Leonard Cohen, guida per principianti

Leonard Cohen, guida per principianti

Leonard Cohen è scomparso il 7 novembre 2016. E’ stato un cantautore complesso. Musicista, poeta e scrittore; più di dieci album, due romanzi e otto volumi di poesie; sebbene la sua importanza nell’arte sia riconosciuta da molti suoi colleghi, Nick Cave, Morrissey e Lou Reed, che lo ha definito il cantautore “più grande e influente della storia della musica”, Leonard Cohen è sempre stato un musicista sfuggente.

Leonard si è allontanato spesso dalla scena tra un album e l’altro e dopo gli anni ’70 ha pubblicato opere difficili. È sempre stato interessato alla ricerca di un percorso spirituale prima che artistico, pubblico.

Nasce da una famiglia di origini ebraiche a Montreal, in Canada. A nove anni l’evento che lo segnerà per sempre: la morte del padre. La prima forma d’arte a cui si avvicina è la scrittura. La sua prima raccolta di poesie risale ai tempi dell’università. Grazie a una borsa di studio va in Europa, a Hydra, un’isola della Grecia, dove rimarrà per sette anni a convivere con una donna e suo figlio. Qui scrive i suoi due romanzi. Entrambi vendono benissimo, ma Leonard sente la necessità di cambiare qualcosa nella sua vita.

Ritorna in America, e decide di provarci con la musica. New York è nel pieno del periodo folk, il protagonista assoluto al Greenwich Village è un tale di nome Bob Dylan. Il discografico John Hammond ascolta Leonard Cohen e rimane incantato dal suo modo di cantare e di suonare.

Il primo disco, Songs of Leonard Cohen esce nel 1968 e rimane ancora oggi il suo album più bello. Con il tempo il valore della sua opera è aumentato, proprio grazie a quello che sembrava un suo handicap. In un mondo di musicisti impegnatirivoluzionari, politici, Leonard è stato l’unico a parlare di amore, di storie minori, intime. Si notano echi della canzone francese, dalla quale il musicista canadese trae ispirazione: Brel e Brassens su tutti. È un folk più europeo che americano. Nei suoi testi si intravede quello che sarà il leitmotiv della sua intera carriera: la religione.

“Per sua natura, una canzone deve muovere da cuore a cuore.” Suzanne è la prima di queste dieci perle. Talmente bella che ha mantenuto il suo splendore anche nelle sue innumerevoli cover, tra cui quella del nostro Fabrizio de André. E poi: l’emozionante So Long Marianne, la calda Winter Lady e la sinistra Master Song.

La particolarità di Leonard è la combinazione di canto e chitarra. La sua è una voce nata per sussurrare e la chitarra per accompagnare il testo, sempre misurata, senza esagerazioni. Questo album è l’essenziale del folk, testi e musica per raccontare, commuovere ed emozionare l’ascoltatore. “Di solito tendo alla tristezza. Per alcune canzoni ho impiegato diversi anni. Nessuna di esse è stato un parto facile, dopo tutto questo è il mio lavoro”.

In Songs from a room, album dell’anno successivo, le atmosfere oniriche e magiche del primo cd ci sono ancora tutte. In più, al tema dell’amore e della religione, si aggiunge anche quello della guerra, con la bellissima The Partisan. Ma su tutte spicca il capolavoro: Bird on a wire.

In Songs of Love and Hate si aggiungono alla chitarra e alla voce che aveva contraddistinto fino a qui l’arte di Leonard, anche un accompagnamento d’archi. L’aggiunta è perfetta. Famous Blue Raincoat è uno dei suoi pezzi più struggenti, su un’amicizia tradita e finita tristemente. In questo album si trova ancora una canzone che verrà ripresa da Faber: Joan of Arc.

Nel singolo Almost Like the Blues, nonostante gli anni, appena si sente la voce di Leonard Cohen, ci si rende subito conto che il tempo non passa mai se sei stato un musicista unico.

Immagine via Flickr