Lili Marleen: la canzone d'amore che metteva

Lili Marleen: la canzone d'amore che metteva "in pausa" la guerra

Le nostre ombre si fondevano / sembravano essere una sola / avevamo così tanto amore dentro di noi / che si vedeva subito anche da fuori / e tutti lo potevano vedere / quando stavamo vicino al lampione / come una volta Lili Marleen / come una volta Lili Marleen.

Quando, nella Jugoslavia occupata dai nazisti, alle 22 circa del 18 agosto 1941, fu mandata in onda per la prima volta su Radio Belgrado la “Canzone di una giovane sentinella”, nessuno avrebbe potuto immaginare che sarebbe diventata un vero e proprio patrimonio popolare nel giro di pochi anni.

Tradotta negli anni in 80 lingue, incluso l’ebraico. Modificata, parodiata in ogni modo. Lili Marleen è una canzone fra le più famose della storia. Quando ci pensi, la prima cosa che ti viene in mente è: Marlene Dietrich.

Eppure, non è lei l’autentica protagonista della storia di questa canzone.

La protagonista è un’altra cantante tedesca, Lale Andersen. Ma andiamo con ordine. Si parte nel 1915. Il fuciliere Hans Leip, durante la Prima guerra mondiale, aveva scritto una nostalgica poesia, “La ragazza sotto il lampione”: un soldato cerca di farsi forza ripensando alla sua innamorata lontana, rievocando i loro incontri sotto un fanale appena fuori la caserma. La Lili Marleen del testo è una figura ideale, dietro cui potrebbe celarsi, secondo alcuni, la figlia di Freud, Lily, un’attrice.

Lili Marleen, il “rito della buonanotte” per 6 milioni di soldati

Nel 1937 il testo viene pubblicato come “canzone di una giovane sentinella”. La cantante Lale Andersen la nota, la fa musicare a un compositore, Norbert Schulze, che la trasforma in una specie di malinconica marcetta. Nel 1939 viene incisa la versione originale della canzone.

Dal 1941—la Germania ha occupato la Jugoslavia—Radio Belgrado, che ha eccezionale lunghezza d’onda, tiene compagnia ai soldati al fronte. Un collaboratore della radio, a caccia di qualche novità musicale, durante un viaggio a Vienna si procura il 78 giri di Lili Marleen cantata da Andersen. Inizia qui la fortunatissima “vita pubblica” della canzone. Dalla prima messa in onda, la canzone entra nel cuore dei soldati. Di tutti i soldati. Lili Marleen diviene la sigla di chiusura delle trasmissioni radio.

In breve tempo—come ricorda Enrico De Angelis in una puntata Wikiradio dedicata a Lili Marleen—assume la funzione di una “tregua psicologica”. Un momento di incontro ideale con le famiglie, le fidanzate lontane. Nonché una sublimazione delle necessità erotiche degli uomini al fronte. I soldati piangono ascoltando la canzone: si identificano con la sentinella.

Lili Marleen diventa un rito della buonanotte, per 6 milioni di soldati, dal nord Europa alla Sicilia, fino al nord Africa dov’erano stanziati gli Afrikakorps di Erwin Rommel.  A questo punto, la storia della canzone si complica davvero. Inizia a essere tradotta in altre lingue, e fra le prime versioni c’è quella in italiano. Inoltre, è amatissima non solo dai tedeschi, ma anche dai soldati alleati. Diventa uno strumento di propaganda da entrambe le parti.

La persecuzione contro Lale Andersen

Nei primi ’40, la canzone è patrimonio popolare: gli alleati ne diffondono versioni in tedesco, con testo anti-Asse, in territori occupati dal Reich. E, quasi al termine del conflitto, i tedeschi stessi applicheranno alla musica testi anti-nazisti. Nell’ambito della propaganda musicale anti-nazista, nel 1944 l’Office of Strategic Services statunitense la fa registrare a Marlene Dietrich, che la renderà celeberrima. Ed eseguirà live la versione inglese per molti anni a venire.

Qual è la ragione del successo di Lili Marleen? Forse, paradossalmente, il suo spirito in fondo antibellico.

Non a caso, Goebbels detestava la canzone, che definiva “una caramella col sapore di una danza macabra”, “attentatrice dello spirito guerriero”. Colei che per prima l’aveva cantata ne pagò le conseguenze. Lale Andersen non era collaborazionista, aveva amici ebrei, e nel 1942 rifiutò di visitare il Ghetto di Varsavia. Perciò fu sospettata di alto tradimento e posta agli arresti domiciliari. Durante quell’anno, la cantante tentò il suicidio. Per un anno le sarà imposto il divieto assoluto di esibirsi. Tuttavia, la fama di Andersen ormai era tale, che nel 1943 il divieto sarà revocato, con l’eccezione proprio di Lili Marleen, che le era vietato eseguire. La riprese solo nel dopoguerra.

Le versioni italiane di Lili Marleen

Sono moltissime. La prima incisione italiana è di Lina Termini, su testo di Nino Rastelli: “La canzone del fanale”. Curiosamente, anche in Italia la canzone ha raggiunto il successo sempre e solo cantata da donne, sebbene il punto di vista sia esclusivamente maschile. Come se a cantare la canzone a lei dedicata fosse la stessa Lili Marleen. Tra le versioni italiane d’epoca, quella della grande Milly—che sarà la prima Jenny delle Spelonche italiana nell’Opera da tre soldi di Brecht—è la più bella.

Ci sono poi la versione di Milva, e la bizzarra versione synth-pop dei Matia Bazar di Antonella Ruggiero. Tra le versioni internazionali più note in Italia, sicuramente da ricordare quella di Amanda Lear, del 1978.

Qui trovi una raccolta esauriente dei numerosi testi di Lili Marleen, compreso quello originale, che abbiamo citato. Puoi ascoltare una puntata di Wikiradio condotta da Enrico De Angelis, dedicata alla canzone. Qui un libro dedicato alla canzone. Qui, invece, un interessante articolo

Immagini: Copertina