Tutto il genio di John Entwistle in un video live degli Who

Tutto il genio di John Entwistle in un video live degli Who

In ogni classifica dei dieci migliori bassisti della musica rock lui non manca mai: John Entwistle. Spesso, a dir la verità, lo troviamo nelle top 3, a contendersi il primo posto con altri due mostri sacri dello strumento. Flea dei Red Hot Chili Peppers. E Les Claypool dei Primus.

Per i pochi amanti del rock che non lo conoscessero, John Entwistle è stato il bassista degli Who. Nato nell’ottobre del ’44 a Chiswick in Inghilterra, fin da bambino mostrò uno spiccato senso della musica. E di quel maledettismo da rockstar che lo marchierà per tutta la vita. Anche alla fine. Quando, malato di cuore da tempo, nel giugno 2002 muore, il giorno prima di iniziare un nuovo tour con gli Who e dopo aver trascorso una notte con una spogliarellista, sua fan, con tanto di cocaina.

Il suo incontro con il basso non fu immediato. Come la maggior parte dei bambini di quell’età studiò il pianoforte. Poi la tromba, come il padre, e a scuola il corno. Fu grazie soprattuto all’incontro con Pete Townshend che iniziò a suonare strumenti propriamente rock. Anche se il primo fu la chitarra solista, presto dimenticata per dedicarsi a tempo pieno al basso. Visto che la famiglia non poteva permetterselo, John se lo costruì da solo.

L’assolo di My Generation

L’attitudine da chitarra solista gli rimase anche nella tecnica del basso. In mostra già nel primo album del 1965, My Generation. Nell’omonimo singolo è presente uno straordinario assolo. Si tratta di uno dei primi assoli di basso nella storia del rock. Contribuirà a fare la fortuna del brano. Il giornalista Derek Johnson del New Musical Express scrisse, a proposito del singolo:

Una tempesta, un beat shakerato con i piatti della batteria distrutti, una chitarra rancorosa e un riverbero di note di basso e battiti di mano sono la base sulla quale si leva la potenza della canzone.

Sentiamo allora questo straordinario brano, eseguito a Woodstock nel 1969.

Una curiosità: per eseguire l’assolo, John usò un basso Danelectro. Dovette cambiare però numerose volte le corde e in certi casi anche lo strumento. Per il risultato finale, John arrivò ad usare ben tre bassi.

L’incredibile talento di John Entwistle

Per capire quanto il basso sia uno strumento fondamentale all’interno di una band rock, ma anche nel jazz, come ha confermato la scienza, vogliamo condividere con te un video. È stato pubblicato dallo YouTuber e appassionato di musica Michele Cadonna. Si tratta di un’esibizione live del brano Won’t Get Fooled Again, pezzo contenuto in quel capolavoro che è Who’s Next, del 1971. Uno dei brani più famosi della band inglese, secondo la redazione di Rolling Stone, tra le canzoni più belle mai scritte nella storia della musica.

In questa esibizione del 25 maggio 1978, agli Studios Shepperton, la traccia del basso di John è stata isolata dal resto della band. Si ascolta soltanto il suo contributo. In circa dieci minuti, c’è tutta la sua essenza. La sua straordinaria tecnica ma anche il suo caratteristico “immobilismo scenico”.

Qualcuno deve pur pensare a suonare.

Così disse a un giornalista che negli anni sessanta gli chiedeva una spiegazione per quel curioso atteggiamento sul palco. Come si può leggere nel bel ricordo che gli ha dedicato la rivista musicale Rockol:

Mentre intorno a lui si scatenava l’inferno – Roger Daltrey a roteare pericolosamente il microfono a lazo, Pete Townshend a mulinare il braccio insanguinandosi le dita sulle corde delle sue chitarre, Keith Moon letteralmente spalmato sulla batteria che avrebbe distrutto da un momento all’altro – eccoti, assolutamente fermo e solo in un angolo del palco, questo signore che dava segni di presenza solo attraverso le mani, che volteggiavano rapidissime intorno al suo strumento.

Immagine di copertina tratta dal live agli Shepperton Studios, nel 1978