John Coltrane, guida per principianti

John Coltrane, guida per principianti

L’unica rabbia che posso provare è verso di me, quando non riesco a suonare quello che voglio.

John Coltrane, per qualcuno, è stato il più grande musicista jazz della storia, l’ultimo gigante e il primo trasgressore. Sicuramente è stato un musicista straordinario, dalla parabola artistica rapida e bruciante. Caratterizzata, da un preciso momento in poi, da un’esplosione continua di idee e strade oscure e mai battute.

John William Coltrane nasce il 23 settembre 1926 ad Hamlet, nella Carolina del Nord. Il padre, che lo avvicina alla musica, muore quando il ragazzo ha 12 anni. Resta con la madre e la sua famiglia. Si trasferiscono a Filadelfia e John entra all’interno di una vivace scena musicale. La madre gli compra un sax soprano, anche se lui preferisce il tenore. Ma glielo avevano sconsigliato perché troppo difficile da suonare per “i ragazzini”.

Ha poco tempo per confrontarsi con gli altri musicisti, c’è la guerra. E si arruola in Marina. Trova uno spazio all’interno di una band. Tra i suoi modelli, ovviamente, c’è Charlie Parker.

Quando lo sentii suonare mi colpì in mezzo agli occhi.

Appena torna a Filadelfia si compra anche un sax tenore. Coltrane è un bravo musicista, molto introverso, ma non viene reputato di certo un genio. Il jazz era abituato ad autentici enfant prodige. Lui è ritenuto “troppo vecchio” e “pigro”. In effetti lo ammetterà lui stesso:

Mi limitavo a suonare quello che mi dicevano di suonare.

Il primo incontro con Miles Davis

La musica però comincia ad assorbirlo sempre più. Si avvicina ai più interessanti musicisti jazz della scena. Tra cui il maestro Johnny Hodges. Inizia a fare uso di alcol ed eroina. Nel 1955, incontra Miles Davis ed entra nel suo gruppo.

Davis non è convintissimo di Coltrane. Al sax preferisce di gran lunga Sonny Rollins, ma quello ha lasciato di nuovo le scene. Chissà quando ritorna.

Davis è coetaneo di Coltrane ma a differenza sua è già un gigante. Ha suonato anche con Charlie Parker. In quel periodo però Davis non aveva ancora un proprio gruppo fisso. John lo aiuterà a delinearlo musicalmente. Anche se il primo incontro non è indimenticabile. Il suono di Coltrane non convince né i musicisti, né il pubblico, all’inizio. Nel ’57, esasperato anche dalla tossicodipendenza di John, Miles lo licenzia.

Il secondo incontro con Miles Davis

È un periodo duro per Coltrane. Trascorre tantissimo tempo da solo nella sua casa a Philadelphia. Ma non abbandona mai il suo strumento. Nel maggio 1957 ha una vera e propria rivelazione divina, e inizia a concepire la musica come il mezzo per celebrare il creatore. Lo studio della tecnica è esasperato. È sempre insoddisfatto, anche quando i risultati sono inauditi. A quel punto la trasformazione di Coltrane è totale. Chiude con la droga.

Nel 1957 sperimentai, per grazia di Dio, un risveglio spirituale che doveva condurmi a una vita più ricca, più piena. All’epoca, per gratitudine, chiesi umilmente di avere il privilegio di rendere felici gli altri con la musica. Mi sembra che mi sia stato accordato, rendo grazie a Dio.

Miles lo riprende, l’anno dopo. Sarà con lui fino al 1960, registrando anche quel capolavoro della musica jazz che è Kind of Blue. Suona anche con Thelonious Monk (definito da Coltrane “un architetto musicale di prim’ordine”), e la sua maturità è completa. Nelle stesse settimane in cui incide Kind of Blue registra anche un album tutto suoGiant Steps. Un modo di suonare jazz mai sentito prima.

A Love Supreme

Il suo gruppo, stabile fino al 1965, comprende McCoy Tyner al piano, Elvin Jones alla batteria e Jimmy Garrison al contrabbasso. Coltrane riprende in mano il sax soprano e registra My Favorite Things, uno standard jazz che viene suonato in modo ipnotico. Si sentono atmosfere mediorientali. “Qualcosa che non si era ancora ascoltato nella musica occidentale”, ha detto il giornalista Claudio Sessa in questa bellissima puntata della Radio Rai dedicata all’artista.

Passa dall’etichetta Atlantic a Impulse! E acquista ancora più autonomia. Può sperimentare e chiamare a suonare tantissimi colleghi. Tra cui il chitarrista Wes Montgomery. Sono gli anni del free jazz.

Lui lo suona a modo suo. Vuole raggiungere la semplicità attraverso la complessità. E ci riesce con quello che per molti è stato definito il suo capolavoro. A Love Supreme. Una suite jazz di poco più di mezz’ora che è una dichiarazione di amore al cielo.

Io credo in tutte le religioni, questo è il mio modo per dire grazie Dio.

Le “jam vertiginose del sassofonista e dei musicisti”, ha scritto il giornalista Andrea Coclite: “sono vere e proprie cattedrali di suoni enfatici, quasi violenti”.

Durante la registrazione pare abbia fatto abbassare le luci per ricreare l’atmosfera dei locali fumosi. Il suono di Coltrane a metà degli anni ’60 è qualcosa di mai sentito prima. Durante un concerto sul palco dell’Half Note di New York, Miles Davis chiese: “Ma che diavolo sta suonando?”. “Sembra di stare in chiesa”, ha ricordato Archie Shepp: “la gente ha rivolto le mani verso il soffitto. Si sono alzati tutti in piedi, erano rapiti”.

Bruno Giurato ha paragonato, in maniera molto suggestiva, il suono assoluto di Coltrane con la voce di Carmelo Bene. “La voce che perde prima i significati delle parole, poi l’articolazione, e diventa suono, e infine rumore. Origine”.

Il periodo “free” di Coltrane

Dal ’65 la sua creatività è inarrestabile, incide album in continuazione. Tra questi è da ricordare Ascension. Un elemento imprescindibile del suo periodo “free”. E poi Meditations e altre grandissime opere di rilievo, come Om, Kulù Sé Mama e Selflessness.

Coltrane malato da tempo, ha un tumore al fegato, si cura troppo tardi e muore a New York il 17 luglio 1967. Gli anni dell’eroina avevano provocato guasti terribili. Ancora oggi è un modello per tutti i musicisti e gli artisti in generale. Esempio di dedizione assoluta alla ricerca artistica. Alla ricerca costante di un bello che ancora non è stato definito. Oggi una congregazione religiosa di San Francisco lo adora come un santo. La St. John Coltrane African Orthodox Church. La sua musica aspetta però altrettanto degni seguaci.

Immagine di copertina di Hugo van Gelderen