Luciano Berio, guida per principianti

Luciano Berio, guida per principianti

Essere musicista vuol dire anche vivere il proprio tempo. E la storia di Luciano Berio è quella di un musicista che non si è mai risparmiato, che non si è mai accontentato, come ha detto il critico musicale Angelo Foletto. Nato a Oneglia, un piccolo paese in provincia di Imperia, il 24 ottobre 1925; Luciano è diventato il compostiore italiano che più di tutti nella seconda metà del secolo ha dato nuova linfa a quest’arte.

Oggi è diventato un esempio di sperimentazione e avanguardia, ma la sua storia inizia in modo antico, diremmo quasi ottocentesco. Si avvicina alla musica grazie a suo padre e al nonno, entrambi compositori. Ma Luciano non è un enfant prodige, come ci si aspetterebbe. Ma un musicista regolare. Si emoziona sinceramente, con i suoi tempi, alle opere di Schubert, Beethoven e Mozart ascoltandole suonate dal padre, davanti agli amici. 

Negli anni ’40, con la chiamata alle armi (lui, fervente antifascista), si ferisce con una pistola alla mano e deve abbandonare la carriera concertistica. Ma Berio non si arrende, e si concentra nella composizione e nella direzione d’orchestra.

Una volta terminata la guerra, studia al prestigioso conservatorio di Milano. L’ambiente che trova nel capoluogo lombardo è estremamente fertile. Vi rimarrà per quasi 17 anni. Qui conoscerà intellettuali illustri del calibro di Umberto Eco, Edoardo Sanguineti, Italo Calvino di cui diventerà amico. 

Berio è un musicista apertissimo. La sua prima esecuzione è una suite per pianoforte del 1947. In questi anni milanesi, addirittura suona nei pianobar e lavora come accompagnatore in alcune classi di canto. Proprio qui conosce quella che diventerà sua moglie, Cathy Berberian, una mezzosoprano, che sarà la voce di molti lavori del compositore. Tra cui Folk Songs, nel 1964, uno dei suoi lavori più conosciuti, nel quale vengono elaborati alcuni canti popolari. Divorzierà da lei nel 1964 e si sposerà altre due volte.

Luciano Berio e l’avanguardia

L’avanguardia per Berio non è mai stata di quel tipo “negativo”, che mostrava una “qualche impossibilità di comunicare”, un linguaggio si potrebbe dire “della crisi”. Per lui era soprattutto il mondo dove la musica acquista l’unica accezione possibile, quella della vaghezza, che di volta in volta va riconsiderata come frutto del suo tempo.

Nel 1952, Luciano Berio ha 28 anni e sbarca negli Stati Uniti. Studia composizione con Luigi Dallapiccola. Berio non crede sia un bravo insegnante, ma quei corsi gli insegnano soprattutto una cosa: all’interno del mondo chiuso della dodecafonia il canto trasforma il linguaggio dell’avanguardia in chiave comunicativa, espressiva. In America conosce Boulez, Stockhausen e Ligeti.

In questi anni si avvicina alla musica elettronica, ed è uno dei momenti più importanti della sua carriera e della musica novecentesca europea. A Milano, fonda nel 1955 lo Studio di fonologia musicale della Rai, insieme con Bruno Maderna. È una novità assoluta nel panorama italiano e in parte anche in quello europeo. Questo progetto viene definito dallo stesso Berio come “un violino stradivari ma del Novecento”. In questo studio si dedica principalmente alla produzione di musica elettronica, invitando tra gli altri anche musicisti del calibro di John Cage e Henri Pousseur, figura fondamentale nella carriera di Berio.

Invita a suonare, a Milano, alcuni dei suoi amici, e sono momenti straordinari, a cui non sempre il pubblico sembra essere pronto. Durante un’esibizione di Pierre Boulez, ad esempio, avvengono alcuni tumulti sedati soltanto dalla polizia.

“Sinfonia” e l’insegnamento

Nel 1965 insegna, tra le altre scuole, alla Juilliard School di New York. Una delle più prestigiose scuole d’oltreoceano. Tra i suoi studenti c’è anche Steve Reich. La lezione più importante di Berio consiste nel dire a ogni allievo che non esiste una strada unica da percorrere, ma ciascuno deve seguire la propria.

L’anno dopo vince il “Prix Italia” per un lavoro eseguito su testo del poeta Sanguineti. Berio scrive anche tantissimi arrangiamenti di lavori di altri compositori, tra cui Gustav Mahler John Lennon.

Nel 1968, anno fondamentale, esegue Sinfonia, il suo capolavoro, a New York. In quest’opera c’è tutto Berio. Tutte le sue ispirazioni, i suoi riferimenti e i suoi modelliSinfonia vuol dire suonare insiemecommentarsi a vicenda

Gli ultimi anni

Nel 1972, Berio torna in Italia, la sua fama è internazionale. Fino al 1980 dirige la divisione elettro-acustica dell’IRCAM, un istituto di ricerca musicale a Parigi. Nel 1994 tiene alcune preziose conferenze ad Harvard. Lo stesso anno diventa anche “Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana”. Presidente e Sovrintendente dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma, inaugura nel 2002 l’Auditorium Parco della Musica. Muore a Roma nel 2003 a 77 anni. Al suo funerale suona la banda del paese. Come aveva richiesto nel testamento lo stesso Luciano.

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