Ludwig van Beethoven, guida per principianti

Ludwig van Beethoven, guida per principianti

Beethoven non ha bisogno di presentazioni, al pari di Mozart e Bach è un musicista che ha avuto un’importanza incredibile per tutta la musica occidentale. La sua influenza va ben oltre il periodo storico in cui è vissuto. Fino ai giorni nostri i maggiori compositori si sono dovuti confrontare con il grande maestro di Bonn, vista la sua impronta indelebile lasciata sul linguaggio musicale moderno.

La vita

Figlio di musicisti, il padre di Ludwig seguendo le orme di Mozart, l’enfant prodige per antonomasia, iniziò il figlio ancora piccolo allo studio della musica. A cinque anni non ancora compiuti, in famiglia si accorsero che Ludwig era dotato di un talento altrettanto eccezionale. Ma il padre despota finì per rovinarlo. Portato in tour a sette anni e presentato come grande virtuoso deluse il padre. Voleva a tutti i costi che il figlio diventasse presto un maestro, e lo costringeva, con il suo atteggiamento ottuso, nel cuore della notte ad alzarsi e suonare il pianoforte per intrattenere i suoi amici.

Una volta seguito da maestri più validi Ludwig poté esprimere serenamente il suo talento. Iniziò a studiare con Christian Neefe, organista di Corte, diventando presto organista della Cappella. Lasciò Bonn per spostarsi a Vienna, luogo più stimolante dal punto di vista artistico e sociale e qui avvenne la sua consacrazione.

Con il momento più alto della sua carriera coincise anche quello della sua sordità completa. Fin dall’infanzia il piccolo Ludwig cercò un modo per limitare la sordità ma nel 1820 divenne totale. La causa ancora oggi rimane sconosciuta, l’ipotesi più probabile è che si sia trattato di una labirintite cronica. Comincia anche il suo isolamento, visto che  non poteva godere della compagnia altrui. Gli amici si rivolgono a lui in forma scritta, andando a riempire quelli che diventeranno poi i famosi quaderni di conversazione. Ne sono sopravvissuti soltanto 137, ma in principio dovevano essere 400.

Compave in pubblico il 7 maggio 1824 per la sua ultima apparizione, un successo clamoroso. Tre anni dopo, secondo le testimonianze, morì dicendo queste ultime parole: “Applaudite amici, la commedia è finita”. Il giorno del suo funerale una folla mai vista di persone riempì le strade di Vienna. Una processione di almeno ventimila persone.

Ascolto

A cavallo tra il classicismo e il romanticismo lo stile di Ludwig è stato variegato e complesso. Ha scritto musica per molti strumenti. Opere sinfoniche, concerti, romanze, messe e sonate per pianoforte, violino, violoncello e addirittura per corno francese.

Sinfonia N.5 in Do minore

Il primo movimento è probabilmente il più noto di tutta la musica classica. Il famoso motivo di quattro note secondo lo stesso Beethoven rappresenterebbe “il destino che bussa alla porta”. Oggi questa sequenza di note è diventata estremamente famosa anche nella cultura pop. Durante la seconda guerra mondiale, fu usato dalle trasmissioni radio in codice morse: tre punti e una linea vogliono dire “V” l’iniziale di Vittoria.

Inno alla Gioia

Il capolavoro di Beethoven venne ultimato nel 1824 ed è la parte più famosa della Nona. La musica colpisce ancora di più se si pensa che Ludwig a quel tempo era completamente sordo ma in grado di dare vita a una soavità musicale straordinaria. Oggi è l’inno dell’Unione Europea, perché come ha detto il musicologo Luigi Magnani: “l’ode rappresenta l’ideale di libertà e fraternità umana“.

Per Elisa

Si tratta di un pezzo da salotto composto nel 1810, uno dei più noti e suonati dai pianisti di tutto il mondo. Come per Leonardo anche l’identità della “Gioconda” di Beethoven non è chiara. In realtà il vero titolo dell’opera sarebbe Therese, poi trascritto male da un copista.

Immagine via Flickr