni, per varie ragioni dalla fine degli anni ’70 Jimmy Page avrebbe gradualmente “perso il talento”. Ma la reunion del 1994 con Robert Plant per la serie MTV Unplugged mostra che simili considerazioni non hanno senso. Si ascolta anzi un Page maturo, espressivo, che gestisce il suono senza mai strafare.

Questo unplugged, da cui è stato realizzato un album intitolato “No Quarternon è una reunion dei Led Zeppelin perché manca il componente forse più “musicista” di tutti, il bassista/tastierista/mandolinista John Paul Jones (il quale non si è mai fatto un’idea del perché non sia stato chiamato: peraltro l’album ha il titolo di una sua canzone).

Non è neanche tutto davvero unplugged: ma i brani in cui Page suona la chitarra acustica—talvolta con un’orchestra a offrire un sostanzioso contributo agli arrangiamenti— sono i più affascinanti.

Insieme a The Rain Song, che vedi nel video sopra, la più bella è forse That’s the Way. Il brano originariamente si trova in un album fondamentale e forse un po’ sottovalutato: Led Zeppelin III, che a dispetto del suo pezzo d’apertura, Immigrant Song, è un disco molto lirico. Il più celebre critico rock di sempre, Lester Bangs, scrisse che That’s the Way era l’unica canzone degli Zeppelin che fosse riuscito a commuoverlo davvero.

Queste registrazioni mostrano che Jimmy Page è un chitarrista ricco di immaginazione e che il suo contributo non si limita a quello che possono offrire una chitarra elettrica e uno stile di matrice blues. Anzi, la forza dei brani dei Led Zeppelin risiede soprattutto nelle numerose influenze musicali—provenienti da monti sonori differenti—che li percorrono.

In un frammento escluso dal documentario It Might Get Loud, confronto intergenerazionale sulla chitarra elettrica con Jimmy Page, The Edge e Jack White, vediamo un Page ormai imbiancato dall’età che suona uno strumentale per conto suo davanti alla finestra. Anche in quella che è poco più che una strimpellata, grazie all’accordatura aperta della chitarra e alla capacità dell’esecutore di suggerire un intero arrangiamento ritmico, emerge tutta la versatilità di Jimmy Page.

Per approfondire ti consigliamo il cd dell’MTV Unledded del 1994, No Quarter. Il documentario It Might Get Loud lo puoi vedere, doppiato, su Rai Play.

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