Come Leonard Cohen e David Bowie hanno affrontato la morte

Come Leonard Cohen e David Bowie hanno affrontato la morte

Morire è un’arte, come qualsiasi altra cosa. / Io lo faccio in un modo magistrale.

Questi versi, tratti dalla poesia “Lady Lazarus“, che ti consigliamo di leggere integralmente, sono di Sylvia Plath. Nella bella traduzione di Anna Ravano. Versi scelti per aprire un video realizzato da Polyphonic. “How Cohen and Bowie faced mortality”. Come Leonard e David hanno affrontato la mortalità. Le loro ultime parole, in musica.

L’arte e la morte, da secoli, sono avvinghiate. Infiniti gli esempi in ogni campo. Ma allora perché parlarne adesso, tirando in mezzo Bowie e Cohen?

Prima di tutto perché sono due artisti fuori dall’ordinario, e ogni occasione è buona per parlarne, e poi perché, strana coincidenza, i loro ultimi lavori sono usciti in prossimità della loro morte.

Blackstar, di David Bowie, è uscito l’8 gennaio 2016. Il musicista è morto due giorni dopo. You Want it Darker esce il 21 ottobre 2016. Cohen muore il 7 novembre dello stesso anno.

Leonard Cohen: “Eccomi, sono pronto”

Ogni parola spesa da Cohen non era casuale. Non era mai buttata là. È stato un cantautore e un poeta tra i più rigorosi. Prendiamo come esempio, per tutti, il brano “You Want it Darker”. Una canzone che “rappresenta il culmine di tutte le meditazioni sulla morte“. E in un uomo religioso come Cohen non poteva che prendere la forma del “dialogo con Dio“.

Se tu dai le carte
Io non sto al gioco
Se sei il guaritore
Significa che sono zoppo e a pezzi.

La similitudine è chiara. La vita è un gioco con Dio. Ma un gioco truccato, perché Dio non lo risparmierà dalla morte pur avendone il potere.

Se tua è la gloria
Allora mia dev’essere la vergogna
Tu vuoi più buio
Noi spegniamo la fiamma.

Cohen, il credente, prega il Signore. E lo fa prendendo in prestito le parole della preghiera ebraica del Kaddish. Una delle preghiere più antiche recitate nei rituali funebri.

La suggestione diventa vera e propria premonizione di morte al ritornello della canzone. Quando Cohen pronuncia la parola “Hineni”, un termine ebraico che significa “Eccomi”. Si legge in un’interessante nota al testo di un blog dedicato al cantautore canadese:

Hineni è parola dell’ebraico biblico che significa letteralmente “eccomi qui”. La parola viene utilizzata solamente otto volte nell’Antico Testamento. E in ogni occasione è segno di presenza assoluta al cospetto del Signore.

Cohen a questo punto del brano è faccia a faccia con Dio. Sembra fissarlo negli occhi, quasi sfidarlo.

Anche se Leonard sembra pronto “a lasciare questo mondo”, non ha trovato ancora tutte le risposte alle sue domande. Una su tutte:

C’è una ninna nanna per chi soffre
E un paradosso cui dar colpa
Ma è inciso nelle Scritture
E non è un’affermazione vuota.

Cohen parlando del paradosso si riferisce a quello di un Dio onnipotente che potrebbe fermare tutta la violenza del mondo, ma si astiene dall’agire. Un paradosso che scatena la sua rabbia umana.

Non sapevo di avere il permesso
Di uccidere e mutilare.

Cohen, come tutti, non vuole morire, ma lo accetta. Si sottomette a un ordine superiore. Ma come si può rendere più digeribile una morte inevitabile? La risposta ce l’ha data un altro grande artista.

La proposta di David Bowie

Il rapporto di Bowie con la religione è stato tormentato. Ha abbracciato, per un certo periodo, il buddismo. Si è allontanato dal cristianesimo ma poi ha fatto un passo indietro. Avvicinamento agevolato anche dalla vecchiaia e dalla malattia. Come disse lui stesso:

Mi rivolgo più spesso a Lui e più invecchio e più Lui diventa un punto di riferimento.

E “Blackstar” sembra l’ultimo, faticoso, approdo. Le parole di Tony Visconti, il suo produttore, sono emblematiche. A proposito della malattia e della morte che aleggiano nell’intero album.

La sua morte non è stata diversa dalla sua vita: un’opera d’arte. Ha fatto “Blackstar” per noi, è stato il suo regalo di addio. Sapevo da un anno che questa sarebbe stata la sua maniera.

Proviamo a interpretare qualche scena del videoclip, l’oscuro capolavoro di Johan Renck. Chi l’ha visto non può certo dimenticare le bende. Cosa significano? Coprono delle ferite? O come si faceva una volta con i condannati a morte, simboleggiano un destino ormai scritto, fuori dal proprio controllo?

Nella villa di Ormen
Nella villa di Ormen
Si erge un cero solitario.

Nei primi versi ecco subito un richiamo religioso. Ormen in norvegese vuol dire “serpente”. Secondo la simbologia cristiana questo è l’animale che ci ricorda il peccato originale, la nostra condanna alla mortalità.

Bowie, usando un linguaggio più ambiguo rispetto a quello limpido di stampo giudaico-cristiano di Cohen, esplora il rapporto con la morte. Citando Cristo e non solo.

Qualcosa accadde il giorno in cui lui morì
Lo spirito si alzò di un metro e si fece da parte
Qualcun altro ha preso il suo posto e ha gridato con coraggio.
Sono una stella nera.

È in questo momento del brano che Bowie ci suggerisce un modo per digerire la morte.

Sono una stella nera, sono sulle banconote, sono pronto
Vedo il dolore in modo così ampio e chiaro
Voglio aquile nei miei sogni ad occhi aperti, diamanti nei miei occhi.

Bowie in questi versi sembra parlare ai posteri. E ci dice che l’unico modo per scampare alla morte è attraverso il ricordo, l’ispirazione. La tesi, avanzata da Polyphonic, viene corroborata dalle scene del videoclip in cui si vede il teschio di un astronauta. È il Major Tom di Space Oddity? Ritrovato e posto al centro di una cerimonia che in un certo senso gli dà nuova vita. Lo celebra dopo la dipartita.

Noi esseri umani non siamo stati progettati per comprendere a fondo la morte (e neanche la vita a pensarci bene). Possiamo solo dedurre, come diceva il narratore di “Crimini e misfatti” di Woody Allen:

Siamo solo noi, con la nostra capacità di amare, che diamo significato all’universo indifferente. Eppure la maggior parte degli esseri umani sembra avere la forza di insistere e perfino di trovare gioia nelle cose semplici: nel loro lavoro, nella loro famiglia e nella speranza che le generazioni future possano capire di più.

E questo grazie anche all’arte di Leonard e David.

Immagine di copertina | Tratta dal videoclip di Blackstar di David Bowie