I libri più e meno amati dai musicisti italiani

I libri più e meno amati dai musicisti italiani

Una delle cose più belle della letteratura (ma anche delle altre arti) è il confronto. Condividere i nostri gusti personali senza aver paura di essere giudicati, ma pronti all’ascolto e a mettersi in discussione. I libri possono essere fonte d’ispirazione per registi ma anche per musicisti. Dietro una canzone c’è la scrittura, dove può echeggiare l’atmosfera di un romanzo o di una poesia letti.

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Ma così come noi, anche gli artisti hanno i propri gusti personali. Quello che li rende diversi dagli altri è forse la loro schiettezza nel dire che un libro non gli è piaciuto. Raccogliendo alcune interviste abbiamo voluto raccontare cinque rapporti con la letteratura di altrettanti musicisti italiani: i loro libri preferiti e quelli che proprio non hanno digerito.

Francesco De Gregori

Nel libro di Antonio Gnoli, Francesco De Gregori, oltre a raccontare la sua vita e la carriera, si sofferma sui gusti letterari, importanti per la sua creazione artistica. Tra i libri che De Gregori definisce “tra i più profondi del Novecento” c’è America di Kafka. “Possiede una semplicità disarmante.” Il suo personaggio, Karl Rossmann, è tra i preferiti del cantautore romano. “Di solito i personaggi che ci piacciono sono quelli inclini alla negatività. Invece in America l’eroe è buono.” De Gregori ha poi confessato di non aver molta dimestichezza con la letteratura russasudamericana, eccetto Gogol’ che “gli piace tantissimo”.

Nada

Nada Malanima ha iniziato a leggere da quando era piccola. “I libri mi facevano conoscere cose diverse, mi accompagnavano”, ha detto in un’intervista: tra i suoi romanzieri preferiti ci sono gli scrittori russi, ma anche Kafka, Gabriel Garcia MarquezCarver. Alla domanda se “c’è uno scrittore che secondo te apprezzerebbe le tue canzoni”, Nada risponde: “Shakespeare, perché ha raccontato l’essere umano mettendone in luce anche gli aspetti peggiori. Nelle mie canzoni io non mi tiro indietro quando devo parlare di sofferenza. Penso che lui mi capirebbe.”

Franco Battiato

Battiato è un lettore forte e profondo: “Non leggo mai un libro per volta“, ha detto una volta in un’intervista. Tra i suoi libri preferiti, che lui ritiene fondamentali, ci sono quelli della “tradizione mitteleuropea, da Thomas Mann a Walser, passando per Roth (Joseph, non Philip)”. Ma ci sono anche quelli che proprio non riesce a leggere, senza nasconderlo. Underworld di DeLillo, per esempio: “chiuso alla seconda pagina“.

Manuel Agnelli (Afterhours)

Anche per Manuel Agnelli, il cantante e chitarrista degli Afterhours, i libri sono importanti, ma in un certo modo. “Non ho questa mania tutta italiana di fare dei riferimenti letterari nelle canzoni”, ha detto a Lucadei per il libro Letture d’autore: “Però i libri letti mi hanno influenzato. Furore di Steinbeck è stato importante per Padania, per aiutarmi a scrivere qualcosa che avesse anche una connotazione geografica, o La strada per Los Angeles di John Fante“. Ma soprattutto la beat generation, in particolare Burroughs. “Ha cambiato la mia visione delle cose. Gli devo tantissimo”.

Brunori Sas

Dario Brunori, oggi uno dei cantautori italiani più interessanti che ha esordito nel 2009 vincendo il prestigioso Premio Ciampi, ha un rapporto forte con i libri. Quando era piccolo “la lettura, soprattutto serale, lo eccitava tantissimo”. Ha provato spesso a ispirarsi a un romanzo per la scrittura di una canzone “ma non è mai riuscito a tirarne fuori qualcosa di buono.”. Tra i suoi personaggi preferiti c’è Moscarda di Uno, nessuno e centomila (il suo romanzo preferito); mentre tra quelli che proprio non sopporta c’è Dostoevskij, soprattuto il suo romanzo I demoni: “L’ho preso in mano almeno quattro o cinque volte. Niente, a un certo punto lo mollo e inizio a leggere altro”.

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