Quando Miles Davis e John Coltrane suonarono insieme per l'ultima volta

Quando Miles Davis e John Coltrane suonarono insieme per l'ultima volta

Fra John Coltrane e Miles Davis, che collaborarono strettamente fra il 1955 e il 1960, ci fu un rapporto improntato di sottile rivalità, inevitabile tensione, e mutuo rispetto tra fuoriclasse.

Erano entrambi nati nel 1926. Entrambi grandissimi, innovativi musicisti. Tutti e due eroinomani. Le due carriere, però, non corsero su un binario parallelo almeno finché, nel 1955, Davis non inserì Coltrane nel suo quintetto. Il trombettista era già un leader, noto dalla metà degli anni ’40. Aveva già conosciuto gli alti e bassi della fama, registrato con Charlie Parker, e stupito il mondo del jazz con le registrazioni raccolte successivamente in “Birth of the Cool”.

Coltrane, invece, alla metà dei ’50 era ancora un turnista di scarsa notorietà. Di rado regalava al pubblico un assolo, e doveva ancora trovare la propria voce. L’avrebbe trovata a breve. Due anni con Miles Davis, dal 1955 al 1957, furono fondamentali. Lo furono anche i mesi del 1957 passati a suonare con Thelonious Monk. Fra il 1957 e il 1958 registrò infatti i suoi primi quattro LP. E dal gennaio 1958, rientrato nel gruppo di Davis—allora un sestetto—perfezionò lo stile peculiare di improvvisazione al sassofono che il critico Ira Gitler avrebbe definito “sheets of sound”. Grandinate di frammenti di scale e arpeggi in rapidissima successione e con ampia escursione dal grave all’acuto e viceversa, che davano l’impressione di un inestricabile gomitolo di idee tendente al puro fenomeno sonoro.

“Giant Steps” e “Kind of Blue”: Miles Davis e John Coltrane verso l’ultimo tour insieme

Nel 1959, un anno “d’oro” nella storia del jazz, Coltrane partecipò alle sessions di Milestones e di Kind of Blue. E registrò il primo album di pezzi interamente suoi, il capitale Giant Steps.

Alle porte del 1960, il sestetto di Miles, a causa dell’abbandono del sax contralto di Cannonball Adderley, torna quintetto. Oltre al leader e a Coltrane, ci sono Wynton Kelly al piano, Paul Chambers al contrabbasso, Jimmy Cobb alla batteria. Coltrane, in questo periodo, scalpita. Durante le serate nei club, si esibisce in soli sfiancanti, lunghi quasi un’ora. Si prepara a lasciare la band anche lui: proprio quando questa è scritturata per un prestigioso tour Europeo, nell’ambito della serie di concerti “Jazz at the Philarmonic”.

Appena un mese prima di partire, Coltrane, che vuole svincolarsi, suggerisce un sostituto: Wayne Shorter. Ma, poiché Coltrane conosce il repertorio, inclusi naturalmente i brani di Kind of Blue, Davis lo convince a spalleggiarlo per l’ultima volta sul palco nel tour europeo.

Davis e Coltrane in Europa nel 1960

Gli altri membri della band, come ricorda Richard Brody sul New Yorker, hanno descritto un Coltrane particolarmente immusonito durante il tour. “Passava la maggior parte del tempo guardando fuori dal finestrino e suonando scale esotiche al sax”, ha detto Jimmy Cobb. Dalle registrazioni di quei concerti, note agli appassionati, si ascolta un Coltrane davvero sperimentale in modo perfino selvaggio. Questa “So what”, dal secondo show di Stoccolma il 22 marzo, parla da sola.

Puoi ascoltare cinque concerti di quel tour del 1960 nel sesto e ultimo volume della Bootleg Series (dedicata ai live di Miles Davis), appena uscito. Due show all’Olympia di Parigi il 21 marzo, due al Konserthuset di Stoccolma il 22 marzo, e il concerto alla Tivolis Koncertsal di Copenhagen il 24 marzo. La strana impressione che si ha ascoltando i live è che Davis, portando con sé il talentuoso sassofonista in quest’ultimo tour, avesse per una volta relegato se stesso a turnista della band di cui era il leader. A volte, pare una maniera concordata: a un Miles Davis controllato, e incidentalmente più comunicativo, subentra un Coltrane sbilanciato e apparentemente incontrollabile.

Altre volte, Coltrane sembra prendersi la scena di forza, con soli torrenziali, disarticolati, molto più lunghi di quelli di Davis. A volte, come incantandosi su brevi frasi, ripetute in continuazione. Il giorno successivo al concerto all’Olympia del 21 marzo, qualcuno, incline ai paragoni pomposi, scrisse sui giornali di aver assistito alla prima della “Sagra della primavera” del jazz moderno (con riferimento alla rissa scoppiata la sera della prima esecuzione dell’opera di Stravinskij, nel 1913).

Il pubblico infatti, a Parigi ma non solo, restò di stucco. Puoi notarlo nel video qui sotto. Durante l’eccessivo solo di Coltrane in Bye bye blackbird (intorno al minuto 9) gli spettatori iniziano a fischiare vistosamente. Coltrane prosegue senza curarsene, ovviamente, e alla fine, insieme a tanti fischi, ci saranno anche molti applausi e grida d’apprezzamento.

“Lirico”, cioè bello: un’intervista a Coltrane

Nel sesto volume della Bootleg Series trovi anche un’intervista a Coltrane realizzata nell’intervallo tra un concerto e l’altro a Stoccolma (ascoltala qui). Ne riportiamo qualche stralcio. L’intervistatore, che come il resto del pubblico ha l’impressione che Coltrane suoni in modo volontariamente unbeautiful, gli chiede subito se sia arrabbiato.

[D] Se il modo di suonare riflette lo stato della personalità… che pensieri hai? Sei arrabbiato?

[R] Arrabbiato? No. Dal mio sax escono talmente tanti suoni diversi—e magari ciò suona “arrabbiato”—perché sto provando molte cose tutte assieme. Vedi, come se… ho un intero bagaglio di cose che sto provando a fare… Ci sono alcune tecniche, in grado di portarmi fuori dal percorso consueto, se le tento… e le tento tutte, per acclimatare l’orecchio. Ora sono principalmente interessato a calare ciò che so fare in un fraseggio più lirico. Capisci, è ciò che intendo per “bello”: più lirico. In modo da essere più facilmente compreso.

[D] Quanto ti ha influenzato, stilisticamente, lavorare con Miles Davis?

[R] Ha influenzato la maggior parte delle cose che sto facendo attualmente. […] E [lavorando con lui] sono libero, invitato a fare tutto ciò che voglio.

Immagini di Copertina: 1 e 2