Cosa ha reso John Bonham

Cosa ha reso John Bonham "il più grande batterista rock della storia"

Al primo posto delle classifiche dei più grandi batteristi rock, come quella di Rolling Stone, c’è quasi sempre lui. John BonhamOgni tanto Keith Moon.

Bonham è ritenuto il migliore non tanto per le sue qualità virtuosistiche, comunque impressionanti, ma per le sue sperimentazioni e innovazioni.

Da quando i Led Zeppelin sono comparsi sulla scena, alla fine degli anni sessanta, il loro impatto sulla musica rock è stato devastante. Tutti e quattro i componenti del gruppo erano dei mostri nel loro strumento. Jimmy Page alla chitarra, John Bonham alla batteria, John Paul Jones al basso e tastiera e Robert Plant alla voce e armonica. “Ma se avessi chiesto agli Zep chi rivestisse il ruolo fondamentale, sarebbero stati tutti d’accordo”.

In un video realizzato da Polyphonic, intitolato “What Makes John Bonham Such a Good Drummer?”, si capisce perché questo componente fondamentale sia stato “Bonzo”. Una forza della natura dietro la batteria.

Chi era John Bonham

Per chi non lo conoscesse, due righe su di lui. Bonham nacque nel ’48 a Redditch, in Inghilterra. Sognò di suonare la batteria già a cinque anni. Ma dovette aspettare qualche anno prima di farlo davvero. All’inizio non fu facile, il suo stile era eccessivamente rumoroso per quei tempi. Pensa che all’inizio, con gli Zep, suonava la doppia cassa. Prima che Robert lo dissuadesse dal continuare, poiché avrebbe coperto completamente il suono della band. Fu un formidabile batterista autodidatta.

La grande innovazione risiede nell’aver stravolto il modo di concepire la percussione, incentrata per la prima volta sul timbro e sulla musicalità piuttosto che sulla tecnica, delineando gran parte degli stili caratteristici della batteria contemporanea.

Con gli Zep, “Bonzo” (chiamato così per la sua calma) suonò fino al 1980, quando perse la vita a soli 32 anni, in una camera d’albergo, soffocato dal suo stesso vomito.

“Il più grande batterista rock”

Ascolta l’intro di questa canzone. Siamo all’album di debutto, ma si sente già un “bel pezzo di Bonham”. Lo stile è chiaro. Invece di limitarsi a suonare la grancassa pulita su ogni battuta, come ad esempio puoi sentire nella traccia degli Stones qui sotto (pubblicata 4 anni prima), Bonham fece qualcosa di diverso. Le accentò con terzine. Un modo di suonare la batteria mai sperimentato nel rock prima, che Bonham prese in prestito dai batteristi jazz come Gene Krupa e Buddy Rich.

Anche nel “semplice” ruolo di accompagnamento, Bonzo non si limitava mai a un compitino. La sua batteria era sincopata e gli permetteva di “jammare” con la band con maggior fluidità. Il suo groove veniva dalla musica funky. Dal maestro James Brown. Anche per questa complicità con la band la batteria di Bonham era originale. In particolare, amava seguire la chitarra di Page. Con la quale in alcune tracce sembra quasi duettare. Si sente chiaramente sempre nelle battute iniziali di Immigrant Song.

La traccia isolata della batteria di Bonzo

La complicità con gli altri strumenti raggiunse anche vette estreme di complessità. Come in Kashmir (che il video spiega molto bene a 5 minuti). O durante il pre-ritornello di Black Dog (a 6 minuti e 53). Una complessità che è più semplice da cogliere ascoltandola che leggendola.

Nel video qui sotto puoi sentire la traccia isolata della sua batteria durante la registrazione di Fool in the Rain. Un modo ancora più immediato per cogliere la grandezza di questo batterista.

Ecco allora spiegato il perché Bonham sia stato la colonna portante dei Led Zeppelin. I brani avevano una tessitura ritmica molto complessa e rigorosa. Non si poteva sbagliare neanche un secondo. E quella struttura così solida, che avrebbe fatto la gioia di molti appassionati di rock, era tenuta sulle spalle da Bonzo. Su quello che John Paul Jones chiamava “Stomp Groove”, ritmo sincopato. Una distrazione e sarebbe tutto scivolato nel caos. Ma per fortuna c’erano le mani possenti del “più grande batterista della storia del rock” a reggere tutto.

Immagine di copertina via YouTube