Un'ora con Jimmy Page: il genio dei Led Zeppelin si racconta

Un'ora con Jimmy Page: il genio dei Led Zeppelin si racconta

Il mio lavoro con i Led Zeppelin ha ispirato musicisti più giovani. E credo che trasformare quel che inizialmente era solo un hobby in un’attività professionale ma comunque molto creativa, continuamente reinventata, sia la vera conquista della mia vita. Ispirare giovani musicisti, passare il testimone, è meraviglioso.

Le grandi rockstar che fra noi immaginiamo ancora ferme ai tempi della più muscolare iconoclastia—gli anni ’60 e ’70—oggi sono, perlopiù, delle icone. Ricevono lauree ad honorem, tengono prolusioni, vengono invitati nelle università a parlare di sé.

Quest’ultimo fatto è capitato a Jimmy Page. Invitato dalla Oxford Union nella più antica università anglosassone, dove ha tenuto un discorso emozionante—che si conclude con la citazione che hai letto all’inizio—in cui ha ripercorso gli inizi della sua carriera e ha partecipato a una sessione di domande e risposte.

Jimmy Page dallo skiffle ai Led Zeppelin

Il discorso di Page è come una lunga risposta alla domanda: come sono diventato musicista? Grazie a una grande passione per le sei corde, ma anche al senso di opportunità.

Al Jimmy Page sedicenne, autodidatta che aveva iniziato a imparare gli accordi, come molti suoi futuri colleghi, sul libro Play in a day, lo skiffle di Lonnie Donegan che rifaceva le canzoni del bluesman rurale americano Lead Belly (scoperto da Alan Lomax), appariva una sorta di grande “ingresso” al mondo della chitarra.

Paradossalmente, il futuro fondatore dei Led Zeppelin, uno dei gruppi della seconda ondata della British Invasion assieme agli Who e ai Cream, aveva—come molti coetanei inglesi—la sensazione che il blues americano venisse da Marte. Una cosa inaudita.

Iniziò allora a suonare il più possibile, cogliendo intelligentemente una delle prime opportunità che gli si presentarono: fare il session man. In tre anni di lavoro (smetterà solo quando gli chiederanno di registrare musica da ascensore) è costretto ogni giorno a inventare e a improvvisare. Impara a leggere la musica. A registrare. A piazzare i microfoni. Capisce cos’è la produzione. Passa alla chitarra elettrica. Quando qualcuno, fra il pubblico di Oxford, gli chiede che valore attribuisca all’esperienza da turnista, Page risponde: incalcolabile.

Nel frattempo, accompagna alla chitarra i reading del poeta Royston Ellis  (colui a cui si deve il nome dei Beatles). A 19 anni, come dice in quest’intervista, non è ancora certo di voler mettere su una band. Cambierà idea presto: arriva una nuova opportunità. Negli Yardbirds, una delle prime rock band inglesi, era entrato il suo amico Jeff Beck, sostituendo Eric Clapton. Una sera, racconta Page al pubblico, li va a sentire (guarda caso a Oxford): proprio quella sera il bassista lascia il gruppo, e Page si offre di sostituirlo.

I Led Zeppelin: costruire un album, fregandosene dei singoli

Poco tempo dopo, diventerà il chitarrista degli Yardbirds insieme a Beck. C’è anche Jimmy Page in una famosa scena di Blow-up di Antonioni. In cui Beck spacca la chitarra imitando Pete Townshend.

Dopo vari cambi di formazione e abbandoni, gli Yarbirds si trasformano, anche perché Page incontra tre persone:

Robert Plant era semplicemente un cantante di Birmingham, John Bonham un batterista che aveva appena iniziato a mettere piede fuori da Birmingham. John Paul Jones lo conoscevo già come turnista.

Ecco The New Yardbirds, poco dopo “Led Zeppelin“. È il 1968.

Facemmo una prova. E la prova… cambiò la vita di tutti noi dal primo pezzo che provammo perché l’intensità di questi quattro musicisti riuniti insieme era qualcosa che nessuno di noi, da solo, aveva mai provato.

Nel video qui sopra invece è l’inizio del 1969. Il gruppo ha appena pubblicato la “pietra miliare” Led Zeppelin I. A proposito, è interessante la risposta di Jimmy Page a una delle domande in cui gli si chiede quanta parte di successo imputa al talento e quanta alla fortuna. Ricorda che fin da subito fu sua intenzione impedire che i Led Zeppelin finissero invischiati nella fabbricazione di singoli per le radio. Perciò:

Visto che i singoli dovevano essere lunghi 2-3 minuti, pensai: ‘bene, il modo migliore per risolvere la cosa è fare pezzi da cinque minuti. Così non potranno passare per radio’.

Come glielo permisero? Page si assicurò che che il primo album fosse interamente già finanziato “dall’interno”. Cioè da lui.

#jimmypage

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Qui c’è la trascrizione completa del discorso di Jimmy Page e del Q&A.

Immagini: Copertina