Quando Joni Mitchell spiegò a Neil Young cosa significa diventare adulti

Quando Joni Mitchell spiegò a Neil Young cosa significa diventare adulti

Di belle canzoni è pieno il mondo, ma ci sono autori che talvolta instillano nelle loro piccole e grandi canzoni—in modo forse involontario, e ineliminabile—qualità umane, affettive, piuttosto rare e non replicabili da altri. Neil Young e Joni Mitchell, secondo noi, sono due così.

Entrambi canadesi. Nati a metà degli anni ’40. Entrambi celebratissimi cantanti-autori. E grandi amici fin dal 1964, quando avevano passato da poco l’adolescenza.

All’adolescenza, nei suoi primi dischi Neil Young tornava spesso—When you were young and on your own / How did it feel to be alone?, cantava nell’indimenticabile Only love can break your heart—e più che mai forse in Sugar Mountain, una canzone scritta a vent’anni e registrata nel 1968.

Sugar Mountain è un potente lamento per la perdita della giovinezza e l’inquietante sopraffazione della vita adulta, dalla prospettiva di un ragazzo. Una prospettiva sconsolata: dopo averla ascoltata, Joni Mitchell restò interdetta. Così gli “rispose” con un’altra canzone, forse anche più bellaThe Circle Game. Una storia, ricordata in un bel video di Polyphonic, che oggi vogliamo raccontare.

Neil Young e la perdita dell’adolescenza: Sugar Mountain

Giovani storie d’amore. Giorni passati al luna park. La prima sigaretta. I primi screzi col mondo. Trasferirsi e lasciare la propria cameretta. Sugar Mountain è puro Neil Young d’antan. L’adolescenza mitizzata è come un parco giochi, piacevolmente rumoroso e pieno di volti familiari. Colori sgargianti. Sapori dolci. Non ci si può più stare a vent’anni. Per quanto ti sembri di lasciarla troppo presto, a 20 anni non sei più teenager. Il senso di libertà totale svanisce.

Young sostiene di aver scritto più di 120 strofe per Sugar Mountain, poi “sfoltite” alle sole quattro che si sentono, separate dal ritornello. La più bella e la più amara è forse l’ultima: copre lo spazio fra il desiderio di autonomia e la percezione della solitudine, i primi tempi che “si sta da soli”.

Una canzone bellissima e malinconica, Sugar Mountain. Un po’ troppo, per Joni Mitchell, che, sembra prendere la canzone dell’amico per il lamento di un cucciolo un po’ confuso. Decide allora che gli risponderà con un’altra canzone.

Joni Mitchell risponde a Neil Young

A un concerto londinese del 29 ottobre 1970 insieme a James Taylor, “Sweet Joni” lo racconta al pubblico, con la sua splendida voce, mentre, come al solito, strimpella. Puoi sentirla direttamente nel video qui sotto (qui la trascrizione)

Nel 1965 ero in Canada. C’era un mio amico che aveva appena mollato la sua band a Winnipeg, nel Manitoba—dalle mie parti, le pianure canadesi—perché voleva diventare un cantante folk à la Bob Dylan, il suo eroe a quei tempi. Nello stesso periodo compiva 21 anni. E non poteva più entrare nel suo locale preferito, un club per ragazzini in cui a 21 anni non sei più ammesso. Stava male, la sua ragazza, tutti quelli con cui usciva ancora andavano là.

E una delle cose che lo portò verso il folk fu proprio il fatto che non poteva più suonare nel suo locale preferito. Ormai era “stagionato”. Era lo stesso periodo in cui la rivista Esquire metteva in copertina le ragazze dentro i bidoni della spazzatura, per dire che dopo i 21 anni eri una donna finita, cose così. C’era questo strano modo di pensare in quegli anni.

Per questi motivi, insomma, questo mio amico scrisse una  canzone. Si intitolava “Sugar mountain” ed era un pianto per la giovinezza perduta. E io pensavo, Dio, se arriviamo a 21 anni e non c’è più niente dopo, ci aspetta un futuro terribilmente piatto, perciò ho scritto una canzone per questo mio amico. E per me stessa. Per dare anche a me stessa un po’ di speranza. Si intitola “The Circle Game”.

Joni Mitchell nella giostra della vita: The Circle Game

Joni Mitchell risponde a Neil Young con una canzone molto dolce benché non priva di toni sottilmente allarmanti nel suo tono ostentato di filastrocca. Il luna park di Sugar Mountain diventa una giostra, un carosello che gira e non si ferma mai. Ne siamo letteralmente prigionieri. Non possiamo muoverci all’indietro, possiamo solo guardare indietro. In questo contesto inquietante, però, per Joni può fiorire una visione ottimistica della vita.

I ragazzini vogliono crescere in fretta, gli adulti cercano di frenarli perché sanno: prenditi il tuo tempo, che tra un po’ anche tu striscerai i piedi a terra tentando inutilmente di rallentare la giostra. L’inevitabilità dei vent’anni, poi, è diversa da quella di Neil: i sogni avranno perso grandeur, ma almeno sono aspirazioni attendibili. Molte illusioni giovanili cadono, ma uno sguardo ottimistico sul futuro è possibile. Guardando ai ricordi più luminosi che aumentano a ogni giro.

Ci saranno tanti nuovi sogni, forse sogni migliori
prima che l’ultimo giro sia concluso.

Nel Circle Game di Joni Mitchell anche invecchiare ha il suo posto: non si può pensare la vita senza l’invecchiamento, e non si è mai troppo vecchi per imparare.

Immagine: Copertina