Lou Reed, guida per principianti

Lou Reed, guida per principianti

Non mi sono mai piaciuti i Beatles, mi sembravano spazzatura

Soltanto un uomo ha potuto dire una frase del genere senza sembrare un pazzo. E quell’uomo è stato Lou Reed.
Lewis Allan Reed è stato, prima che musicista, un poeta, ironico e crudo, senza peli sulla lingua, ambiguo, torbido, splendente.
Una figura così complessa nel rock è rara, ma la sua influenza è stata devastante, già alla fine degli anni sessanta, con i Velvet Underground.

Ma la carriera di poeta di Lou comincia all’università quando, iscritto alla Syracuse, segue i corsi di scrittura di Delmore Schwartz uno dei più geniali scrittori del secolo.
Alla sua morte, il musicista gli dedica una canzone del primo album dei Velvet Underground: European Son.

I Velvet Underground sono un’idea di Lou e John Cale. Il primo scrive i testi, il secondo la musica. Il gruppo entra nelle grazie di Andy Warhol che disegnerà la copertina dell’album. 4 gli LP pubblicati in questo periodo, dal 1967 al 1970. Sono pietre miliari del rock.

A rendere le canzoni dei Velvet così originali, sono gli arrangiamenti a volte noise, con feedback e chitarre distorte, alternate a momenti melodici e dolci. Soprattutto grazie al contributo della cantante tedesca Christa Päffgen, conosciuta come Nico.

Tra le canzoni più importanti e struggenti della parentesi con i Velvet c’è Heroin, scritta da Lou nel 1964. È una canzone sulle emozioni provate da un tossicodipendente e il suo rapporto con l’eroina. La musica è semplice ma intensa, parte con un arpeggio lieve alla chitarra, una batteria accennata e finisce con la viola elettrica suonata da John Cale. Accelera e rallenta, accelera e rallenta, come un sospiro.

Quando decide di intraprendere una carriera solista, negli anni settanta, il primo album di Lou è deludente. È senza ispirazione: dopo lo scioglimento della band, è tornato a casa deciso a lavorare con suo padre. Per fortuna con il secondo album gli viene in soccorso David Bowie che lo produce.

È uno degli album più importanti della storia della musica. Ci si trovano tutti quelli che diventeranno i classici della sua carriera. Vicious, Walk on the Wild Side e Satellite of Love e ovviamente Perfect Day.

Nel 1975 pubblica un album estremo. “Le mie intenzioni erano serie”, dice a proposito del disco: “ma ero anche molto, molto fuori di testa“. Si intitola Metal Machine Music ed è un album fatto soltanto di rumori. È un’opera d’arte o uno scherzo? Le recensioni sono opposte: “sembra il rumore di un frigorifero intergalattico rotto” oppure: “Il più grande album mai registrato nella storia dell’uomo”. Qui un assaggio di 16 minuti.

Con l’album successivo, Coney Island Baby, Lou Reed torna a una sonorità più  come quella di Transformer. Tra le più belle canzoni d’amore che si trovano nel cd c’è sicuramente la traccia omonima dell’album.

Lou è un artista molto prolifico, pubblica un album all’anno. Non tutti sono indimenticabili, come ad esempio Rock’n’Roll Heart definito da qualcuno come : “un disco trascurabile, a meno che non siate il tipo di persona che si entusiasma a veder asciugare la vernice“.

Molto più importante è Street Hassle del 1978, in cui Lou torna al suo splendore cupo con i testi duri e la voce acida da vero punk. Collabora anche Bruce Springsteen che però non ha voluto accreditarsi.

L’ultimo album da ricordare per una guida preparatoria a Lou è sicuramente New York, del 1989. Accolto dalla critica come un ritorno, dopo quasi un decennio, alle origini con i Velvet. È un rock bello e schietto e un atto d’amore alla sua New York, dove tutte le canzoni sono ambientate.

Il caso, si sa, è strano e ogni tanto ci si accorge di quanto la vita di uomo sia già stata tutta scritta prima di finire, come se avesse avuto fin da subito un compito assegnato. Lou muore il 27 ottobre 2013, di domenica mattina.

Immagine tratta da YouTube